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 2011  ottobre 30 Domenica calendario

ISSING: BINI SMAGHI RESISTA ALLE PRESSIONI, SARKOZY SBAGLIA —

«Nessuno può far dimettere Bini Smaghi». È un messaggio secco, molto diretto, quello lanciato ieri da Otmar Issing in difesa di Lorenzo Bini Smaghi e dell’indipendenza della Banca centrale europea. Raggiunto ieri dal Corriere, l’ex capoeconomista nel board della Bce dapprima si è schermito — «no, non mi faccia parlare di cose politiche, sto lavorando a uno studio molto importante» — ma poi è intervenuto in favore dell’istituto-custode della moneta europea. Issing e Bini Smaghi saranno stati spesso di opinione diversa sulla politica monetaria da adottare. Ma guai a toccare i diritti personali dei membri e il rispetto per l’indipendenza della Bce, creata a modello della Bundesbank.
Professor Issing, chi può indurre Lorenzo Bini Smaghi, a lasciare il suo incarico nel board della Bce con due anni di anticipo?
«Nessuno può obbligare Lorenzo Bini Smaghi a dimettersi. Nessuno al mondo. È una questione di rispetto per l’indipendenza della Banca centrale europea».
Quindi il governo italiano non potrebbe pretendere che Bini Smaghi lasci in anticipo il suo incarico.
«Non si tratta soltanto del premier Silvio Berlusconi. Perché il capo del governo italiano prosegue soltanto quello che è stato iniziato alcuni mesi fa dal presidente francese Sarkozy e dal capo del Consiglio europeo Herman Van Rompuy, mancando, appunto, di rispetto per la Banca centrale europea».
Vuole spiegarsi meglio?
«Il presidente Sarkozy e Van Rompuy hanno abbandonato il tavolo delle trattative (durante il summit della Ue del 23-24 giugno scorso, nel quale il governatore di Bankitalia Mario Draghi è stato nominato presidente della Bce dal primo novembre 2011, ndr) e hanno telefonato direttamente a Bini Smaghi. E noi l’abbiamo saputo, perché entrambi si sono vantati pubblicamente di avergli parlato. Quindi il premier italiano continua soltanto un procedimento iniziato tempo fa».
E ora anche il presidente francese ha chiesto le dimissioni di Bini Smaghi.
«È quello che sto dicendo».
Vede altre lesioni all’indipendenza della Bce?
«Anche il fatto di pensare in termini di nazionalità non rispetta certo lo spirito di indipendenza dell’Eurotower».
Vuol dire che non c’è una regola precisa, che prevede la partecipazione nel board della Bce secondo nazionalità?
«Non è detto da nessuna parte che ci debba essere per forza un francese o una nazionalità specifica nel direttorio (di sei membri, ndr) della Bce. E i francesi hanno avuto un presidente francese (Jean-Claude Trichet), per la durata di otto anni e in precedenza un vicepresidente nel board (Christian Noyer, attuale governatore della Banca di Francia) per quattro anni. E se ora per un periodo breve ... ».
Intende dire che i francesi potrebbero rimanere senza nessun rappresentante?
«Insomma, voglio sottolineare che è tutto così contaminato, con questo pensare in termini nazionali. E questo non giova certo alla Bce, come istituzione europea».
Marika de Feo