Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
Occupiamoci un po’ del Partito democratico. Ieri e l’altro ieri s’è svolta alla stazione Leopolda di Firenza una “convention”, cioè un’assemblea-evento, un congresso, insomma un raduno di parecchie migliaia di persone chiamate dal sindaco della città, Matteo Renzi, per dare battaglia al gruppo dirigente del partito, che Renzi considera formato da dinosauri da rottamare. Il segretario del Partito democratico, Bersani, ha tentato di togliergli luce incontrando a sua volta i giovani del Sud a Napoli, altra convention (o quello che è), e i due si sono beccati di continuo, perché oggi con la tecnologia puoi sapere subito che cosa il tuo avversario sta dicendo di te, e rispondergli a tono. Possiamo dire con sicurezza che a Bersani il tentativo di oscurare Renzi non è riuscito: il ragazzo (37 anni il prossimo 11 gennaio) ha fatto il giro delle televisioni e ieri sera è approdato a quello che per la sinistra è il programma dei programmi, cioè Fazio. Non parliamo delle paginate dei giornali, tutti ipnotizzati da questo uomo giovane, rampante, arrogante e antipatico al punto giusto, sollecitatore di idee vaghe ma seducenti, alfiere del nuovo e del giovane contro il vecchio, figlio in qualche modo di Prodi e dell’ala più dinamica di Comunione e liberazione.
• Insomma, un altro comunicatore.
Ha fatto anche l’arbitro di calcio. «Il mio impegno è nato
da diverse esperienze personali: lo scoutismo, che è una grandissima educazione
al carattere, alla socialità, alla responsabilità. Poi aver fatto l’arbitro di
calcio, perché sei costretto a decidere, senza avere paura dei ragazzi più
grandi che ti gridano in faccia di tutto su tua madre e tua sorella». A 19 anni
ha partecipato alla Ruota della fortuna con Mike Bongiorno e ha portasto a casa 33 milioni
di lire «investiti nell’azienda di famiglia, la Chil, marketing». È in effetti
un uomo marketing anche lui: ossessionato dai social network, ieri ha detto che
se 22 milioni di italiani vanno su internet è lì che lui andrà a cercarli.
Bersani e Vendola gli hanno gridato che il vecchio è lui, che le sue idee
risalgono agli anni Ottanta. Lui ha rispost «Basta con un paese in cui
cambiano i partiti ma le facce restano le stesse. Abbiamo finito foreste e zoo,
a furia di cambiare i simboli».
• Ma che cosa vuole?
Questo è molto più difficile da sapere. E del resto
che cosa vogliono Bersani, Vendola, la Bindi? Il Financial Times l’altro giorno
ha scritto che Merkel-Sarkozy alla fine si tengono Berlusconi – benché lo
detestino – perché nessuno ha la minima idea di che cosa farebbe l’Italia se
governata dal centro-sinistra. Alla grossa: la lettera spedita dalla Bce ad
agosto è un primo punto di lacerazione. Per un pezzo del partito è
semplicemente irricevibile, per un altro pezzo di partito è la base su cui
edificare un programma di governo. Renzi ha ribadito ieri che i debiti vanno
pagati e le finestre della politica aperte. È qualcosa. Vuole raccogliere e
mettere su internet cento idee per il governo (WikiPd, ognuno fa finta di essere
presidente del Consiglio, il gioco è già cominciato alla Leopolda). Quest’aria
di modernità fa impazzire i dinosauri democratici. Il trucco delle cento idee
venne adoperato anche al tempo della battaglia per il sindac alle primarie
Renzi fece fuori i candidati di D’Alema e Bersani e vinse poi contro l’ex
portiere di Fiorentina e Milan, Giovanni Galli. Altri punti programmatici
enunciati o fatti enunciare durante la Leopolda: abolizione del finanziamento
pubblico ai partiti, abolizione del valore legale del titolo di studio,
abolizione dei vitalizi, superamento del bicameralismo perfetto, dimezzamento
del numero dei parlamentari, riforma delle pensioni, introduzione del reato
dell’omicidio stradale, cancellazione delle Camere di commercio.
• Vuole vincere di nuovo le primarie per farsi
candidare dal centro-sinistra a Palazzo Chigi.
Ha detto di no. «Vogliamo candidare le nostre idee».
È ovviamente solo uno slogan, l’uomo non sarebbe un politico se non volesse
tutto il potere possibile. Un anno fa ha raccontato lui stesso, a Monica Ceci
di “Gioia”: «Giulio Andreotti venne una volta in Provincia e lo feci sedere
alla scrivania per firmare il libro d’onore, come si usa, e lui mi chiese: “Di
chi è questa poltrona?”. Dissi che era mia. E lui: “Posso darle un
suggerimento? Non la ceda mai, neanche in prestito”». Ho l’impressione che
Renzi non avesse bisogno di questo suggerimento.
• Oltre tutto il Pd, nel suo statuto, dichiara che
il candidato premier del partito è sempre il segretario.
Potrebbero però esserci primarie tra i diversi
leader di partito per trovare il candidato premier del centro-sinistra.
• Cioè Vendola contro Di Pietro, e il vincitore contro
Bersani?
Bersani sta lavorando di fino per evitarlo. La Bindi
ha detto: «Se Matteo Renzi vuole fare le primarie sarà bene che esca dal Pd».
Ma la Bindi lo odia, con quell’intensità di cui sono capaci, tra di loro, solo
i toscani. Ecco perché l’Europa, alla fine delle fini, si tiene ancora stretto
Berlusconi. Almeno sa di che si tratta
[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 31/10/2011]
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