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 2011  ottobre 30 Domenica calendario

«L’intesa con Berna? Un affare per l’Italia» - «Tremonti sbaglia a snobbare un accordo fiscale con la Svizzera»

«L’intesa con Berna? Un affare per l’Italia» - «Tremonti sbaglia a snobbare un accordo fiscale con la Svizzera». Perchè? «L’Italia avrebbe solo da guadagna­re grazie a una sanatoria sul passato che tutelerebbe il segreto bancario. L’Italia, come hanno già fatto Gran Bretagna e Germania, incasserebbe una percentuale sui depositi e i clienti potrebbero mantenere l’anonimato perchè le banche agirebbero da sosti­tuto d’imposta». Marco Jaeggi (nella foto) è coordinatore dell’Istituto di scienze economico giuridiche del­l’Università di Lugano e fondatore del centro studi Jean Jacques Rousseau, sempre di Lugano. Su questi temi è uno degli esperti più autorevoli. Perchè dice che Tremonti snobba gli accordi? «Perchè la Svizzera dal 2009 si è det­ta disponibile a firmare un trattato con l’Italia, e lui evita gli incontri e non accoglie ministri e diplomatici». C’è un motivo? «Non riconoscibile. La presidente dellaConfederazione, MichelineCal­my- Rey, ha dichiarato pubblicamen­t­e che Tremonti deve avere dei proble­mi personali nei confronti della Sviz­zera, perchè nel suo atteggiamento non vi è nulla di razionale». Ma i fondi in Svizzera fanno subito pensare all’evasione e ai paradisi fiscali e si teme che accordi di qual­che tipo possano frenare la lotta contro chi non paga le tasse. Lo ha detto anche il presidente dell’Abi, Giuseppe Musssari. «È un luogo comune. La maggior parte dei fondi depositati in Svizzera hanno assolto agli obblighi fiscali. Non è denaro nero. E poi i paradisi fi­scali non esistono». Prego? «Esistono gli inferni fiscali dai quali i contribuenti vogliono scappare». Quanto denaro italiano c’è in Sviz­zera? «Prima della crisi i fondi stranieri erano stimati in 4.000 miliardi di eu­ro, e il 10% era italiano». Tutti soldi puliti, lei dice: mi per­mette di non crederle? «Tutti puliti,o quasi tutti.Se non fos­se così perchè la Svizzera favorirebbe accordi con gli Stati esteri? Lo sa che i trattati con Francia, Germania, Gran Bretagna e Stati Uniti permettono alle amministrazioni di quegli Stati di ac­cedere a informazioni bancarie sui clienti? Con voi c’è un paradosso...» Quale? «L’Italia dice: non ci date informa­zioni sugli evasori. La Svizzera rispon­de: siamo disponibili a darvele.E l’Ita­lia poi sta zitta». Ma il segreto bancario esiste o non esiste ? «È cambiato, e comunque non pro­tegge la riservatezza sui patrimoni frutto di evasione fiscale. Depositi frutto di fondi neri non convengono più alla banca, perchè si assume un ri­schio eccessivo, nè al singolo, che compie un atto illegale senza più pro­tezione. Forse, me lo lasci dire, i picco­li istituti sono più permissivi: ma quel­li grandi certamente no». Quando c’è stata la svolta? «Nell’aprile 2009, quando l’allora presidente della Confederazione, Hans Rudolf Merz, ex membro del cda di Ubs, ha dichiarato:“ La Svizze­ra non deve più permettere che i fondi derivanti dall’evasione fiscale siano depositati nelle proprie banche“». E secondo lei con l’Italia come an­drà a finire? «O Tremonti modifica il suo irrigidi­mento, o gli accordi li firmerà il suo successore».