GIANNI RIOTTA, La Stampa 30/10/2011, 30 ottobre 2011
Deng, lo strano comunista che ha cambiato il mondo - Quale leader del XX secolo ha, a vostro giudizio, migliorato la vita del maggior numero di esseri umani? E quale leader ha più a lungo mutato le sorti del mondo? Il presidente Roosevelt, che batte la crisi del 1929 e Hitler, il pacifista dell’indipendenza indiana Gandhi, Mandela, il reverendo King, Watson&Crick del Dna, Jobs del computer, i pionieri di femminismo ed ecologia, Wolf e Bateson? Nelle 876 pagine della sua biografia «Deng Xiaoping and the transformation of China» il professor dell’università di Harvard Ezra Vogel propone il leader della nuova Cina come campione del Novecento
Deng, lo strano comunista che ha cambiato il mondo - Quale leader del XX secolo ha, a vostro giudizio, migliorato la vita del maggior numero di esseri umani? E quale leader ha più a lungo mutato le sorti del mondo? Il presidente Roosevelt, che batte la crisi del 1929 e Hitler, il pacifista dell’indipendenza indiana Gandhi, Mandela, il reverendo King, Watson&Crick del Dna, Jobs del computer, i pionieri di femminismo ed ecologia, Wolf e Bateson? Nelle 876 pagine della sua biografia «Deng Xiaoping and the transformation of China» il professor dell’università di Harvard Ezra Vogel propone il leader della nuova Cina come campione del Novecento. Centinaia di milioni di cinesi devono a Deng il passaggio, in una generazione, dalla fame, la miseria e la fatica dei campi al benessere, la ricchezza, standard di vita occidentali. Se il XXI secolo è già definito - forse con un pizzico di fretta patriottica - dallo studioso di Singapore Kishore Mahbubani «Secolo asiatico», il merito è di Deng, che muta la Cina della ciotola di riso al giorno nel gigante economico, diplomatico e militare profetizzato da Napoleone: «Quando la Cina si sveglierà, scuoterà il mondo». Mao chiamava Deng «Ago in un batuffolo di cotone», il soprannome dei compagni nel Partito comunista cinese era più grigio, «Fabbrica d’acciaio». Per tutta la vita diede poca confidenza, non strinse amicizie profonde, si tenne chiuso dentro il cuore e l’anima. Vogel, 81 anni, riesce a raccogliere pochi aneddoti sui 92 anni del leader cinese, riservato e schivo, tipico quadro comunista, senza archivio di carte, appunti, diari. Nato al tramonto della Dinastia Qing, fuma e beve, adora il pane e i formaggi (gusti acquisiti a 16 anni, emigrato in Francia dove si converte al comunismo con il futuro primo ministro Zhou en Lai), gioca a bridge e userà fino all’ultimo le sputacchiere care ai cinesi della sua generazione. Niente università, solo un anno alla Scuola di partito a Mosca. Non si apre neppure in famiglia, la prima moglie muore giovane, la seconda lo lascia, la terza, Zhuo Lin, gli dà tre figlie e due figli. A uno di loro, Deng Pufang, le Guardie Rosse, durante la Rivoluzione Culturale, spezzano la schiena buttandolo dal quarto piano: resta paraplegico. Per tutta la vita la sua sola ossessione è sviluppare la Cina, creare le fabbriche, le scuole, le strade, i palazzi, la vita che ha visto brillare a Parigi e che nella fame, le guerre, le persecuzioni dell’antico impero sembra perduta. Lavora con metodo e, non appena la morte di Mao apre alle caute riforme di Hua Guofeng, per vent’anni guida i cinesi al futuro, ammonendoli «Arricchitevi!». Non ha gli slogan di Mao, Rivoluzione culturale, Grande Balzo in Avanti, tutti finiti in tragedia. Deng accetta e scarta le idee con pragmatismo da «Fabbrica d’acciaio», quel che funziona si usa, quello che non funziona si rottama. I risultati sono formidabili: «In Occidente nessuno, nel 1978, immaginava che il Partito comunista cinese potesse guidare la nazione a una crescita economica più rapida dei Paesi capitalistici. Neanche gli studiosi ne avevano la più pallida idea», riconosce Vogel. Il paradosso della Cina di Deng, gigante economico che usa gli strumenti del mercato in uno Stato comunista a partito unico, azzera ogni ideologia del ‘900, liberale o socialista, e vale qui la risposta di Vogel alla domanda «Quale leader ha migliorato la vita di più persone nel secolo?»: Deng Xiaoping. Dove invece gli storici delle prossime generazioni dibatteranno è sulle contraddizioni di Deng, prima del famoso viaggio in America del 1979, quando il minuscolo leader cinese si cala sulle orecchie da Topo Gigio il cappellone Stetson dei cow-boy e saluta come a un rodeo. Perché dei massacri del maoismo Deng è corresponsabile, fin dall’epica Lunga Marcia che salva l’esercito popolare nel ‘34. Durante la riforma agraria 1949-1951 Deng epura i piccoli agricoltori, la classe di suo padre, e riceve l’elogio macabro di Mao «Hai avuto successo, ne hai liquidati un bel po’…». Vogel stima le vittime fra i due e i tre milioni. Altrettanto brutale il padre della nuova Cina è nel capeggiare la «Campagna contro la Destra» del 1957, che stermina 550.000 intellettuali e dissidenti, gli scienziati, i tecnici, la classe culturale indispensabile al boom cinese. E ancora nel Grande Balzo in Avanti del 1958-1961, un crimine che scatena per le assurde scelte di Mao la carestia dei 45 milioni di morti, Deng è fedele alla linea. Toccano poi a lui gli arresti domiciliari nel 1966 come «neocapitalista», il campo di lavoro nello Jianxi a spalare letame, le torture inflitte al figlio. E ancora nel ‘75-‘76, tra la morte di Mao e la sconfitta dei radicali della Banda dei Quattro, Deng è costretto all’autocritica e emarginato. Nell’esilio rurale in Jianxi, solo e in silenzio, capisce che le forze produttive del capitalismo, della scienza e della tecnologia batteranno il modello socialista. Finito il lavoro nei campi, stila tra un mozzicone e l’altro il piano che, una volta arrivato al potere dopo Hua Guofeng, imporrà al Paese sterminato. Resta a suo carico la strage degli studenti che chiedevano, oltre al benessere, libertà, a piazza Tiananmen, nel 1989: «L’Occidente se ne dimenticherà presto» commenta cinico e realista e anche stavolta, purtroppo, vede bene. Vogel non lo assolve, ma inquadra storicamente la tragedia: senza il partito unico la Cina non si sarebbe sviluppata, ricadendo nelle faide dei signori della guerra. Prevarrà nel futuro l’immagine dello stoico Deng che nel campo di lavoro progetta la salvezza della Cina o il complice delle stragi? Per ora, il piccolo figlio del possidente Deng Wenming è il leader del ‘900 che più influenza il nuovo secolo: quando le navi da guerra cinesi incrociano nell’Oceano Indiano, quando Pechino rileva debito americano ed europeo, quando compriamo scarpe a buon prezzo, perdiamo posti di lavoro, esportiamo beni di lusso alla borghesia cinese. E’ stato Deng Xiaoping a svegliare la Cina e il mondo non finirà a lungo di scuotersi.