Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  ottobre 31 Lunedì calendario

Bufera su Ingroia al congresso Pdci - Quando il magistrato «partigiano» prende la parola, alle undici del mattino, per «difendere la Costituzione, come fate voi in questo congresso» da chi invece «cerca di violarla, violentarla», è consapevole che le sue dichiarazioni accenderanno la polemica

Bufera su Ingroia al congresso Pdci - Quando il magistrato «partigiano» prende la parola, alle undici del mattino, per «difendere la Costituzione, come fate voi in questo congresso» da chi invece «cerca di violarla, violentarla», è consapevole che le sue dichiarazioni accenderanno la polemica. E infatti serve solo il tempo che vengano diffuse dalle agenzie di stampa perché dal centrodestra comincino a levarsi vibranti proteste, accuse di parzialità e richiesta al Csm che apra un fascicolo sulla vicenda. La vicenda è la seguente: un magistrato importante come il siciliano Antonio Ingroia, allievo di Borsellino e oggi procuratore aggiunto a Palermo, alle spalle indagini e processi su Cosa nostra e i suoi rapporti con il mondo della politica e dell’economia, ieri si è presentato a Rimini al sesto congresso del Pdci, il partito dei comunisti italiani che ha confermato segretario Oliviero Diliberto. Non esattamente in una sede neutra, quindi, è salito sul palco per pronunciare un discorso: «Un magistrato deve essere imparziale quando esercita le sue funzioni, e non sempre certa magistratura che frequenta troppo certi salotti e certe stanze del potere lo è, ma io confesso che non mi sento del tutto imparziale, anzi, mi sento partigiano», ha dichiarato, «un partigiano della Costituzione. E fra chi la difende e chi quotidianamente cerca di violentarla, so da che parte stare». Per cui, se «la Costituzione è sotto assedio, resistere non basta. I magistrati non possono essere trasformati in esecutori materiali di leggi ingiuste». Ha poi chiesto «una politica con la P maiuscola per la legalità democratica» e alle «parti migliori della società» che si impegnino «dentro e fuori le istituzioni per realizzare un’Italia migliore». Quanto basta per fare insorgere il Pdl, che già nel marzo scorso lo attaccò duramente quando intervenne alla manifestazione in difesa della Costituzione: allora, la richiesta di dimissioni venne prontamente stoppata dall’allora ministro della Giustizia Alfano. Ora le sue dichiarazioni da una sede politica come quella di un congresso di partito sono accolte tra l’indignato e il furibondo da molti pidiellini. Se resta silente l’attuale responsabile della Giustizia, Francesco Nitto Palma (ma in occasione di un suo intervento al Csm, meno di un mese fa, invitò i magistrati a evitare esternazioni), è un coro di accuse da molti altri: dal capogruppo al Senato Gasparri, che giudica le parole di Ingroia «gravi e inquietanti, confermano l’animo militante di alcuni settori della magistratura, da persone così invece che comizi politici ci saremmo attesi le scuse per aver fatto di Ciancimino jr un’icona antimafia», e promette di portare «il comizio odierno all’attenzione del Parlamento», all’omologo Cicchitto, da Quagliariello alla Santanché a Stracquadanio, che sospira «ce n’è abbastanza perché il Csm apra un fascicolo» contro un magistrato «che si comporta come un militante estremista». Il leader della Destra Storace si domanda se «sarà lecito, d’ora in avanti, definirlo un nemico politico», mentre fra tanta protesta, spicca l’ironia del ministro Rotondi: «Non era mai capitato un giudice “comunista” che venisse fuori con tanta chiarezza. A questo punto il dottor Ingroia ha tutto il mio rispetto». Da un altro punto di vista arriva la critica anche dell’Unione delle Camere penali: «Il pm è una parte per definizione», valuta, ma quello che trova «sorprendente» è che «un magistrato si proclami diffidente verso le leggi e il Parlamento in nome della Costituzione». A difendere Ingroia interviene il neo rieletto segretario del Pdci, Diliberto: «onorato» della sua visita, ne ricorda il diritto a partecipare «a un libero congresso».