Maria Bettetini, Domenica-Il Sole 24 Ore 30/10/2011, 30 ottobre 2011
PER SALVARE LA NATURA LIBERIAMOCENE
«La Natura, in natura, non esiste». Ma come, madre natura, la natura che dobbiamo rispettare per rispettare noi stessi, la natura che sa come curare i nostri corpi ammalati e le nostre menti inquinate dalla modernità, la natura che sembra guidare l’unico possibile orizzonte radioso del nostro futuro, la Natura non esiste? In natura no, non esiste. È un concetto, un’idea, forse un’ideologia, che fa pure comodo a perfidi profittatori delle risorse naturali. Qualche dubbio avrà forse sfiorato le menti meno insensate, davanti all’aggressione dell’eco. Rimanga tra noi, ma che cosa ha di ecologico un mobile in vero legno, un abito in tessuto vero? Cosa c’è di amore per la natura nell’utilizzare alberi per fare i mobili, piante o bachi per fare stoffe? Eppure siamo circondati. Da un paio di decenni, va il naturale.
Negli anni Novanta era l’imitazione del naturale: falsi sassi, falsi legni, false cascatelle nei living delle case dei benestanti. Da qualche tempo, con l’assolutismo proprio di ogni integralismo, "Natura" – con la maiuscola – significa non solo salute e benessere, ma anche integrità morale, preoccupazione per il prossimo, costruzione del futuro. Insomma quello che dovrebbe avere in mente l’uomo dotato di pietas, di attenzione devota e gratuita per il prossimo e per coloro che verranno dopo di lui. La Natura, madre e sorella, sembra essere l’unico possibile luogo di riconoscimento di un’umanità scossa dalle differenze etniche e dalle diseguaglianze sociali. L’ecologismo, alleato di uno scientismo postpositivista, indica i valori di spontaneità, genuinità, purezza come valori assoluti. Nessun dubbio, nessuna complessità, Orfeo vince su Prometeo. Ovvero la lirica identificazione con il mondo sconfigge il violento furto del fuoco, principio di ogni tecnica, già orrendamente punito da Zeus a suo tempo. Contro ogni manipolazione, i viventi devono vivere liberamente, come forse accadeva una volta. Nell’Eden o nell’età dell’oro, o ai tempi dei nonni, quando l’uomo aveva un rapporto armonico con la natura.
L’ipocrisia di questa lettura del mondo è smascherata con intelligenza da un breve saggio di Gianfranco Marrone, che grazie alle competenze semiotiche e filosofiche mette a nudo il gioco ideologico sotteso alla divinizzazione di Madre Natura. Basta un giro in un supermercato per trovare i politicamente molto corretti prodotti bio: confezione volutamente povera, colori vicini al coloniale (un involontario richiamo alla provenienza non sempre corretta delle materie prime?), esibizione di ingredienti e di materiali come carta e paglia, naturali. La coscienza si acquieta. Il compratore compra. E anche quando compra pesci o carni, si placa pensando che le bestiole hanno comunque vissuto felici, e felicemente si sono sacrificate per la tavola di chi compra. Povere bestie, hanno anche loro diritto a vivere bene. Secondo quello che noi, naturalisti ed ecologisti, decidiamo sia il loro vivere bene. Purché l’ombra del dubbio non ci sfiori.