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 2011  ottobre 31 Lunedì calendario

Addio cin cin di novembre La moda del novello non «ubriaca» più nessuno - Bisognerà aspettare la mezza­notte di sabato prossimo, 5 no­vembre, e poi si potranno stappa­re le prime bottiglie di novello

Addio cin cin di novembre La moda del novello non «ubriaca» più nessuno - Bisognerà aspettare la mezza­notte di sabato prossimo, 5 no­vembre, e poi si potranno stappa­re le prime bottiglie di novello. Il primo vino dell’ultima vendem­mia, il «novellino» come viene chiamato dai pochi appassionati, sta perdendo di anno in anno il suo appeal . E peggio, la produzio­ne del 2011 sarà in forte calo, sti­mato dalla Coldiretti con un me­no 20% rispetto allo scorso anno. Il primo vino di quest’ultima ven­demmia, il vino delle donne e dei giovani come viene definito il no­vello in quanto a bassa gradazio­ne ( sotto gli 11 gradi), supererà for­se di poco le sei milioni di botti­glie. Una produzione tra le più bas­s­e in questi ultimi 30 anni per effet­to di un clima torrido in estate, con temperature che hanno supe­rato i 40 gradi, e poi peggio le tante grandinate che si sono abbattute su tutta la penisola. Il risultato è nei numeri: «La vendemmia del 2011 è la più contenuta di questi ul­timi 60 anni con una produzione di vino intorno ai 40,3 milioni di et­­tolitri, meno 14% rispetto allo scor­so anno, e a farne le spese diretta­mente è il novello, in quanto ha in­dotto i produttori a riservare al vi­n­o autunnale un quantitativo mi­nore di bottiglie rispetto al solito ». È quanto ha spiegato ieri Domeni­co Bosco, responsabile vitivinico­lo della Coldiretti, il quale ha mes­so l’accento al cambiamento dei gusti degli italiani che bevono sempre meno il novello. Il vinello autunnale ha perso lo smalto di qualche anno fa e soprattutto ha perso ampie quote di mercato in Italia. Il problema di sempre è che il novello sconta il limite di non es­sere facilmente abbinabile ai pa­sti: lo si beve in Italia di solito con le castagne, che quest’anno però sono raddoppiate nel prezzo per una malattia che ha colpito le piante del nord e al centro Italia. Poi il novello non può durare a lun­go in cantina, va bevuto subito en­tro novembre o al massimo entro dicembre, anche se ci sono delle buone bottiglie che i nostri som­melier raccomandano possono aspettare di essere aperte entro il prossimo marzo del 2012 (ma so­no poche). Il nostro «novellino» non viene pubblicizzato e accom­p­agnato da una campagna culina­ria come in Francia, dove il «be­aujolais » arriverà per legge nelle tavole, nelle enoteche e nei wine store il prossimo 17 novembre, ma gode di una fama e di un rispet­to­maggiore sia tra le famiglie fran­cesi che tra gli chef d’oltralpe. «Nonostante tutto, il nostro no­vello mantiene ancora il suo fasci­no, per legge è fissato a sabato prossimo il giorno della vendita in negozi, ri­storanti, enote­che, bar e vine­rie. E sarà protagoni­sta di nu­merose sa­gre e feste paesane lun­go tutta la peni­sola con un fatturato complessivo di circa 30 milio­ni di euro, ossia una media di 5 euro a bottiglia», ha aggiun­to il responsabile vini della Coldiretti. Ricordiamo che sono oltre duecento i pro­duttori italiani del novello e dalle cantine del Veneto e del Trentino esce il 50% della produzione italia­na, mentre a seguire si po­sizionano la Toscana, Sardegna Puglia ed Emilia Roma­gna. E i vini più utilizzati sono il Montepulciano, Cabernet, Mer­lot, Sangiovese e Barbera. Oggi più di ieri, per questi vini di primo fervore si cerca il carattere soffice, rotondo, fruttato, dimenti­c­hi quasi della tradi­zione e della fedeltà alla tipologia storica, anche se appartenen­ti ad una determinata e catalogata origine di produzione sul piano ge­­ografico, topografico e pe­dologico. Vero che l’enolo­gia italiana dei novelli parte da svariati vitigni e offre al con­sumatore bottiglie d­iverse e diver­sificate per certe distanze organo­lettiche fra loro, non soltanto per origine varietale dei vitigni, per fat­tori pedoclimatici e per sistemi di allevamento della pianta. Ma è ve­ro anche che la tendenza attuale è verso una bottiglia di immediato effetto organolettico basato sì,sul­l’aroma primario dell’uva, ma an­cor più sul secondario, ossia su quel corredo frugace di fruttato che invita il consumatore ad esse­re velocemente avvinto senza chiedersi oltre, quando si alza da tavola.