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 2011  ottobre 31 Lunedì calendario

Occupiamoci un po’ del Partito democratico. Ieri e l’altro ieri s’è svolta alla stazione Leopolda di Firenza una “convention”, cioè un’assemblea-evento, un congresso, insomma un raduno di parecchie migliaia di persone chiamate dal sindaco della città, Matteo Renzi, per dare battaglia al gruppo dirigente del partito, che Renzi considera formato da dinosauri da rottamare

Occupiamoci un po’ del Partito democratico. Ieri e l’altro ieri s’è svolta alla stazione Leopolda di Firenza una “convention”, cioè un’assemblea-evento, un congresso, insomma un raduno di parecchie migliaia di persone chiamate dal sindaco della città, Matteo Renzi, per dare battaglia al gruppo dirigente del partito, che Renzi considera formato da dinosauri da rottamare. Il segretario del Partito democratico, Bersani, ha tentato di togliergli luce incontrando a sua volta i giovani del Sud a Napoli, altra convention (o quello che è), e i due si sono beccati di continuo, perché oggi con la tecnologia puoi sapere subito che cosa il tuo avversario sta dicendo di te, e rispondergli a tono. Possiamo dire con sicurezza che a Bersani il tentativo di oscurare Renzi non è riuscito: il ragazzo (37 anni il prossimo 11 gennaio) ha fatto il giro delle televisioni e ieri sera è approdato a quello che per la sinistra è il programma dei programmi, cioè Fazio. Non parliamo delle paginate dei giornali, tutti ipnotizzati da questo uomo giovane, rampante, arrogante e antipatico al punto giusto, sollecitatore di idee vaghe ma seducenti, alfiere del nuovo e del giovane contro il vecchio, figlio in qualche modo di Prodi e dell’ala più dinamica di Comunione e liberazione.

  • Insomma, un altro comunicatore.
Ha fatto anche l’arbitro di calcio. «Il mio impegno è nato da diverse esperienze personali: lo scoutismo, che è una grandissima educazione al carattere, alla socialità, alla responsabilità. Poi aver fatto l’arbitro di calcio, perché sei costretto a decidere, senza avere paura dei ragazzi più grandi che ti gridano in faccia di tutto su tua madre e tua sorella». A 19 anni ha partecipato alla Ruota della fortuna con Mike Bongiorno e ha portasto a casa 33 milioni di lire «investiti nell’azienda di famiglia, la Chil, marketing». È in effetti un uomo marketing anche lui: ossessionato dai social network, ieri ha detto che se 22 milioni di italiani vanno su internet è lì che lui andrà a cercarli. Bersani e Vendola gli hanno gridato che il vecchio è lui, che le sue idee risalgono agli anni Ottanta. Lui ha rispost «Basta con un paese in cui cambiano i partiti ma le facce restano le stesse. Abbiamo finito foreste e zoo, a furia di cambiare i simboli».

Ma che cosa vuole?
Questo è molto più difficile da sapere. E del resto che cosa vogliono Bersani, Vendola, la Bindi? Il Financial Times l’altro giorno ha scritto che Merkel-Sarkozy alla fine si tengono Berlusconi – benché lo detestino – perché nessuno ha la minima idea di che cosa farebbe l’Italia se governata dal centro-sinistra. Alla grossa: la lettera spedita dalla Bce ad agosto è un primo punto di lacerazione. Per un pezzo del partito è semplicemente irricevibile, per un altro pezzo di partito è la base su cui edificare un programma di governo. Renzi ha ribadito ieri che i debiti vanno pagati e le finestre della politica aperte. È qualcosa. Vuole raccogliere e mettere su internet cento idee per il governo (WikiPd, ognuno fa finta di essere presidente del Consiglio, il gioco è già cominciato alla Leopolda). Quest’aria di modernità fa impazzire i dinosauri democratici. Il trucco delle cento idee venne adoperato anche al tempo della battaglia per il sindac alle primarie Renzi fece fuori i candidati di D’Alema e Bersani e vinse poi contro l’ex portiere di Fiorentina e Milan, Giovanni Galli. Altri punti programmatici enunciati o fatti enunciare durante la Leopolda: abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, abolizione del valore legale del titolo di studio, abolizione dei vitalizi, superamento del bicameralismo perfetto, dimezzamento del numero dei parlamentari, riforma delle pensioni, introduzione del reato dell’omicidio stradale, cancellazione delle Camere di commercio.

• Vuole vincere di nuovo le primarie per farsi candidare dal centro-sinistra a Palazzo Chigi.
Ha detto di no. «Vogliamo candidare le nostre idee». È ovviamente solo uno slogan, l’uomo non sarebbe un politico se non volesse tutto il potere possibile. Un anno fa ha raccontato lui stesso, a Monica Ceci di “Gioia”: «Giulio Andreotti venne una volta in Provincia e lo feci sedere alla scrivania per firmare il libro d’onore, come si usa, e lui mi chiese: “Di chi è questa poltrona?”. Dissi che era mia. E lui: “Posso darle un suggerimento? Non la ceda mai, neanche in prestito”». Ho l’impressione che Renzi non avesse bisogno di questo suggerimento.

• Oltre tutto il Pd, nel suo statuto, dichiara che il candidato premier del partito è sempre il segretario.
Potrebbero però esserci primarie tra i diversi leader di partito per trovare il candidato premier del centro-sinistra.

Cioè Vendola contro Di Pietro, e il vincitore contro Bersani?
Bersani sta lavorando di fino per evitarlo. La Bindi ha detto: «Se Matteo Renzi vuole fare le primarie sarà bene che esca dal Pd». Ma la Bindi lo odia, con quell’intensità di cui sono capaci, tra di loro, solo i toscani. Ecco perché l’Europa, alla fine delle fini, si tiene ancora stretto Berlusconi. Almeno sa di che si tratta

[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 31/10/2011]