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 2011  ottobre 31 Lunedì calendario

Italia, il Paese dei condoni da 62 miliardi - L’ Italia si fa sfuggire ogni anno almeno cento miliardi di euro di tasse non riscosse

Italia, il Paese dei condoni da 62 miliardi - L’ Italia si fa sfuggire ogni anno almeno cento miliardi di euro di tasse non riscosse. E fa rabbia pensare che se lo Stato si decidesse una buona volta a incamerare questi soldi (che gli sono dovuti) tutti i problemi del bilancio pubblico sarebbero risolti, assieme alle faccende che ci affliggono riguardo all’Europa, ai rating, agli spread eccetera. A parziale compenso, il nostro Erario recupera con i condoni fiscali, edilizi eccetera. Ne hanno fatti un po’ tutti i governi, non solo quelli guidati da Berlusconi. Anzi il condono è quasi un classico nella gestione erariale italiana, tanto che negli ultimi 30 anni lo Stato ha incassato con le sanatorie l’equivalente di 62,5 miliardi di euro (diciamo l’equivalente perché gli introiti dei primi vent’anni sono avvenuti in lire). Un’elaborazione dell’AdnKronos su dati Istat valuta che in media lo Stato abbia ricevuto 2,1 miliardi l’anno, con la punta massima raggiunta nel 2003 quando sono stati incassati 17,6 miliardi. Una media ben misera, confrontata a quanto sarebbe dovuto arrivare dalle tasse. Due miliardi l’anno anziché cento e passa. «Italia sì /Italia no», cantavano Elio e le Storie Tese, riricordando stragi impunite e altro. «Ma questa è la vita». Il condono più cospicuo (e anche il più redditizio per l’Erario) è stato quello «tombale» del governo Berlusconi, che nel biennio 2003-2004 ha fatto incassare 25,1 miliardi. Mentre dagli scudi fiscali sono arrivati 2,1 miliardi nel biennio 2003-2004 e 5,7 miliardi nel 2009-2010. Il condono edilizio ha garantito 4,6 miliardi, mentre dalle altre sanatorie è arrivato il resto del bottino. In particolare la regolarizzazione dei ritardati e omessi versamenti delle imposte ha portato 264 milioni di euro dal 1997 al 2002 mentre dalle sanatorie degli anni pregressi delle imposte dirette, indirette e dall’accertamento con adesione sono arrivati complessivamente 27 miliardi nel trentennio. Ben il 55,1% del gettito complessivo è arrivato negli ultimi 10 anni, in cui sono stati incassati 34,4 miliardi. Il primo condono dall’inizio della serie storica è arrivato nel 1982 con il governo Spadolini, che l’anno successivo ha portato nelle casse dello Stato 3,3 miliardi di euro. Nel 1991 è stata la volta del condono targato dal governo Andreotti, che nei due anni successivi ha garantito 9,4 miliardi di entrate. Nel 1995 ci ha pensato il governo Dini a mettere in campo una sanatoria, che ha portato 6,9 miliardi di gettito. Mentre gli ultimi due condoni, del governo Berlusconi, sono quelli del 2003 (condono tombale) e 2009 (scudo fiscale) che complessivamente hanno fatto incassare 33,1 miliardi. L’ipotesi di un terzo condono targato governo Berlusconi è tornata alla ri-balta, come possibile strumento per incassare liquidi da investire nel decreto sviluppo. Ad avvalorare le indiscrezioni c’è stata la bozza circolata in settimana, che conteneva diverse ipotesi. Il coro di no che si è sollevato appena sono iniziate a circolare indiscrezioni su possibili sanatorie, è composto da molte voci, che vanno dai commercialisti alla Banca d’Italia, passando per sindacati e opposizione. Palazzo Koch, nell’ultima audizione al Senato, ha ribadito i propri dubbi sull’utilizzo delle sanatorie: in Italia si è fatto notare - ci sono stati tanti condoni negli anni passati, per questo sarebbe meglio essere «cauti» nell’utilizzo delle sanatorie. «Sarei cauto sull’utilizzo dei condoni - ha affermato il capo dell’area ricerca economica di Bankitalia, Daniele Franco -, nel senso che in questo Paese ne abbiamo avuti tanti ed è un Paese in cui l’evasione fiscale è molto ampia». Di qui «il rischio che un condono possa in qualche modo non aiutarci a uscire da questa situazione». Le sanatorie, ha aggiunto Franco, «hanno ovviamente pro e contro: avere gettito, chiudere situazioni passate e avere risorse per interventi utili» sul lato dei pro. Mentre dall’altro lato ci sono «effetti distorsivi che vengono dal segnale che viene mandato al contribuente». A stigmatizzare l’utilizzo del condono, per trovare le risorse necessarie allo sviluppo, sono stati anche i commercialisti: «Questo tipo di iniziative - ha sottolineato il presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti, Claudio Siciliotti - porta tanto gettito ma toglie tanta credibilità, distrugge il già precario, per non dire inesistente, rapporto di fiducia tra fisco e contribuenti». Un altro stop a possibili sanatorie arriva dalla Corte dei Conti, secondo cui «un gettito una tantum può essere utile ma nel caso di specie va tenuto conto che ci sono dei gettiti attesi dalle misure di lotta all’evasione che, in caso di adozione dei condoni, naturalmente verrebbero vanificati». Il presidente di sezione della magistratura contabile, Luigi Mazzillo, a margine di un’audizione, ha sottolineato che vanno inoltre considerati «i vincoli derivanti dalla normativa europea».