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 2011  ottobre 31 Lunedì calendario

“Cambiare le facce” Lo show del sindaco oltre l’antiberlusconismo - Sul palco della «Leopolda» Matteo Renzi va avanti e indietro col microfono in mano e parla, parla, parla a macchinetta, ma ad un certo punto rallenta e dice: «Quando sento parlare autorevolissimi amici del nostro partito, mi sembra di ricordare la scena di un film

“Cambiare le facce” Lo show del sindaco oltre l’antiberlusconismo - Sul palco della «Leopolda» Matteo Renzi va avanti e indietro col microfono in mano e parla, parla, parla a macchinetta, ma ad un certo punto rallenta e dice: «Quando sento parlare autorevolissimi amici del nostro partito, mi sembra di ricordare la scena di un film....». In sala si abbassano le luci e sul maxi-schermo compaiono le immagini di «Non ci resta che piangere». Un frate dalla voce cavernosa dice a Massimo Troisi: «Ricordati che devi morire!». E Troisi: «Come?». Il frate ripete tonitruante: «Ricordati che devi morire!». E Troisi: «Sì, sì, mo’ me lo segno...». Si riaccendono le luci, si ride in sala e Matteo Renzi si riprende la parola: «Allora mo’ ce lo segniamo: abbiamo capito che ci sono tanti elementi di difficoltà. Però noi pensiamo che sia di centrosinistra dire che questo mondo globalizzato offre molte opportunità al nostro Paese e che alla destra non si può replicare con gli slogan, la conservazione e senza il coraggio». In questa sequenza c’è tanto Matteo Renzi, l’uomo nuovo della sinistra italiana. C’è la citazione, non colta: lui preferisce quasi sempre estrarla da film o canzoni. C’è la vis comica, che anni fa indusse qualche detrattore di Renzi a definirlo un «Pieraccioni in politica». C’è il comizio come commistione di generi. Ma c’è anche - ed è questa la vera novità della tre giorni del «Big bang» concluso ieri - il messaggio politico col quale Renzi si propone leader del centrosinistra: basta col pessimismo e il vittimismo della sinistra, per vincere bisogna rischiare, proporre ricette innovative, premiare il merito e rottamare «l’ugualitarismo che finisce per stuprare» un obiettivo sacrosanto come «l’uguaglianza». E poi, con un’uscita molto impegnativa, Renzi ha proposto: «Dobbiamo estinguere i nostri debiti». Spiegandola così: «I nostri nonni politici sono andati al ristorante e hanno lasciato il conto da pagare, ma il debito pubblico è la cosa più ingiusta e immorale che un bambino di oggi si trovi a fronteggiare». Nell’ultimo giorno del «Big bang», Renzi ha perfezionato il suo messaggio e, per dirla con Sandro Gozi, un giovane non-allineato, «la grande novità è che Matteo sta cancellando le linee tra berlusconismo e antiberlusconismo e annullando il confine tra “noi” e “loro”, ha iniziato a proporsi a tutti gli italiani, senza distinzioni». Con il discorso del sindaco di Firenze si è chiusa ieri mattina la convention voluta da Renzi per lanciare la sua corsa verso la premiership. Convention dalla formula originale. Con 5 minuti a testa, decine di personaggi, competenti ma per lo più sconosciuti, hanno risposto ad una domanda paradossale: cosa faresti se fossi presidente del Consiglio? Le risposte si sono intrecciate con un dibattito intensissimo via Internet (500 mila contatti via streaming, molte migliaia via Facebook e Twitter). In compenso Renzi non ha sciolto formalmente il tormentone della sua candidatura alle Primarie per Palazzo Chigi, che nessuno sa se si svolgeranno e con quali modalità. Ha detto Renzi: «Se uscissimo da qui con una candidatura faremmo un tragico errore» e dunque «nei prossimi tre mesi faremo conoscere le nostre proposte in tutta Italia». Come dire, senza dirlo: aspettiamo di vedere se il governo dura o no, io intanto giro per l’Italia (ecco la novità dei prossimi giorni), ma sono pronto a candidarmi, sia se si vota tra cinque mesi, sia se si voterà nel 2013. Trentasei anni, una stazza più significativa di quel che pare in tv (è alto un metro e 86), un’adrenalina da politico in carriera (dorme 4 ore e arriva a Palazzo Vecchio alle 8 del mattino), perennemente collegato con i social network (anche quando va in tv si porta il suo iPad), Renzi ieri ha fatto finta di annunciare che la missione della rottamazione era «completata» con la Leopolda-1 e che questa era l’edizione delle proposte concrete. A cominciare dalle «cento idee per l’Italia», da ieri sera consultabili via Internet. Ma alla polemica contro la nomenclatura del Pd Renzi non rinuncia. Con uno dei numeri a più forte contenuto comico, ad un certo punto il sindaco ha detto: «In un Paese normale non è possibile che cambino tutte le volte i simboli dei partiti e rimangano le stesse facce. Abbiamo finito la foresta e gli zoo per cercare i simboli... animali, bestie, piante... Manteniamoci il partito che abbiamo e cambiamo i leader!». Bersani? «Ha l’età di mio padre». Vendola e D’Alema? «Nichi ha fatto cadere il primo governo Prodi, provocando quel tradimento che portò all’inciucio e al governo D’Alema». E un giovane come Stefano Fassina? «Non ci sto a prendere la linea da uno che sta chiuso al partito e non prende voti neppure nel suo condominio». Il Pd? «La sua storia la scrivano i pionieri non i reduci». Primarie? «Non farle sarebbe peggio di un crimine». Berlusconi? Renzi poiché lo considera finito, non lo cita se non di sfuggita («Ha l’età di mia nonna»), ma poi fa una battuta sul centrosinistra: «Se non vinceremo le prossime elezioni ci daranno il premio Nobel: saremmo da trattamento sanitario obbligatorio». Prima di Renzi, aveva parlato Luigi Zingales, economista che insegna negli Stati Uniti che si è prodotto in alcune definizioni apprezzatissime dai duemila della Leopolda: «L’Italia si è trasformata in una peggiocrazia, governata dai peggiori»; per effetto del sistema delle «raccomandazioni e dei figli di papà», «in Italia ci sono le migliori segretarie e i peggiori manager». Alla fine Renzi lo ha ringraziato: «Abbiamo trovato il candidato».