Pino Donghi, Domenica-Il Sole 24 Ore 30/10/2011, 30 ottobre 2011
FARE GOL CON LETTERE E QUANTI
Il Barça di Sandro Modeo (appena edito da Isbn, pagg. 208, € 13,90) è un libro totale, come il totaalvoetbal, come quel calcio totale che dall’Olanda di Rinus Michels e Johan Cruijff arriva al Barcellona di Pep Guardiola e di cui il libro racconta. Modeo lo fa – riprendendo la fortunata esperienza del suo precedente L’alieno Mourinho – riflettendone le caratteristiche nella scrittura: allo stesso tempo mandando tutti all’attacco gli argomenti che contrastano l’idea di una cultura alta impermeabile ai grandi temi e agli interessi di quella popolare, e tutti in difesa quelli che affermano la legittimità di provare a parlare del calcio con lo stesso rigore con cui si racconta di una scoperta scientifica o di un’esegesi letteraria e filosofica. Il Barça è un libro totale ed è l’uovo di Colombo: se vuoi disseminare cultura alta non è necessario usare un linguaggio per iniziati e scegliere un tema marginale e inattingibile ai più come, dall’altro lato, parlando di sport, e di calcio in particolare, non è obbligatoria la grossolanità, la sotto-cultura di certi salotti televisivi, la volgarità delle dirette radio degli irriducibili tifosi.
Nel libro il calcio d’inizio corrisponde al fischio finale della notte del 28 Maggio 2011, stadio di Wembley. Per la cronaca sportiva è il giorno in cui il Barcellona batte il Manchester United 3-1 nella finale di Champions League, in realtà è la notte in cui «i nostri sensi e il nostro assetto percettivo sono stati messi alla prova». Non succede spesso, non succede solo nel calcio, c’è la sera dei 100 metri di Usain Bolt alle Olimpiadi di Pechino, c’è il Roger Federer omaggiato da David Foster Wallace, che chiama i suoi colpi «momenti Federer», ma quando succede – commenta Modeo citando il William Gibson di Neuromante – «si avverte la sensazione definitiva che qualcosa si sia spostato nel cuore delle cose».
Imprescindibile un omaggio alla Catalogna, quella che un tempo fu la regione aquitano-cantabrica, terra di preistoriche innovazioni tecnologiche e di straordinari capolavori di pittura rupestre. Arte e Scienza: è fin da lì che si ritrova il carattere della modernità catalana, sintesi coerente tra autonomia irriducibile e apertura selettiva, compendio che giustifica le opinioni degli osservatori del Barça, insieme che fonde armonicamente finezza tecnica e organizzazione tattica, talento e disciplina. «L’avanguardia culturale e calcistica del Barça – argomenta Modeo – in questa prospettiva è un’applicazione particolare di quella catalana, orgogliosa della propria officina autoctona (la cantera) e consapevole di dover tutto alla propria apertura selettiva, cioè al trapianto di calcio olandese avvenuto all’inizio degli anni 70 col Generale Michels e con Cruijff come giocatore totale».
Per chi è amante di questo calcio – che secondo l’autore potrebbe anche sopravvivere al calcio come sport, essendo un atteggiamento, un’applicazione particolare di uno schema cognitivo – è una festa della quale si ripercorrono tappe e personaggi. Dagli "orange" che incantano nel ’74, al primo Dream Team, quello con Cruijff in panchina, che porta a Barcellona la prima Coppa dei Campioni, tornando indietro al 1971 e ’73, quando la coppia Michels-Cruijff si sposta dal l’Ajax al Barça, e poi ancora nel passato di Vic Buckingham e di Jack Reynolds, maieuta di Michels ma anche sfortunato compagno di P.G.Wodehouse nel campo-manicomio di Tost dove i nazisti lo trasferiscono nel 1940. C’è posto per l’epopea del "brand" Liverpool, quello di Bill Shankly, l’allenatore dal credo socialista (etica sociale prima ancora che politica e da estendere persino alla tattica della squadra) e quello del suo erede Bob Paisley, il vero artefice della grande macchina di "calcio totale" inglese. C’è il vallone Goethals e il fiammingo Guy Thys, responsabili dei successi del Marsiglia e della nazionale belga. C’è il viennese Happel che guiderà gli olandesi, ancora loro, nella sfortunata seconda finale mondiale del ’78, quella persa con l’Argentina nello stadio di Buenos Aires presidiato dai militari della giunta. Conosciamo l’inventore del pressing, il russo Victor Maslov, per sette anni alla Dinamo di Kiev precedendo il più famoso Colonnello Lobanovskij. Il Milan di Sacchi riceve un doveroso omaggio, ricordando come il tratto polifonico di quella squadra non può non rimandare a un tecnico che condivide il paese di nascita, Fusignano, con Arcangelo Corelli, genio della polifonia strumentale. Quindi si torna al Barça di Van Gaal, e di quel Frank Rijkard che nel 2006 riporta a Barcellona la Coppa dei Campioni e nel l’estate del 2008 «lascia a Guardiola un Barça pronto per il salto quantico».
Sì, proprio la meccanica quantistica, il processo più controintuitivo della scienza, permette a Modeo di spiegare il gioco del Barça, un "continuum" composto di "parti discrete", l’interazione tra i giocatori – l’interferenza quantica – che rende evidente la vera sostanza della squadra giacché, «nei blau-grana, la generalità del sistema non nega – anzi esalta – la specificità dei singoli» e giocare contro di loro è come trovarsi in un universo in cui, di ogni giocatore, sia possibile valutare solo la posizione o la velocità. Per capire davvero l’incidenza prospettica del calcio totale Modeo ricorre ai batteri e alla loro plasticità adattativa e riesce, per questa via, a raccontare della differenza tra modello lamarkiano (istruzionista) e darwiniano (selezionista). Il primo modello, o schema, agisce soprattutto in relazione all’avversario, il secondo invece imposta un sistema o uno stile a prescindere dall’avversario: un calcio "selezionista", che anticipa e propone invece di aspettare e rispondere.
Ma non c’è solo scienza. Modeo si muove a zona, con riferimenti a Gaudì, all’Angelus Novus di Benjamin e se l’Ajax e l’Olanda del ’74 ricordano l’effrazione dei Pink Floyd, il fluire lisergico di Ummagumma o di Meddle, vedere giocare il Barcellona di Guardiola è come sentire Kid A e Amnesiac dei Radiohead. Si chiude con Calvino e le sue Lezioni Americane e tra queste la "molteplicità", il connotato riassuntivo del "calcio totale", il concetto che meglio condensa il carattere polifonico, stratificato, insieme preciso e aperto, giacché la regola non soffoca la libertà, del totaalvoetbal: in una parola-persona Leo Messi, il genio intuitivo che si integra e si esalta nella contrintuitività rigorosa e organizzata del sistema.
«Si tratta di una lettura entusiasmante ma non semplice», così la introduce Paolo Condò, riferendosi alla metafora fascinosa quanto complessa del calcio quantistico; ma c’è anche il caso di qualche fisico, invece, che potrebbe trovare non così ovvi i molti riferimenti agli schemi del calcio. Dopodiché anche lui converrà che il calcio buono – e quello raccontato da Modeo è buonissimo – rende migliore la vita.