Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  ottobre 31 Lunedì calendario

PER DRAGHI UNA «PRIMA» DI FUOCO

Mario Draghi è «sulla nave da molti anni. Ha partecipato a tutte le decisioni in modo collegiale. La sua esperienza è considerevole». È questo l’ultimo "in bocca al lupo" formulato ieri al collega italiano che da martedì prossimo prenderà il timone della Banca centrale europea dal presidente francese uscente, Jean Claude Trichet. In un’intervista a Le Monde, Trichet ha spiegato che la crisi finanziaria internazionale è tutt’altro che alle spalle ma «nella tempesta la direzione è chiara e il mandato è quello assegnatoci dalle democrazie europee. Bisogna stare in allerta permanente. Le intemperie sono particolarmente intense dopo quattro anni. L’equipaggio della Bce è sul ponte, non cambia». E ha aggiunto: «L’indipendenza della Bce è essenziale» per sottolineare che in piena indipendenza e senza accettare mai sollecitazioni da nessuno la Bce ha sempre deciso in che momento mettere in campo misure straordinarie per far fronte alla crisi in modo da minimizzare le distonie di trasmissione della politica monetaria. Ma anche per chiarire che, ovviamente «con Mario il problema non si pone». Quel che è certo, però, è che da giovedì 3 novembre, data della prima riunione del governing council diretta da Draghi a Francoforte, saranno in tanti gli "Ecb watchers" pronti a scrutare con attenzione in che misura e in quale direzione Draghi vorrà dare la propria impronta personale nella comunicazione ai mercati finanziari.

Non sfugge a nessuno, infatti, che, con l’Italia sempre più considerata come il Paese che rischia di trasformarsi, insieme alla Spagna, nell’epicentro della crisi dei debiti sovrani, la posizione del banchiere centrale italiano alla guida dell’Eurotower è estremamente delicata: ogni suo eventuale nuovo gesto di sostegno straordinario rischia di essere interpretato, soprattutto all’interno del Paese più forte dell’Eurozona, la Germania, come una sorta di pregiudizio a favore del proprio Paese.

Non sfugge a nessuno tutto questo e non sfugge, soprattutto, a Draghi stesso. Il quale, il 26 ottobre scorso a Roma, alla giornata del risparmio, per evitare equivoci, ha cominciato a mettere le proprie carte in tavola, chiarendo due cose: la prima, come ha spiegato, è che «nell’area dell’euro i rischi di un indebolimento ulteriore della crescita sono significativi, in un contesto di forte incertezza». Dunque se è vero come peraltro tutti gli analisti ritengono che nella prossima riunione della Bce difficilmente i tassi d’interesse potranno variare, di certo il contesto esterno è tale da richiedere su questo terreno un attento monitoraggio.

Il secondo chiarimento riguarda il pensiero di Draghi sulla famosa questione degli acquisti di titoli di Stato sul mercato secondario: «L’Eurosistema è determinato, con le sue misure non convenzionali – ha sottolineato Draghi – a evitare che i malfunzionamenti sui mercati monetari e finanziari ostacolino la trasmissione monetaria»; ricordando che, naturalmente, tutte le misure non convenzionali sono, per loro natura, temporanee.

Come si vede si tratta di una posizione in sostanziale continuità con quella assunta da Trichet nelle ultime riunioni secondo una linea pragmatica in fatto di politica monetaria. Una linea che richiede che i Governi facciano la propria parte con scelte di bilancio che promuovendo la crescita, rimuovano gli squilibri delle finanze pubbliche. Ed è proprio questo aspetto che spiega le note particolarmente preoccupate del congedo di Draghi dalla sua Banca d’Italia, quel «termino il mio mandato in una situazione confusa e drammatica sul piano nazionale e internazionale, sul piano politico e su quello economico».

Giovedì prossimo, a Francoforte alla riunione del governing council ci sarà anche il nuovo numero uno di via Nazionale, Ignazio Visco, oltre all’altro italiano, Lorenzo Bini Smaghi, che, nonostante le numerose sollecitazioni politiche e istituzionali, non ha ancora annunciato la sua intenzione di fare un passo indietro opponendo il principio dell’indipendenza personale in seno alla Bce. Poi giovedì, al G-20 di Cannes, Draghi presenterà il rapporto finale della sua presidenza all’Fsb lasciando il testimone con ogni probabilità al banchiere centrale canadese, Mark Carney.