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 2011  ottobre 31 Lunedì calendario

MINI-MUTUI A CHI HA TROPPI DEBITI

Gli aderenti al movimento "Occupy Wall Street" hanno ragione nel sostenere che le grandi banche non sono state mai veramente indagate sulla loro condotta di generazione, aggregazione e cartolarizzazione dei mutui che è stata alla base della crisi finanziaria. Ma, grazie agli sforzi del procuratore generale di New York, Eric Schneiderman, e di altri, è cominciata negli Stati Uniti una seria discussione su un accordo extra-giudiziale sui mutui ipotecari tra i procuratori generali e importanti società del settore finanziario.

Le discussioni tra funzionari statali e banche sono oggi incentrate sugli abusi denunciati nella gestione dei mutui ipotecari e sul pignoramento delle case con conseguente sfratto degli inquilini. Ma le banche più importanti sono anche accusate di condotte illecite: per esempio, hanno indotto persone a indebitarsi, mascherando i veri tassi d’interesse praticati, allo stesso tempo non rappresentando fedelmente le risultanti mortgage-backed securities (titoli derivati garantiti sui mutui) agli investitori.

Se queste accuse si rivelassero fondate, i dirigenti delle banche coinvolte corrono il rischio che eventuali processi civili portino alla luce prove di rilevanza penale. In questo caso, il loro interesse sarebbe quello di cercare di tenere tali prove il più lontano possibile da un’aula di giustizia (il che effettivamente sta accadendo).

La scala e la struttura di qualunque accordo extra-giudiziale dovrebbero essere commisurate al danno inflitto dalla condotta ipotizzata. Molti cittadini americani sono oggi troppo indebitati: si stima che circa 10 milioni di mutui siano "sott’acqua" (valore della casa inferiore al valore del mutuo). Se si trattasse di debiti commerciali, i creditori prenderebbero in considerazione una loro ristrutturazione. Ma nel mercato americano dei mutui ipotecari non è una pratica molto diffusa. Le banche non vogliono milioni di negoziazioni né dover far fronte alle perdite conseguenti sul loro portafoglio prestiti. Così le famiglie vogliono spendere meno e ripagare i loro debiti. E questa riduzione della leva finanziaria da parte delle famiglie americane richiederá molto tempo.

I politici possono rispondere in tre modi. Primo, non facendo nulla (l’opzione preferita dai leader repubblicani al Congresso, i quali hanno recentemente scritto al presidente della Fed chiedendogli di astenersi dallo stimolare ulteriormente l’economia). Secondo, continuando con le politiche monetarie e fiscali convenzionali per tirare fuori l’economia dalla depressione (l’approccio preferito dall’amministrazione Obama, nonostante i risultati deludenti). Terzo, adottando un approccio alternativo che riduca direttamente il valore dei mutui "sott’acqua" (qualunque miglioramento nei bilanci dei consumatori stimolerebbe l’economia).

Martin Feldstein ha proposto il seguente scambio: lo Stato riduce il valore dei mutui quando sono sufficientemente "sott’acqua", dividendo le perdite equamente con le banche; in cambio, i debitori accettano che i loro nuovi mutui diventino pienamente esigibili. Ciò significa che i creditori possono avere come garanzia tutti gli attivi del debitore - non soltanto la casa - in caso di fallimento.

La chiave della proposta è che le banche siano d’accordo; si tratta di una ristrutturazione del debito volontaria, senza alcuna imposizione da parte di un’autorità legale. In linea di principio, le banche dovrebbero essere attratte dalla proposta, perché i prestiti ristrutturati hanno meno probabilità di andare in default. In pratica, le banche hanno continuato a fare orecchie da mercante e stanno licenziando personale, anzichè assumerne per portare avanti l’iniziativa su vasta scala.

Lo stesso Feldstein ha calcolato che il costo una tantum di questo abbattimento di capitale si aggirerebbe attorno ai 350 miliardi di dollari. Naturalmente, nelle condizioni di finanza pubblica attuali, sarebbe dura reperire risorse addizionali dal bilancio dello Stato. Ma 350 miliardi di dollari sono all’incirca quanto il settore finanziario nel suo complesso guadagnava mediamente in un trimestre durante il boom del credito. Quindi, se l’intero costo dell’abbattimento ricadesse sulle banche, la maggior parte perderebbe l’equivalente di non più di un anno di profitti, diluiti su diversi anni.

Quei profitti, nel periodo di boom, erano in ogni caso ingigantiti, perché non erano aggiustati per il rischio. E quando il rischio di tracollo si è materializzato, le perdite sono state largamente socializzate, ragione principale dell’esplosione del debito pubblico degli Stati Uniti negli ultimi anni. Date le circostanze, domandare ad azionisti e management di pagare una cifra relativamente modesta appare del tutto giusto e appropriato.

Alcuni nel settore finanziario minaccerebbero ovviamente conseguenze spaventose. D’altronde, il prezzo dei titoli bancari potrebbe crollare, ed è assolutamente possibile che compensi e bonus vengano tagliati, almeno nel breve periodo. Ma un accordo su larga scala che rimuova legittimamente e definitivamente il pericolo di future azioni legali dissiperebbe l’enorme nube che sovrasta alcune delle più grosse banche creditrici, creando rischi significativi per l’intero sistema finanziario.

Se le banche venissero effettivamente ritenute responsabili per i costi sociali delle loro condotte, il conto supererebbe di parecchio i 300-400 miliardi di dollari: i rischi legati alle possibili controversie giudiziarie delle istituzioni finanziarie eccedono i mille miliardi di dollari, in particolare se venisse dimostrato che le mortgage-backed securities non erano garantite proprio da nessun mutuo, perché le relative pratiche burocratiche non erano neanche state mai avviate.

Qualunque intesa dovrebbe anche includere l’accordo esplicito da parte delle banche di appoggiare la revisione della legislazione americana in materia di bancarotta per permettere di trattare i prestiti ipotecari nei normali processi in tribunale.

Se il movimento "Occupy Wall Street" ci dice qualcosa, è che l’ultima cosa di cui l’economia Usa ha bisogno è un numero ancor più elevato di famiglie strangolate dai debiti.

Copyright: Project Syndicate, 2011