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 2011  ottobre 31 Lunedì calendario

TUTTI I NUMERI DEL PSG

La misura del potere non la danno i soldi, palate di soldi, piovuti su Parigi, ma quattro ministri, un sindaco, un ex ministro, due figli del presidente della Repubblica, una schiera di cantanti e attori e quattro campioni del mondo (Zidane, Thuram, Karembeu, Pires) impilati nella tribuna d´onore del Parco dei Principi durante la partita con il Lione, attirati da ciò che il Paris St-Germain sta diventando: un corteo di lusso al seguito dei nuovi ricchi, verso un baricentro che si sta spostando. Parigi è sempre stata periferia del calcio (due soli scudetti, nessuna grande capitale europea ha un ruolo così marginale) ma s´appresta a diventarne il centro. Suivez l´argent, seguite i soldi: Parigi ha in mente di conquistare (comprarsi?) il mondo.
Lo sceicco di turno è il principe ereditario del Qatar, Tamim ben Hamad al-Tahani, 32 anni, una ricchezza sconfinata dovuta ai giacimenti di gas, un impero che spazia da Harrods (tutto suo) alla Volkswagen (di cui è proprietario al 17%), dalla Borsa di Londra (15,1) alla Porsche (10) fino all´ultima acquisizione, cioè il 70% del Psg, sul quale ha scaraventato quasi novanta milioni di euro per la campagna acquisti più faraonica della storia del calcio transalpino. Poco meno della metà (42) sono stati spesi perPastore, il calciatore più pagato in Francia. Il cugino del principe, Abdullah, si è accontentato di inglobare il Malaga: in famiglia ci sono delle gerarchie. Parigi è un´altra cosa, ha il fascino della Ville Lumière, un nome attraente, milioni di tifosi alle spalle e tra di loro Nicholas Sarkozy, il regista occulto dell´operazione che ha sconvolto il calcio francese. I rapporti diplomatici (che naturalmente discendono da quelli commerciali: gas, gas, gas) tra l´Eliseo e Doha sono stretti e la diplomazia è, dicono gli esperti, uno dei tre canali attraverso i quali il Qatar vuole condizionare l´occidente: gli altri sono Al Jazeera, cioè la voce del mondo arabo, e lo sport. Il Qatar ospiterà i Mondiali del 2022, raccontano che una sera Sarkozy invitò a cena Platini - che non ama i ricchi forestieri - per caldeggiarne la candidatura. Tutto torna. La moglie dello sceicco, Mozah, è un´affascinante donna con idee progressiste (per i parametri arabi, chiaro) che intrattiene rapporti con Carla Bruni e che ha vinto, su di lei, una specie di sfida di bellezza durante la sua ultima visita all´Eliseo: anche questo tocco glamour aiuta.
Nello specifico, il potere è in mano a Nasser El-Kalahifi, ex titolare in Coppa Davis per il Qatar, patron di Al Jazeera sport (che ha appena comprato i diritti della Ligue 1 per 200 milioni) e futuro presidente del Psg: la nomina è attesa a giorni. Il manager ha delegato lo smisurato patrimonio di cui dispone a Leonardo, che ha una carica apparentemente piccola (direttore sportivo), uno stipendio enorme (2,5 milioni) e un´autonomia assoluta: ha fatto piazza pulita della vecchia dirigenza e concentrato su di sé ogni competenza, almeno fino quando non diventerà operativo Jean-Claude Blanc, nominato dg nonostante i recenti disastri juventini. I maligni dicono che da qualche mese Psg sia l´acronimo di Par Sa Gueule, per la sua bocca: quella di Leo, ovviamente, perché la legge è ciò che dice lui. L´unico a resistere è, quasi stoicamente, l´allenatore Antoine Kombouaré, nato in Nuova Caledonia, ex roccioso nerissimo stopper e tanto poco charmant per trovare posto in questo progetto stellare. Lo sceicco avrebbe voluto Mourinho, El Kalahifi aveva contattato Wenger, Leo ha corteggiato Ancelotti però alla fine è rimasto lui, solido come d´autunno le foglie sugli alberi ma tenacemente aggrappato a una panchina che smotta anche dopo un pareggio in Europa League, puntellata poi con una serie di successi (sei di fila, dopo il 4-2 di sabato al Caen) che hanno portato il Psg ai livelli di 25 anni fa, quando vinse il campionato. Ha un carattere burbero, è famoso per i furibondi litigi con i giocatori (Rothen, Kezman, Nenê), non ha un pedigree di primo livello e soprattutto deve sopportare un isolamento evidente, anche se dice che i rapporti con Leo sono di «reciproco rispetto», o di forzata sopportazione. Ha un solo modo per sopravvivere al suo destino di condannato: «Vincere, vincere, vincere». E se sulla lussuosa campagna acquisti non ha messo becco, ne ha cavato vittorie e spettacolo guadagnando, quanto meno, del tempo. Una volta che Ménez chiese di giocare di più, gli rispose a muso duro: «Chi è che comanda, qui?». Poco dopo, Leonardo coccolò l´ex romanista, rendendo chiaro a tutti chi comandasse. Ma Kombouaré non molla e intanto ha raggiunto il suo primo obiettivo: Pastorizzare, come dicono qui, il Psg, ovvero metterlo a disposizione del talento di Pastore, che era stato accolto con sospetto («Tutti questi soldi per uno sconosciuto?») ma che adesso è una star assoluta, al punto che scarseggiano le lettere o per stampare il suo nome sulle magliette. Il Psg pastorizzato procede a colpi di tacco, veroniche, finte e sbandamenti difensivi, l´argentino ha una corte di talenti (Ménez, Nenê, Gameiro) che sprigiona bollicine e per queste cose i francesi si sdilinquono, anche se poi sono molto apprezzate pure le parate di Sirigu.
Il progetto della Qsi (Qatar Sport Investiment) è quinquennale, nel senso che si mira a vincere la Champions entro il 2016. L´obiettivo immediato sarebbe un posto sul podio in Ligue1, ma ormai il Psg è dato per favorito già in questa stagione. L´idea di partenza è che sarà più semplice che fare grande il Manchester City, visto che è più facile convincere i fuoriclasse a mettere casa a Parigi piuttosto che nel nord dell´Inghilterra. A gennaio, difatti, arriverà David Beckham, una pura speculazione commerciale per esportare l´immagine del Psg verso oriente. Gli hanno assicurato una villa blindata vicino a Camp de Loge, dove il Psg s´allena, e un alloggio di lusso in centro, per lo shopping di Victoria. Allo sceicco interessa soprattutto che circoli il loro nome. O meglio: che il Qatar si faccia un nome. Di guadagnarci, sostanzialmente, se ne frega: ha lasciato il 30 per cento del club al fondo di investimento statunitense che lo possedeva, consentendogli di proseguire il business immobiliare su cui stavano lavorando. Il Parco dei Principi verrà ristrutturato l´anno prossimo, ma saranno soprattutto le nuove villette delle strade chic di Boulogne-Billancourt a consolare gli americani dallo scippo qatariano: la Qsi ha pagato il club appena 40 milioni, di cui 20 destinati alla copertura dei debiti. Pare che sia stato sempre Sarkozy a tenere basso il prezzo.
In attesa che il denaro faccia il suo corso, la Pastorizzazione ha riportato i parigini allo stadio, che s´era svuotato l´anno scorso a causa del durissimo piano di repressione varato dal vecchio club in sintonia con il ministero degli interni dopo il secondo tifoso morto in cinque anni: i gruppi ultrà (fascisti da una parte e casseurs dall´altra, in rivalità tra loro) sono stati azzerati, gli abbonamenti cancellati, la scelta del posto resa aleatoria per evitate assembramenti. Ora l´ambiente è più freddino ma lo stadio è sempre pieno, e non solo di ministri: vengono a vedere i colpi di tacco, mentre gli estremisti di destra si sono ridotti ad andare a far casino nelle partite delle giovanili, o in quelle della sezione femminile. E sono i soli a imprecare contro l´invasore arabo. Per tutti gli altri, un portafoglio gonfio non è mai troppo straniero. Gli altri club francesi non si sono ingelositi: sanno che la pioggia di soldi bagnerà pure loro, anche se il budget dell´Ajaccio è un nono di quello del Psg, 16 milioni contro 150: non c´è molta egalité. Di fastidio ne ha provato solamente Margarita Louis-Dreyfus, proprietaria del Marsiglia. I suoi tifosi la contestano, lei ha presentato una scusa che ricorrerà tra i colleghi: «Sono mica uno sceicco, io».