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 2011  ottobre 31 Lunedì calendario

Bond sicuri? Mai Anche le triple A possono fallire - Quanto mi rende questa obbligazione? Ma è sicura? Sono le due classiche domande degli investitori in bond o titoli di Stato, tradizionalmente considerati un impiego sicuro, tranquillo

Bond sicuri? Mai Anche le triple A possono fallire - Quanto mi rende questa obbligazione? Ma è sicura? Sono le due classiche domande degli investitori in bond o titoli di Stato, tradizionalmente considerati un impiego sicuro, tranquillo. Questi risparmiatori vogliono sentirsi rispondere con un numero, il più alto possibile, alla prima domanda (esempio: rendono il 5%, o il 10%), e con una frase rassicurante alla seconda (tipo, sono sicuri perché garantiti dalla Stato, o sono sicuri perché emessi da una banca nazionale o internazionale importante). Purtroppo, non è così semplice nella realtà. E quando il bancario o il promotore la fa semplice è perché non dice tutta la verità. I risparmiatori si devono arrendere: anche per la seconda risposta l’unica bussola sono altre lettere o numeri, quelli dei rating, dei Cds e degli spread, non le frasi rassicuranti. E’ materia specialistica? Certoè. Ma è il linguaggio dei mercati, cioè dei professionisti del risparmio: bancari, broker, gestori dei fondi e degli hedge fund. Chi dice «non ne capisco niente» si autogiustifica ma non fa il proprio interesse. Meglio impadronirsi di questi strumenti utili a pesare le scelte nel modo più consapevole, anche se costa la fatica di addentrarsi nelle sigle e nelle percentuali che stanno dietro il facile numerino del rendimento. In questo primo articolo parliamo del rating, successivamente tratteremo i Cds e gli spread. Tutte le obbligazioni hanno almeno un rating di una delle tre maggiori agenzie, e se non l’hanno è già un invito a scartarle. Limitandoci alla scala dei voti attribuiti da S&P (le altre agenzie sono Fitch e Moody’s, che hanno griglie simili), ecco come tradurre la rischiosità dei voti espressi in lettere. Tra parentesi, i paesi che hanno il rating descritto. AAA = capacità assai elevata di ripagare il debito (Norvegia, Austria, Svezia, Finlandia, Danimarca, Canada con voto pieno e Francia, Germania, Gran Bretagna, Olanda, Svizzera, Singapore, con AAA ora sotto osservazione); AA = solida capacità di ripagare il debito (Usa con AA+ sotto osservazione, Belgio AA+, Cina e Spagna AA-); A = buona capacità di ripagare il debito, che potrebbe essere però influenzata da possibili circostanze avverse (Cile e Slovacchia con A+, Sud Corea A, Italia con A sotto osservazione); BBB = adeguata capacità di rimborso, che però potrebbe peggiorare presto (Irlanda BBB+, Russia BBB, Portogallo e Islanda BBB-); BB e B = si entra nella zona dei junk bond, cioè dei debiti prevalentemente speculativi, in cui l’alto rendimento offerto è il premio per la forte rischiosità (Indonesia BB+, Turchia BB, Vietnam BB-, Ukraina B+, Argentina B attualmente finita sotto osservazione); CCC e CC = debito estremamente speculativo (Grecia CC); D = emittente insolvente. «Questi concetti ed esempi illustrano la rischiosità ma non dicono tutto. Per avere una idea quantitativa, più precisa dunque, sulle probabilità che un investimento in una obbligazione possa finire con il fallimento e l’insolvenza dell’emittente», spiega Bruno Fanan, consulente finanziario indipendente di StudioAnalysis di Torino, «ci si deve rifare alla storia reale dei bond finiti male. Anche i titoli a dieci anni con AAA di S&P, secondo i dati sul passato forniti ogni anno dalla stessa agenzia, possono andare in default: la percentuale è modestissima, dallo zero per cento nei primi due anni di vita allo 0,24% dopo 5 anni e all’1,4% al decimo anno».