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 2011  ottobre 31 Lunedì calendario

IL VESCOVO INCONTRA GLI INDIGNATI NELLA CITY —

«Non c’è niente che può distrarre dal messaggio serio e importante che state diffondendo in un momento di transizione, niente che può rovinare il valore di ciò che state facendo come la violenza. La vogliamo evitare». Il vescovo di Londra è sceso dalla scalinata di St Paul’s assieme al decano della cattedrale e si è rivolto agli indignati, parlando come a un grupp di fedeli, non dal pulpito, bensì in mezzo a loro. Il campo di Occupy London cresce. Duecento tende, nuovi manifestanti che arrivano ogni giorno, anche se non c’è posto nella stretta lingua di terra tra la cattedrale e l’edificio dello Stock Exchange dove la protesta è permessa. Aumentano anche i problemi per la chiesa anglicana. «La chiesa è di Dio», ha detto il vescovo di Londra, eppure ha sottolineato con rammarico: «è consigliabile adesso cercare di sgomberare il campo attraverso vie legali».
«Non sappiamo cosa potrebbe succedere in futuro — ha precisato il vescovo, Richard Chartres — il campo potrebbe essere occupato da gente diversa da quella che c’è oggi». Per ora, in pratica, è tutto tranquillo, ma un domani? La chiesa, ha sottolineato, deve pensare all’incolumità dei suoi fedeli. E se St Paul’s, rimasta chiusa una settimana, ha riaperto al pubblico, i disagi non sono mancati. Il vescovo e il decano ieri hanno mostrato un fronte unito, eppure all’interno della chiesa la frattura c’è, come hanno dimostrato le dimissioni di Giles Fraser, canonico della cattedrale contrario allo spostamento della tribù di Occupy London. «Posso immaginare Gesù che nasce in un campo come questo», ha detto lasciando l’incarico. Gli occupanti del campo annunciano che non se ne andranno di loro volontà. «Di qui non ci spostiamo, ci dovranno portare via con la forza. L’uso della violenza, quindi, è inevitabile», ha detto l’indignato George Barda.
Paola De Carolis