Gianfranco Ravasi, Domenica-Il Sole 24 Ore 30/10/2011, 30 ottobre 2011
BREVIARIO - LA MORTE
La morte è il riposo, ma il pensiero della morte è il disturbatore di ogni riposo.
In un afoso giorno d’agosto, nella squallida cornice di un albergo torinese, Cesare Pavese troncò la sua vita col suicidio. Qualche anno prima nel suo diario Il mestiere di vivere aveva
scritto queste righe.
Non voglio disturbare il riposo domenicale dei miei lettori, anche perché non so quanti di loro nei prossimi
giorni si recheranno in un cimitero con
un lumino e qualche crisantemo, come facevano forse da ragazzi con quei genitori che sono ora nelle tombe.
Eppure «la grande apolide»
(perché nessuno le vorrebbe concedere
la cittadinanza), come è stata definita
la morte, ci attende inesorabilmente e
questo pensiero ci disturba. Tuttavia,
quel turbamento è necessario per
ricordarci almeno questa verità: «Morire è tremendo, ma l’idea di dover morire
senza aver vissuto è insopportabile» (Erich Fromm).