Varie, 31 ottobre 2011
APERTURA FOGLIO DEI FOGLI 31 OTTOBRE 2011
Stando ai calcoli delle Nazioni Unite, questa settimana (oggi in India?) il mondo darà il benvenuto al suo abitante numero 7 miliardi. William McGurn: «Be’, forse benevenuto non è esattamente la parola giusta. Dal Columbia University’s Earth Institute, il professore Jeffrey Sachs dice alla Cnn che “le conseguenze per l’umanità potrebbero essere spiacevoli”. In precedenza quest’anno un editorialista del New York Times ha dichiarato che “la terra è piena”, suggerendo che una popolazione in crescita significa che “ci stiamo mangiando il futuro”». [1] Secondo lo UN’s Revision of World Population Prospects, se nei prossimi anni non stabilizzeremo «volontariamente» la popolazione, ciò avverrà inevitabilmente in un modo «molto meno umano», con il compimento della «già avviata» distruzione del sistema naturale. [2]
Il momento del passaggio sotto il traguardo dei 7 miliardi è ovviamente fittizio. Hamish McRae: «Potremmo aver già passato i sette miliardi - ci sono alcune ipotesi per cui potremmo esserci arrivati tre mesi fa - o, se lo Us Census Bureu è nel giusto, ciò non accadrà fino al prossimo marzo. Ma il dettaglio non importa. Quello che conta è che ogni anno aggiungiamo al mondo più della popolazione della Gran Bretagna, e mentre il tasso di crescita sta lentamente rallentando, sembra probabile che l’ottavo miliardo verrà raggiunto in qualche momento nel 2020». Per convenzione eravamo arrivati a 6 miliardi l’11 ottobre 1999 con la nascita del bosniaco Adnan Nevic. [3]
La prima stima della popolazione mondiale, si racconta, fu fatta nella seconda metà del XVII secolo da Antoni van Leeuwenhoek, mercante d’abiti di Delft (Olanda) che potrebbe aver fatto da modello a Johannes Vermeer per i quadri “l’astronomo” e “il geografo”. Robert Kunzig: «Nessuno all’epoca aveva la minima idea, c’erano pochi censimenti. Leeuwenhoek cominciò con la stima che circa un milione di persone vivevano in Olanda. Usando mappe e un po’ di geometria sferica, calcolò che la parte abitata del pianeta era 13.385 volte l’Olanda. Era difficile immaginare che l’intero pianeta fosse densamente popolato come l’Olanda, che già allora sembrava affollata. Quindi, concluse trionfalmente Leeuwenhoek, sulla terra non potevano esserci più di 13,385 miliardi di persone». Oggi gli esperti stimano che a quell’epoca la popolazione mondiale si aggirava sul mezzo miliardo. [4]
Quando Cristoforo Colombo scoprì l’America, il mondo cresceva al ritmo di due persone al minuto. Oggi sono 158. [5] Per raggiungere il primo miliardo di abitanti si dovette attendere l’inizio del XIX secolo. Nel mondo ci sono 42,5 milioni di persone che erano già qui quando nel 1927 fu superata quota 2 miliardi. [2] Da allora i traguardi si sono succeduti: tre miliardi nel 1959, quattro nel 1974, cinque nel 1987. [6] Entro il 2050, si stima che verranno aggiunti altri 2,3 miliardi di abitanti. E stando alle Nazioni Unite entro il 2100 potrebbero stare sulla terra fino a 15,8 miliardi di persone. [2] Marco Alferi: «Un’accelerazione preoccupante, che è destinata a riaccendere le polemiche sulla cosiddetta “Population Bomb”, ossia la bomba demografica. La Terra, in altre parole, sarà in grado di sfamare e sostenere ad un livello di vita decente tutte queste persone? E se la risposta a questa domanda fosse negativa, qual è la strategia migliore per affrontare quest’emergenza?». [7]
Sebbene in rallentamento, la crescita della popolazione non pare destinata a fermarsi. Kunzig: «Non solo le persone vivono più a lungo, ma nel mondo ci sono così tante donne in età riproduttiva - 1,8 miliardi - che la popolazione globale continuerà a crescere almeno per qualche altra decade, persino se ogni donna avrà meno figli di quanti ne avrebbe avuti una generazione fa». [4] McRae: «Non c’è un paese sviluppato che abbia un tasso di fertilità superiore a 2,1 figli per madre. Alcuni, in particolare gli Stati Uniti e il Regno Unito, stanno registrando una crescita della popolazione, ma quello è il risultato della migrazione netta. Gran parte dell’Europa, più Russia e Giappone, fronteggiano un declino della popolazione. Può sembrare drastico ma quello che pensiamo, facciamo o diciamo riguardo alla crescita della popolazione non è importante. Asia e Africa decideranno quello che accadrà». [3]
Con la popolazione mondiale che cresce di 80 milioni l’anno, preoccupazioni e allarmi sono inevitabili. Dicono i pessimisti: già adesso l’acqua scarseggia, il pesce diminuisce, il suolo si erode, i ghiacciai si sciolgono... Kunzig: «Quasi un miliardo di persone sono ogni giorno affamate. Tra qualche decade, ci saranno probabilmente due miliardi di bocche in più da sfamare, principalmente nei paesi poveri. Ci saranno altri miliardi di persone che vorranno e meriteranno di uscire dalla povertà. Se seguiranno il sentiero tracciato dai Paesi ricchi - abbattimento delle foreste, combustione di carbone e petrolio, uso indiscriminato di fertilizzanti e pesticidi - anche loro calpesteranno pesantemente le risporse naturali del pianeta. Come potrà funzionare?». [4]
Sono secoli che il mondo si preoccupa per la crescita della popolazione. Nel 1798 Thomas Malthus, prete ed economista inglese, enunciò la sua legge generale della popolazione, la quale inevitabilmente cresce più velocemente dell’offerta di cibo finché guerre, malattie e carestia non ne provocano la riduzione. [4] Nel 1968 Paul Ehrlich aprì The Population Bomb con la frase: «La battaglia per nutrire l’umanità è finita. Negli anni 70 il mondo subirà carestie, centinaia di milioni di persone moriranno di fame a dispetto di ogni programma di contrasto su cui ci imbarchiamo adesso». [1] Oggi il dibattito va dai “neomalthusiani” convinti che il pianeta non può sopportare così tante persone agli esperti “pro life” (Chiesa cattolica e altre istituzioni religiose o laiche, contrarie all’aborto e in generale all’intromissione dell’uomo nelle questioni della vita) convinti che «l’intera popolazione mondiale potrebbe vivere già oggi agevolmente nel solo stato americano del Texas» (Alfieri). [7]
Un articolo del New Yorker di questo mese concede che gli errori di Malthus non sono in discussione. McGurn: «Come molti altri articoli, va avanti fino a concludere che “la premessa del (suo) lavoro - che ci deve essere qualche limite alla crescita della popolazione - è difficile da contestare”. La verità è che il principale difetto di Malthus è precisamente la sua premessa. Le paure malthusiane riguardo alla popolazione discendono dalla visione malthusiana che gli essere umani sono principalmente bocche da sfamare piuttosto che menti da liberare. Secondo questo ragionamento, quando in Cina nasce un porco la ricchezza nazionale cresce, quando nasce un bambino diminuisce». Da una parte ci sarebbero insomma quelli convinti che finché la gente è libera di commerciare e usare il suo talento, più siamo meglio è, dall’altra quelli che vedendo l’umanità come «una massa di rotelle intercambiabili», si preoccupano della “sostenibilità”. [1]
Per gli ottimisti, il mondo è fisicamente capace di ospitare e alimentare molte altre persone, almeno nel breve periodo. E non è questa l’unica buona notizia. Cohen: «Fra il 1820, l’alba dell’era industriale, e il 2008, quando l’economia mondiale è entrata in recessione, la produzione economica per persona è aumentata di 11 volte. Nelle ultime migliaia di anni l’aspettativa di vita è triplicata, fino a una media globale di circa 70 anni. Il numero medio di figli per donna è caduto a livello mondiale a 2,5 da 5 nel 1950. La popolazione mondiale sta crescendo all’1,1% l’anno, la metà del tasso record degli anni 60. Il rallentamento del tasso di crescita permette a famiglie e società di concentrarsi sul benessere dei figli piuttosto che sulla quantità». [6]
L’elenco delle brutte notizie è altrettanto lungo. Cohen: «Quasi la metà del mondo vive con 2 dollari al giorno, o meno. In Cina, la percentuale è il 36; in India, 76. Più di 800 milioni di persone vivono in baraccopoli. Un numero simile, principalmente donne, è analfabeta. Tra 850 e 925 milioni di persone soffrono per insicurezza alimentare e sottonutrizione cronica. In gran parte dell’Africa e dell’Asia meridionale, più della metà dei bambini è sottopeso per effetto della fame cronica. Mentre il mondo ha prodotto nel 2009-2010 2,3 miliardi di tonnellate di cereali - abbastanza calorie per sostenere 9-11 miliardi di persone - solo il 46% del grano è finito in bocche umane. Gli animali domestici si sono accaparrati il 34% del raccolto, il 19% è andato in usi industriali come biocarburanti, plastiche». [6]
86 dei 208 milioni di gravidanze del 2008 erano indesiderate, 33 milioni si sono concluse con una nascita non pianificata. Cohen: «E le nascite non intenzionali non sono l’intero problema. I contraccettivi sono liberi dal 2002 in Niger, dove il tasso di fertilità totale - più di sette figli per donna a metà 2010 - era tra i più alti del mondo. Le donne in Niger si sposano a un’età media di 15,5 anni, e donne e uomini sposati nel 2006 volevano una media di 8,8 e 12,6 figli, rispettivamente». [6] Che il bambino o la bambina 7 miliardi sia frutto di una nascita pianificata o meno, non lo aspetta una vita facile. Adnan Nevic, il precedente neonato a nove zeri, vive da sempre nella casetta di due stanze dei poveri genitori. Stefano Trincia: «Il padre sta morendo di cancro, la madre non ha lavoro e lui rischia di dover interrompere gli studi. Ma il suo destino sarà comunque, sostengono i demografi delle Nazioni Unite, molto più accettabile di ciò che attende il suo successore». [8]
Note: [1] William McGurn, The Wall Street Journal 24/10; [2] Daniel Bates, Daily Mail 17/10; [3] Hamish McRae, The Independent 19/10; [4] Robert Kunzig, National Geographic - Seven Billion, gennaio 2011; [5] Margaret Webb Pressler, The Washington Post 27/10; [6] Joel E. Cohen, The New York Times 24/10; [7] Marco Alfieri, La Stampa 27/10; [8] Stefano Trincia, Il Secolo XIX 22/6.