Morya Longo, Il Soole 24 Ore 30/10/2011, 30 ottobre 2011
IL RIALZO DEI TASSI? ECCO QUANTO COSTA ALLE IMPRESE
Quando venerdì i tassi d’interesse dei BTp decennali hanno superato in asta il 6%, vetta record mai sfiorata dal lontano 1997, a tremare non era solo il Ministero del Tesoro: erano soprattutto gli imprenditori, gli artigiani, le famiglie italiane. Perché è sulle loro spalle, certamente più fragili di quelle dello Stato, che si sta scaricando il costo crescente del debito italiano: più rincarano i tassi dei BTp rispetto a quelli dei Bund tedeschi, più diventano infatti salati i loro finanziamenti rispetto a quelli delle imprese tedesche. Più, di conseguenza, diventa difficile per loro competere in Europa. A spanne, facendo una media, «Il Sole 24 Ore» ha provato a calcolare la "bolletta" aggiuntiva che le aziende italiane sono costrette a pagare rispetto alle loro concorrenti tedesche. Ebbene: solo nel 2011 il conto è stato, per le 2.030 maggiori imprese italiane censite da R&S Mediobanca, di almeno 1,5 miliardi di euro. Questa è una stima per difetto: considera infatti solo i debiti a breve rifinanziati quest’anno dalle imprese industriali (non le holding) e non considera i debiti a lungo termine a tasso variabile. Ma rende comunque l’idea: questo è il dazio che le imprese sono costrette a pagare, rispetto alle loro concorrenti estere, per il semplice fatto di essere italiane. È l’altra faccia, quella vera e tangibile, quella che riguarda piccoli e medi imprenditori, dei BTp al 6 per cento.
La bolletta sui mercati
Se la concorrenza tra imprese fosse una gara ciclistica, potremmo dire che le aziende italiane corrono con le gomme bucate e quelle tedesche con le gomme ben gonfie. Questo non significa che il made in Italy non possa competere: significa solo che parte svantaggiato. Che fa più fatica. La causa principale è, appunto, il maggior costo del debito. Un esempio recente, e ben noto, rende l’idea. Pochi giorni fa l’Enel ha emesso un prestito obbligazionario in due tranche: la seconda, con scadenza nel 2018, è stata emessa con un tasso d’interesse del 5,868%. Rendimento che per l’Enel era interessante e che permetteva al gruppo energetico di mantenere il costo medio del debito sotto il 5%. Se però si confronta questo tasso d’interesse con quello di obbligazioni di imprese simili in Germania o in Francia, il paragone è sconfortante. La tedesca Eon (che ha rating simili a quelli dell’Enel e che opera nello stesso settore) ha sul mercato un bond che scade nel 2017 che quello stesso giorno rendeva il 3,2%. Insomma: Eon paga 2,6 punti percentuali di interessi in meno di Enel. Non perché Eon sia molto meglio dell’Enel, ma perché è un’azienda tedesca. Stesso discorso si può fare confrontando il bond Enel (o altri titoli emessi da società italiane) con analoghi titoli francesi.
Il conto salato per i piccoli
Non sono solo le grandi aziende come l’Enel a pagare il dazio-Italia. Sono tutte le imprese e le famiglie: perché il costo dei BTp si scarica sul costo della raccolta delle banche italiane. E se queste si finanziano a tassi più elevati delle concorrenti tedesche, sono costrette a erogare a loro volta prestiti alla clientela chiedendo interessi più elevati. Il circolo è vizioso, ma funziona così: il caro-tassi si spalma su tutto il sistema Italia.
Quanto questo costi alle piccole e medie imprese è difficile a dirsi, dato che i dati sui finanziamenti bancari non sono pubblici come quelli dei grandi bond. Ma «Il Sole 24 Ore», aiutato da alcuni esperti che hanno confrontato i tassi d’interesse medi pagati nel 2011 da alcune imprese italiane e tedesche sui mercati, ha provato a fare una stima: si può dire che, mediamente, nel corso del 2011 le imprese italiane abbiano pagato circa 1,3-1,5 punti percentuali in più delle concorrenti tedesche. Non poco: si tratta di circa un quarto del totale costo del finanziamento.
Portando questa stima sull’intero stock di debito rifinanziato nel 2011 dalle imprese italiane (si tratta di 105 miliardi di euro secondo R&S Mediobanca), si può dunque arrivare a un extra-costo di 1,3-1,5 miliardi di euro. Insomma: se fossero state tedesche, le stesse identiche aziende avrebbero risparmiato, solo rifinanziando il debito a breve, 1,5 miliardi di euro l’anno. E avrebbero potuto investire questa massa di denaro per crescere, innovare, espandersi.
La bolletta dei BTp
Tutto questo ha un solo colpevole: Mr BTp. Bnp Paribas ha creato un algoritmo con cui si dimostra (si veda grafico a fianco) che il tasso d’interesse pagato dalla imprese italiane non è più legato al confronto con le aziende estere, ma solo ed esclusivamente al costo del rischio-Italia. Un tempo Enel, quando emetteva un bond, confrontava il suo rendimento con le altre aziende energetiche europee: ora solo con il BTp.
La correlazione con i titoli di Stato è ormai intorno al 90%: questo significa che il tasso d’interesse pagato da Enel (e da tutte le imprese italiane) è al 90% influenzato dal rendimento dei BTp. Prima della crisi i rendimenti delle obbligazioni aziendali italiane erano invece influenzate al 90% dai tassi d’interesse pagati dalle aziende concorrenti: il mercato dei titoli di Stato non aveva alcuna influenza sul costo del debito delle aziende. Insomma: Enel pagava un certo rendimento per via del suo rating e dei suoi conti, pagava un tasso paragonabile a quello dei suoi concorrenti esteri. Ora non è più così. L’Europa è divisa in due: siamo noi a pagare il dazio.