Egidio Bandini, Libero 30/10/2011, 30 ottobre 2011
1 PEZZO + 3 LETTERE
«CANDIDO», LA BESTIA NERA DEI TRINARICIUTI –
«In seguito alle improvvise dimissioni di Guareschi, con questo numero Candido sospende le pubblicazioni». Con questo laconico comunicato, l’editore Rizzoli, il 22 ottobre di 50 anni fa, liquidava una delle testate satiriche più amate dagli italiani, un giornale che, per 16 anni, aveva portato alta la bandiera della libertà. Ben al di là, però, delle dimissioni di Guareschi, il motivo che indusse il “Commenda” a sopprimere il Candido fu un altro: l’inchiesta firmata da Giorgio Torelli sulla “variante aretina” all’Autostrada del Sole, variante che si sosteneva fosse stata progettata ad hoc su esplicito mandato dell’allora presidente del Consiglio Amintore Fanfani. Il commendator Rizzoli, a causa dell’inchiesta, si vide negare udienza proprio da Fanfani e così, prendendo al balzo la palla che Giovannino gli aveva passato dimettendosi, dopo gli ennesimi contrasti con i «cinematografari» della Cineriz per come avevano trattato i suoi personaggi nel film “Don Camillo Monsignore… ma non troppo”, decise di chiudere bruscamente il settimanale, senza tante spiegazioni.
La stampa dell’epoca ebbe reazioni di segno assai diverso: l’Unità del 19 ottobre titolò “L’anticomunismo si vergogna di avere riso con «Candido»”, con sopra al titolo un occhiello che non lasciava dubbi: “Il giornale di Guareschi è morto fra l’indifferenza generale”. Per la Gazzetta dell’Emilia del 14 ottobre, invece «Con la fine di «Candido» si spegne l’ultima voce del patriottismo in Italia. Era un giornale patriottico, che aveva il culto del Tricolore, che per la parola Patria avrebbe voluto una “P” sempre più maiuscola...».
Una fine annunciata, quel la di Candido, della quale anche Enzo Biagi, direttore del Telegiornale, si rammaricò dagli schermi della Rai e Giovannino, che ben aveva presenti le possibili conseguenze del non uniformarsi alla vulgata, scrisse subito all’amico.
Ovviamente, non mancarono lettere da parte dei 23 lettori, alcune delle quali sono davvero emblematiche. Scriveva il dottor Giovanni Bearzi da Venezia: «Mi sorprende che l’Editore di CANDIDO offra, in cambio di quel Settimanale, l’OGGI o l’EUROPEO. Dal mio punto di vista, cento numeri dell’OGGI o dell’EUROPEO non valgono un solo articolo di GUARESCHI. Prego pertanto mettere a disposizione di GUARESCHI il residuo importo dell’abbonamento, perché lo destini come meglio crede, a beneficienza, o quale anticipo sull’abbonamento di quel Giornale che, come auspicato da tutti i buoni Italiani, Egli vorrà far rinascere dalle scottanti ceneri del CANDIDO».
Guareschi, infatti, non si perse d’animo e tentò in ogni modo di “resuscitare” almeno lo spirito del suo settimanale, chiedendo un aiuto proprio ad Andrea Rizzoli, per fondare quella che lo stesso Giovannino chiamava «azienda agricolo-editoriale».
L’idea era di comporre e stampare assolutamente in proprio Il Fogliaccio, periodico che avrebbe dovuto continuare a tenere alta la bandiera del Candido, uscendo appunto dalle officine agricolo-editoriali di Roncole Verdi, ossia da casa Guareschi.
Ma così non fu e Il Fogliaccio non uscì mai. Fino al 1968, quando Giorgio Pisanò acquistò la testata e fece resuscitare proprio il Candido e per prima cosa, con una lettera vergata a mano sulla carta del ristorante di Giovannino il 15 luglio 1968, propose a Guareschi di tornare sul campo di battaglia. Sei giorni dopo, il 22 luglio, Giovannino moriva d’infarto a Cervia. Non avrebbe mai visto il ritorno del suo “fogliaccio”, che uscì il 27 luglio con queste righe di Giorgio Torelli: «A pensarci, scrisse come Verdi compose: linearmente, per essere capito da tutti, scegliendo i temi della passione, del furore, dell’odio, dell’amore, della speranza, del rimpianto dal suo animo padano; prendendoci, dunque, a modello tutti. Tutti noi di questa pianura tra l’Appennino e il Po. Se il suo funerale nella luce della Bassa, per quelle strade di polvere bianca, si apre con don Camillo, dietro dovrà esserci anche Peppone».
Egidio Bandini
A BIAGI – SE VUOI RESTARE IN RAI SCORDA D’ESSER ONESTO –
«Caro Biagi, sono molto preoccupato per te. Tu, dunque, non sai che Guareschi non fa notizia neppure se gli succede di mordere un cane? È mai possibile? Non commettere mai più simili imprudenze: se intendi rimanere alla RAI-TV devi dimenticare d’essere una persona onesta e intelligente. Ti ringrazio e ti saluto con sincero affetto. (Lettera inedita a Enzo Biagi del 17 ottobre 1961)
A RIZZOLI – UNA VOCE LIBERA CHE PARLI AGLI ITALIANI –
«Caro Andrea, ritengo, più che utile, necessaria una voce libera che parli agli italiani con le parole e lo spirito del primo e – me lo permetta – glorioso “Candido”. Ho ripensato, però, all’idea dell’azienda “agricolo-editoriale”: è sempre seducente ma ritengo di dovere – e di poter – trovare una soluzione che semplifichi assai le cose e offra maggiori garanzie. Sto già trattando, e, non appena avrò qualcosa di positivo a mia disposizione, sarà mio dovere informarLa. Naturalmente, pure rinunciando al prestito delle macchine, mi sarà sempre necessario il Suo aiuto per la distribuzione del “fogliaccio”: spero che Lei possa, in questo senso, affiancare la mia onesta impresa. Comunque, a suo tempo, Le esporrò il mio progetto completo». (Lettera inedita ad Andrea Rizzoli del 9 dicembre 1961)
DA PISANÒ – È TUTTO PRONTO, ORA MANCA SOLO LEI –
«Caro Direttore, so benissimo che questo non è il momento più adatto, so benissimo che questa mia la farà bestemmiare e che lei mi manderà al diavolo, ma debbo necessariamente farle avere questa mia lettera. A questo momento la situazione è la seguente: 1) testata depositata. 2) carta pronta. 3) tempi di lavorazione decisi. 4) contratto firmato con la stampatrice. 5) diffusione organizzata come da circolare allegata (e tiratura fissata, su richiesta degli edicolanti, in 75000 copie, forse 80000). Io resto qui a Busseto, saldamente seduto nella mia vettura, in attesa di una sua qualche risposta». (Lettera inedita di Giorgio Pisanò (nella foto) a Guareschi del 15 luglio 1968)