PAOLO MASTROLILLI, La Stampa 30/10/2011, 30 ottobre 2011
“Non c’è nessun piano B Discutiamo da mesi su come intervenire” - Sono mesi che discutiamo su come intervenire nella crisi
“Non c’è nessun piano B Discutiamo da mesi su come intervenire” - Sono mesi che discutiamo su come intervenire nella crisi. Il problema restano le modalità». Così una fonte autorevole del Fondo Monetario Internazionale commenta l’ipotesi di costruire una rete di emergenza per l’Italia e la Spagna. I portavoce dell’Unione Europea smentiscono l’esistenza di un piano dettagliato di intervento, perché «l’unico piano è quello che è stato approvato mercoledì notte», e in questo quadro Roma deve preoccuparsi solo di attuare in fretta le parti che la riguardano. È naturale però che l’Fmi rifletta sulle sue possibilità di soccorso, in particolare alla vigilia del G20 della prossima settimana a Cannes. Riassumere i fatti di partenza è necessario, prima di ragionare sui possibili sviluppi dei prossimi giorni. Nel suo articolo pubblicato giovedì dal Financial Times, il presidente americano Obama ha sollecitato l’implementazione di un credibile «firewall», in grado di prevenire il contagio della crisi. La posizione della Casa Bianca quindi è chiara, e oggi è uscita anche la notizia che il Portogallo avrebbe chiesto al Messico di fare da suo tramite durante il G20, per spingere gli Usa ad impegnarsi di più nella lotta contro una crisi sistemica che non è solo europea. Obama così si distanzia anche dalla Gran Bretagna, che finora invece ha puntato i piedi davanti a tutte le ipotesi di contribuire. A settembre il direttore del Fondo, Christine Lagarde, aveva detto di essere favorevole ad un intervento dei paesi emergenti «bric» per aiutare l’Europa, e aveva posto il problema dell’aumento del capitale dell’Fmi. Quindi, nel suo «action plan» presentato durante i vertici annuali del mese scorso, aveva ricordato la revisione in corso delle credit facilities, cioè la Flexible credit line (Fcl) e la Precautionary credit line (Pcl), per intervenire nelle emergenze. Tra le opzioni sul tavolo, ne aveva ricordate due in particolare: la creazione di una cornice globale di stabilità per le crisi sistemiche, e una maggiore flessibilità delle strutture già esistenti. Questi sono i fatti in cui va inquadrata l’idea di una rete di protezione per l’Italia e la Spagna, alla vigilia del G20. Per quanto riguarda la partecipazione dell’Fmi ad un simile meccanismo, fonti dell’istituzione fanno notare che il suo mandato prevede solo prestiti in favore dei paesi membri. Comunque sia, le ipotesi che vengono fatte sono soprattutto due: interventi diretti per acquistare sui mercati secondari i titoli dei paesi in difficoltà, che però sono stati esclusi in passato e richiederebbero di superare difficoltà legali molto consistenti; e azioni di sostegno per il Fondo Europeo di Stabilità Finanziaria (Efsf), con cui l’Fmi già collabora. Sarebbe poi l’Efsf, con le sue società veicolo, a comprare i bond degli stati bisognosi di aiuto. Al Fondo, e fuori, si ragiona anche sul motivo per cui la notizia dell’eventuale «piano B» sia uscita proprio adesso. Non escludendo la possibilità che ci sia un po’ di confusione tra le opzioni sul tavolo, si fanno anche delle congetture. Usare la crisi in corso per ottenere un aumento di capitale dell’Fmi potrebbe essere nell’interesse del direttore Lagarde, anche in previsione di possibili downgrade per la Francia. Diversi paesi emergenti, poi, hanno detto più o meno esplicitamente che sono disposti ad aiutare l’Europa, ma solo passando attraverso l’istituto di Washington. Il giornale brasiliano «Valor economico», ad esempio, ha scritto che la presidente Rousseff non è intenzionata a finanziare l’Efsf, ma è aperta alla collaborazione con l’Fmi. Lo stesso discorso sembra fare la Cina, dove in questi giorni è andato in visita proprio il capo del Fondo Europeo di Stabilità Finanziaria, Klaus Regling, per chiedere aiuto e offrire garanzie. Pechino nei giorni scorsi aveva dato l’impressione di essere pronta ad investire direttamente nei titoli dei paesi in difficoltà, in cambio di un allentamento delle pressioni internazionali che subisce per la propria politica monetaria, ma poi ha fatto marcia indietro. Anche in questo caso, forse, un passaggio attraverso l’Fmi potrebbe offrire la soluzione in grado di soddisfare tutti. Il futuro della sinistra è di destra.