Tobia De Stefano, Libero 30/10/2011, 30 ottobre 2011
LA CASTA CI COSTA UN MILIONE ALL’ORA
Fate in fretta a leggere quest’articolo, perché mentre cercate di districarvi tra numeri e percentuali elaborati dalla Confcommercio la Casta si sta mangiando 285 euro al secondo dei nostri soldi. Che fanno 17 mila al minuto, più di un milione all’ora e quindi i nove miliardi all’anno calcolati dall’associazione presieduta da Carlo Sangalli. Pensate che sia tutto e invece non è così. Si tratta solo di una fetta della torta. L’ufficio studi si è messo di buona lena per calcolare i costi del funzionamento della rappresentanza politica (“le precondizioni della macchina”), ma non è entrato negli ingranaggi dell’esecutivo. In soldoni: sono ricompresi i parlamentari, i consiglieri regionali e quelli provinciali (stipendi, spese per lo staff e costi per l’acquisto di beni e servizi) ma non ci sono i sindaci, i singoli assessori, le giunte, la presidenza del Consiglio, le spese delle pubbliche amministrazioni e quelle per i trattamenti di quiescenza. Ci sono le Camere, non il governo. Insomma, un supplemento di indagine non farebbe che rimpolpare quei 285 euro al secondo.
«È stato un lavoro immane – sottolinea a Libero Mariano Bella, il direttore dell’ufficio studi – Pensavamo di impiegarci una settimana e invece ci abbiamo lavorato per 14 mesi». E certo, perché non solo la Casta ci costa, ma fa di tutto per non farcelo sapere. È difficilissimo reperire i dati, complicato orientarsi nella miriade di leggi e distinguo territoriali e resta un’utopia avere riscontri in tempi rapidi.
Ma tant’è. Già dare una sforbiciata ai costi calcolati da Confcommercio sarebbe un bel risultato. L’associazione, per esempio, sottolinea che le spese per la rappresentanza politica pesano per 350 euro all’anno su ogni nucleo familiare; evidenzia che si tratta di circa 150 euro a cittadino e che, considerando un’aspettativa di vita di 80 anni, ogni nuovo nato si trova sul groppone una tassa a vita da 12 mila euro. Ma quando deve fare delle proposte fa sfoggio di realismo. Ammette che tagliare tutto non è possibile e che basterebbe limitare di un terzo il numero dei parlamentari per avere un risparmio di spesa di oltre 3,3 miliardi all’anno.
Cosa fare? Qui tutti possono sbizzarrirsi. L’associazione di Sangalli propone di «attuare una riduzione permanente dello 0,8% sulla prima aliquota Irpef a beneficio di oltre 30 milioni di contribuenti». Oppure, in alternativa, «Ottenere permanentemente una somma di 2.900 euro all’anno da destinare a tutte le famiglie in condizioni di povertà assoluta».
Se ne può discutere. E la discussione diventerebbe ancora più interessante se lo studio dei commercianti fosse integrato con quello che la Uil ha confezionato pochi mesi fa. Il sindacato di Angeletti stimava un milione e trecentomila persone che vivono direttamente o indirettamente, di politica. Quotava per esempio circa 145 mila tra parlamentari (nazionali ed europei), ministri (e sottosegretari) e amministratori locali (Presidenti, sindaci assessori e consiglieri). Ma anche l’esercito dei 318 mila che hanno un incarico o una consulenza elargita dalla Pubblica amministrazione, la massa dei direttori generali, amministrativi e sanitari delle Asl e tutti i componenti dei consigli di amministrazione degli enti pubblici. Tracciava una riga e diceva: «ogni anno i costi della politica ammontano a circa 18,3 miliardi di euro ai quali bisogna aggiungere i costi derivanti da un sovrabbondante sistema istituzionale, altri 6,4 miliardi di euro». Totale: 24,7 miliardi, pari al 12,6% del gettito Irpef (comprese le addizionali locali) e a 646 euro medi annui per contribuente.
Loro proponevano, facendo lo stesso sfoggio di pragmatismo dei commercianti, di ridurre del 20% i costi diretti e indiretti della politica (da 18,3 miliardi di euro se ne ricavano 3,7), ai quali sarebbero da aggiungere i risparmi per l’efficientamento delle istituzioni pubbliche (6,4 miliardi di euro).
Ecco 10,1 miliardi all’anno. Per Angeletti e compagni si potrebbero azzerare del tutto le addizionali regionali e comunali Irpef. Oppure detassare in modo permanente le tredicesime con un vantaggio di circa 400 euro in busta paga. Magari, diremmo noi.
Tobia De Stefano