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 2011  ottobre 30 Domenica calendario

UN «PIANO B» PER ITALIA E SPAGNA

Non passa giorno senza che la zona euro venga scossa da rivelazioni discordanti e rinnovati timori. Ancora ieri nuove voci hanno spiegato che la Commissione europea, insieme al Fondo monetario internazionale e alla Banca centrale europea, starebbe lavorando a misure d’emergenza per evitare, nel caso fosse necessario, il contagio della crisi debitoria all’Italia e alla Spagna.

La voce è stata rilanciata dall’agenzia di stampa Ansa, che citando una «fonte internazionale» ha spiegato che tra queste tre organizzazioni sono in corso «contatti informali» per approntare «misure d’emergenza» nel caso nuovi Paesi europei dovessero cadere vittima delle tensioni sui mercati. Tra le ipotesi anche operazioni di liquidità da parte delle banche centrali. L’obiettivo è di evitare che la crisi debitoria travolga l’economia mondiale.

Non è la prima volta che emergono in questi ultimi giorni le ipotesi di piani di emergenza per evitare il tracollo dell’Italia. All’inizio della settimana, il quotidiano Le Monde aveva parlato di discussioni in sede europea per l’attivazione precauzionale del fondo di stabilità Efsf perché acquisti titoli pubblici italiani e calmi le paure degli investitori, preoccupati dall’elevato debito dell’Italia. La notizia, non confermata, è plausibile.

Ieri la Commissione europea ha fatto una smentita d’ufficio delle voci su un piano d’emergenza per Roma e Madrid: «Non esiste alcun piano B» per contrastare un eventuale contagio della crisi debitoria ai due Paesi in questione, ha affermato il portavoce di turno della Commissione. «L’unico piano che esiste è quello deciso dalla zona euro durante il vertice di mercoledì» che prevede, tra le altre cose, anche un cospicuo rafforzamento dell’Efsf.

Da mesi le autorità europee, insieme al Fondo monerario internazionale, stanno discutendo dei modi per arginare la crisi debitoria. In parte le discussioni hanno portato al potenziamento del fondo di stabilità deciso mercoledì, ma come non pensare a ulteriori misure? Nessuno a livello europeo smentisce le serie preoccupazioni sull’Italia, ma per ora ci si limita a definire le voci di queste ore «una fuga in avanti a livello tecnico». Continua intanto la pressione tedesca: dopo il cancelliere Angela Merkel, il ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble (in un’intervista al settimanale Der Spiegel) sollecita l’Italia ad attuare le riforme su cui si è impegnata, se non vuole subire l’offensiva dei mercati.

L’ultima asta di titoli decennali italiani ha fatto registrare un aumento netto dei rendimenti al 6,06%, ai massimi dalla nascita della zona euro. Alcuni osservatori fanno notare che vi è da parte dei diversi organismi internazionali una competizione, il desiderio di partecipare in prima fila alle eventuali decisioni pratiche. Da parte di alcuni c’è anche la voglia di inserire Italia e Spagna in un quadro formale di monitoraggio.

Sul primo fronte, l’Fmi sta valutando varie possibilità per poter intervenire nella zona euro. A metà ottobre, era emersa la possibilità di aumentare il capitale del Fondo, attraverso l’aiuto dei Paesi emergenti. «Secondo il nostro modo di vedere le cose oggi - aveva commentato il segretario al Tesoro americano Timothy Geithner il 14 ottobre - l’Fmi ha risorse finanziarie assai significative, non utilizzate e disponibili».

Di sicuro, il comunicato dell’ultimo Consiglio europeo dà il compito alla Commissione di monitorare la situazione italiana. «È ancora presto per capire quale forma prenderà il monitoraggio - spiega Amadeu Altafaj, il portavoce per gli affari economici e monetari - ciò detto, è chiaramente di beneficio all’Italia che la Commissione europea valuti positivamente l’adozione piena degli impegni ambiziosi» presi dal Governo italiano.

Altafaj è convinto che un’analisi positiva da parte della Commissione sarebbe il miglior modo per rafforzare la fiducia degli investitori internazionali e dei partner europei «sulla capacità dell’economia italiana di raggiungere gli obiettivi di finanza pubblica e di risolvere con successo le strozzature alla crescita e all’occupazione che rimangono il suo tallone d’Achille».