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 2011  ottobre 30 Domenica calendario

Le Nazioni Unite hanno calcolato che domani, probabilmente in India, verrà al mondo il bambino numero sette miliardi

Le Nazioni Unite hanno calcolato che domani, probabilmente in India, verrà al mondo il bambino numero sette miliardi. Notizia allo stesso tempo improbabile e curiosa: il settemiliardesimo uomo potrebbe essere già nato oppure, come calcola il Census Bureau americano, si vedrà la luce a marzo. In ogni caso, ha scritto qualche mese fa sull’Independent Hamish McRae, «aggiungiamo ogni anno al mondo più della popolazione della Gran Bretagna, e mentre il tasso di crescita sta lentamente rallentando, sembra probabile che l’ottavo miliardo verrà raggiunto in qualche momento nel 2020». Per convenzione eravamo arrivati a 6 miliardi l’11 ottobre 1999 con la nascita del bosniaco Adnan Nevic.

La questione è sempre la stessa, e cioè se siamo troppi e che succederà quando non ci sarà più abbastanza cibo o petrolio per tutti.
Bisognerebbe autoregolarsi. È quello che dovrebbe fare la politica se il sistema delle democrazie così come le conosciamo non costringesse chi vuole governarci a ragionare solo sul breve o addirittura sul brevissimo. Se l’immagina mettersi a risparmiare petrolio? O magari imporre una limitazione delle nascite, alla maniera cinese o indiana? Intollerabile per noi, se non inconcepibile. Diamo quindi il benvenuto a questo bambino sette miliardi a cui molti esperti preannunciano una vita più grama di quella del suo predecessore, il bambino n. 6.000.000.000 Adnan Nevic (anno 1999).

Perché?
Non ci sono solo i pessimisti, sia chiaro. Il ragionamento di questi ultimi è comunque quest con la popolazione mondiale che cresce di 80 milioni l’anno, preoccupazioni e allarmi sono inevitabili. Già adesso l’acqua scarseggia, il pesce diminuisce, il suolo si erode, i ghiacciai si sciolgono... Robert Kunzig ha scritt «Quasi un miliardo di persone sono ogni giorno affamate. Tra qualche decade, ci saranno probabilmente due miliardi di bocche in più da sfamare, principalmente nei paesi poveri. Ci saranno altri miliardi di persone che vorranno e meriteranno di uscire dalla povertà. Se seguiranno il sentiero tracciato dai Paesi ricchi – abbattimento delle foreste, combustione di carbone e petrolio, uso indiscriminato di fertilizzanti e pesticidi – anche loro calpesteranno pesantemente le risorse naturali del pianeta. Come potrà funzionare?».

E gli ottimisti invece che dicono?
Per gli ottimisti, il mondo è fisicamente capace di ospitare e alimentare molte altre persone, almeno nel breve periodo. E non è questa l’unica buona notizia. Scrive XY Cohen: «Fra il 1820, l’alba dell’era industriale, e il 2008, quando l’economia mondiale è entrata in recessione, la produzione economica per persona è aumentata di 11 volte. Nelle ultime migliaia di anni l’aspettativa di vita è triplicata, fino a una media globale di circa 70 anni. Il numero medio di figli per donna è caduto a livello mondiale a 2,5, dai 5 del 1950. La popolazione mondiale sta crescendo all’1,1% l’anno, la metà del tasso record degli anni Sessanta. Il rallentamento del tasso di crescita permette a famiglie e società di concentrarsi sul benessere dei figli piuttosto che sul loro numero.». La Chiesa cattolica e altre istituzioni religiose, contrarie all’aborto e in generale all’intromissione dell’uomo nelle questioni della vita, sono convinte che l’intera popolazione mondiale potrebbe vivere già oggi agevolmente nel solo stato americano del Texas.

Se guardo indietro sarei tentato di dare ragione agli ottimisti. È dai tempi di Malthus (1766-1834) che si grida contro la sovrappopolazione e le catastrofi provocate dalla fine del cibo.
Sì, nel 1798 Thomas Malthus, prete ed economista inglese, enunciò la sua legge generale della popolazione: gli abitanti del pianeta crescono più velocemente dell’offerta di cibo finché guerre, malattie e carestia non ne provocano la riduzione. Nel 1968 Paul Ehrlich aprì il suo The Population Bomb con la frase: «La battaglia per nutrire l’umanità è finita. Negli anni Settanta il mondo subirà carestie, centinaia di milioni di persone moriranno di fame a dispetto di ogni programma di contrasto su cui ci imbarchiamo adesso». Beh, abbiamo ancora un miliardo di affamati, ma non siamo senza speranza. Senta cosa ha scritto William McGurn sul “Wall Street Journal”: «Il principale difetto di Malthus è precisamente la sua premessa (cioè: l’umanità cresce più rapidamente del cibo disponibile). Le paure malthusiane riguardo alla popolazione discendono dalla visione malthusiana che gli essere umani sono principalmente bocche da sfamare piuttosto che menti da liberare. Secondo questo ragionamento, quando in Cina nasce un porco la ricchezza nazionale cresce, quando nasce un bambino diminuisce».

Quanti saremo, di questo passo, tra cent’anni?
Eravamo tre miliardi nel 1959, quattro nel 1974, cinque nel 1987. Entro il 2050 si stima che verranno aggiunti altri 2,3 miliardi di abitanti. E stando alle Nazioni Unite entro il 2100 potrebbero stare sulla Terra fino a 15,8 miliardi di persone

[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 30 ottobre 2011]