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 2011  ottobre 30 Domenica calendario

Il Vaticano chiama i fisici per capire il Supermondo - È la prima volta che la fisica su­bnucleare en­tra nel cuore della Pontificia Accade­mia delle Scienze con un simposio (oggi, domani e martedì) cui partecipano cinquanta illustri fisici di tut­to il mondo

Il Vaticano chiama i fisici per capire il Supermondo - È la prima volta che la fisica su­bnucleare en­tra nel cuore della Pontificia Accade­mia delle Scienze con un simposio (oggi, domani e martedì) cui partecipano cinquanta illustri fisici di tut­to il mondo. Il merito va al nuovo Presi­dente dell’Accademia, lo svizzero Wer­ner Arber, padre dell’ingegneria genetica e Nobel, e del Cancelliere monsignor Mar­celo Sanchez Sorondo, teologo e grande sostenitore della scienza galileana. Di questa scienza la fisica subnucleare è la vera frontiera. In essa sono impegnati migliaia di fisici e tecnici con strut­ture gigantesche con­frontabili con quelle necessarie per andare sulla Luna e, un gior­no, su Marte. Sua Santità Benedet­to XVI insiste nel ri­chiamare l’attenzione sul fatto che siamo l’unica forma di mate­ria­vivente dotata di Ra­gione. È quindi di gran­de attualità legare le conquiste delle fron­tiere scientifiche alla cultura del nostro tem­po. E infatti se questa cultura fosse al passo con le grandi conqui­ste della scienza non esisterebbero le 63 «emergenze planeta­rie ». Il seminario che si volge in Vaticano è il frutto della nuova alle­anza tra scienza e la cultura detta «moder­na » ma, di fatto, pre-Aristotelica. Se oggi la scienza- grazie alla fisi­ca subnucleare- è arri­vata alla soglia del Su­permondo, lo dobbia­mo a quell’atto di umil­tà intellettuale, maturato nel cuore della cultura cattolica con Galileo Galilei, che Giovanni Paolo II, il 30 marzo 1979, in Va­ticano, definì figlio legittimo e prediletto della Chiesa cattolica. Giovanni Paolo II riportò a casa i tesori della scienza galileia­na e Benedetto XVI di questi tesori è oggi il massimo custode. Oggi uno dei massimi studiosi di «teo­ria delle stringhe», John Schwarz, darà le ultime notizie su questa ricerca teorica nella quale sono impegnati centinaia di fi­sic­i che hanno dato l’addio al concetto eu­clideo di «punto» mettendo al suo posto una «cordicella» e anche una «membra­na ». Le conseguenze sono enormi, rispet­to a ciò che le teorie dette «puntiformi» erano riuscite a fare. Seguirà il numero uno del più grande laboratorio di fisica su­bnucleare negli Usa- il «Fermi Lab» - Pier Maria Oddone, di origine italiana, che parlerà di scoperte e invenzioni nel suo la­boratorio. Sarà poi la volta di Robert Ay­mar che ha portato il CERN ad avere la più potente macchina di fisica subnucleare oggi in funzione (LHC). Parlerà di come si è arrivati a questo traguardo. Un fisico francese che adesso vive in Vietnam, Pier­re Dariullat, parlerà dei risultati ottenuti con la prima macchina a protoni realizza­ta al mondo quando era direttore del CERN il grande Victor Weisskopf. Questa parte riguarda la componente «past» del seminario. Componente che risale alla fa­mosa battuta di Enrico Fermi: «Senza me­moria non potrebbe esistere la scienza né la civiltà». Essa ci porta all’attualità cultu­rale. Se la cultura «moderna» avesse un po’ di logica scientifica nessuno potrebbe dire un giorno qualcosa e dopo il contra­rio. In scienza possono cambiare i detta­gli, non i principi fondamentali. L’esem­pio più famoso è Einstein che morì senza mai cambiare le sue idee sulla meccanica quantistica. E coniò la frase: «Dio non gio­ca a dadi». Il rigore logico della meccani­ca quantistica - grazie a John Bell - portò alla famosa disuguaglianza che porta il suo nome. La disuguaglianza di Bell dice che quanto abbiamo capito finora è lungi dall’essere il traguardo. Ecco perché oggi si tratteranno anche due argomenti scottanti: buchi neri e tem­peratura. Gli spaghetti non potrebbero cuocere se l’acqua non potesse essere scaldata alla temperatura di cento gradi. Diamo per scontato che debba esistere quella cosa cui diamo il nome di «tempe­ratura »; le conseguenze sono affascinan­t­i e hanno portato alla scoperta di proprie­tà che arrivano addirittura al fatto che il «continuo» è pura illusione ottica: tutto è fatto di pezzettini detti «quanti»: ne parle­rà Costantino Tsallis, uno dei massimi esperti di meccanica quantistica non-li­neare. C’è poi Raphael Bousso, scoprito­re di una proprietà formidabile dei buchi neri che non distruggerebbero le informa­zioni ma le terrebbero tutte sui loro oriz­zonti, il che vuol dire in superficie. I buchi neri sono quelle cose talmente dense che nemmeno un raggio di luce può venir fuo­ri. Per ottenere un buco nero bisognereb­be riuscire a concentrare un chilometro cubo d’acqua in una pallina avente ilrag­gio di un Fermi: un decimo di millesimo di miliardesimo di centimetro. Non sto parlando di fantascienza ma di realtà galileanamente misurabili. Chi scrive studia com’è fatta la realtà in zone centomila volte più piccole. Sono cose di cui noi siamo fatti. Se peso 60 chili, ben 30 sono dovuti ai protoni del mio corpo. Se un protone avesse le dimensioni di un centimetro un uomo sarebbe grande co­me il sistema Terra-Sole. Nessuno però riuscirà mai a concentrare in un protone un chilometro cubo d’acqua.Niente pau­ra quindi dei buchi neri... Ma c’è di più.Es­si potrebbero addirittura essere i «semi» delle galassie. Secondo una recente teo­ria, ai tempi del Big-Bang sono stati pro­dotti buchi neri che hanno agito da semi delle galassie. E senza questi semi non po­tremmo essere qui a discuterne.