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 2011  ottobre 31 Lunedì calendario

LA FORNARINA E IL GIOVANE, PRIMO INCONTRO DEI RAFFAELLO - È

la prima volta che il «Ritratto di giovane» (foto) , attribuito a Raffaello, e la «Fornarina», opera somma del maestro urbinate, si ritrovano uno accanto all’ altra. A farli incontrare ci aveva già provato, cinque anni fa, il museo Thyssen Bornemisza di Madrid, che conserva il Ritratto di giovane e aveva chiesto la «Fornarina» per una mostra organizzata dopo un accurato restauro della propria tavola che sembrava confermare l’ attribuzione a Raffaello. Ma Palazzo Barberini, che custodisce il capolavoro, aveva negato il prestito. «Il quadro è tra quelli considerati inamovibili», spiega Anna Lo Bianco, direttrice della Galleria nazionale d’ arte antica. Così è toccato al Giovane affrontare il viaggio fino a Roma, grazie a un accordo con la soprintendente del Polo museale romano Rossella Vodret, che ha concesso in cambio il «Cristo e l’ Adultera» di Tintoretto per l’ esposizione «Arquitecturas Pintadas». Per accogliere la tavola del museo spagnolo, che misura 43 centimetri per 29, esattamente la metà di quella della Fornarina, a Palazzo Barberini hanno svuotato la sala che contiene il capolavoro di Raffaello, in modo da lasciare da soli i due ritratti. Si potranno ammirare dal 3 novembre fino al 29 gennaio. Domenica 6, inoltre, grazie alla sponsorizzazione di Lottomatica, il museo sarà aperto gratuitamente per dare al pubblico l’ opportunità di vedere la piccola mostra. Il confronto costituisce un’ occasione unica soprattutto per gli storici dell’ arte, che più volte l’ avevano proposto. L’ unico modo per capire se il «Ritratto di giovane» è veramente dell’ artista urbinate, è infatti il paragone ravvicinato tra le due opere, alla ricerca di eventuali convergenze di stile. Fonti storiche non ne esistono e l’ attribuzione non è unanime. La tavola del resto appare per la prima volta nel 1928, quando i Thyssen l’ acquistano sul mercato antiquario come opera riferita a Giulio Romano. Nei decenni successivi si alternano pareri diversi riguardo alla mano dell’ artista, tutti però concordi nel riconoscere all’ opera prerogative uniche di freschezza e vitalità. «Oggi - riassume Lo Bianco - l’ idea generale, con diverse inflessioni, è di annoverarla in quella produzione ai confini tra una totale autografia del maestro e la partecipazione di allievi». Poi sono arrivate le indagini tecniche eseguite sul quadro in occasione del recente restauro e la riflettografia ha rivelato che la procedura era la stessa adottata da Raffaello: pennellate sicure e veloci, senza disegno sottostante, ma con piccolissime correzioni. Lo Bianco elenca somiglianze con la «Fornarina»: «Entrambe le teste presentano una leggera torsione sul collo sodo, gli sguardi emanano la stessa vitalità coinvolgente, i volti arrotondati sono privi di ombre e l’ incarnato è trasparente e porcellanato, di un nitore estremo. Colpisce in entrambi i ritratti la leggera sfrontatezza di chi ha tutta la vita davanti e si rivolge direttamente allo spettatore. Collocati ora uno di fronte all’ altra, si guardano e ci guardano e se percorriamo lo spazio della sala i loro occhi neri ci seguono senza mai abbandonarci». Un altro elemento di fascino che accomuna le opere è il mistero sull’ identità dei due personaggi. Della «Fornarina», pur essendo uno dei dipinti più celebri del Rinascimento, non si conoscono il committente, né la data di esecuzione; non si sa se sia un ritratto o un’ immagine allegorica, anche se una leggenda non da tutti accettata racconta che fosse il ritratto della donna amata da Raffaello. Lo stesso enigma avvolge il giovane del quadro Thyssen, sul quale si sono fatte diverse ipotesi, riportate in un recentissimo studio monografico di Mario Natale. La più verosimile sembra essere quella che identifica il ragazzo con il feroce e libidinoso Pier Luigi Farnese, che alla data presunta del dipinto, il 1517, avrebbe avuto circa quattordici anni. Una certa «aria volpina», dicono i critici, accomuna infatti questo ritratto con quello eseguito da Girolamo Mazzola Bedoli e conservato nella Galleria nazionale di Parma. Ma Pier Luigi, figlio primogenito del cardinale Alessandro Farnese che diventerà papa col nome di Paolo III, aveva un lungo naso aquilino (come testimonia anche il bel ritratto di Tiziano custodito al museo Capodimonte di Napoli) che non corrisponde affatto a quello dritto e aggraziato del misterioso adolescente.
Lauretta Colonnelli