25 luglio 1956
L’ultimo viaggio della Doria, la “Grande dama”
10 aprile 1991
Moby Prince,
l’inferno sul traghetto
Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
Un camionista che partecipava a un blocco sulla statale 10 presso Asti è stato investito e ucciso da una sua collega tedesca al volante in quel momento del suo Tir. La vittima si chiamava Massimo Crepaldi, era di Asti e aveva 46 anni. Lavorava per la “Astigiani Trasporti”. La camionista tedesca è Karin Jiutta Weckerle, 53 anni. È stata arrestata, la descrivono come molto calma, giaccone di pelle nera. Da Alessandria hanno mandato di corsa un avvocato e un interprete. Per molte ore s’è sospettato che nell’episodio potesse esserci del dolo (un collega di Crepaldi, dopo l’interrogatorio in Questura, ha detto ai giornalisti: «Se vogliamo chiamarlo incidente…»). In serata, tuttavia, la ricostruzione più probabile sembrava questa: la donna, dopo essere stata fermata dai manifestanti, sarebbe ripartita, mentre Crepaldi le indicava a gesti un luogo dove parcheggiare. Il camionista astigiano avrebbe accompagnato il suo invito con «piccoli colpi sulla carrozzeria del mezzo pesante». La Weckerle si sarebbe spaventata e avrebbe accelerato agganciando lateralmente Crepaldi e trascinandolo sotto il Tir. Morte sul colpo. Altri hanno raccontato che Crepaldi era salito su un predellino, per impedire alla Weckerle, contraria al blocco, di proseguire.
• Che cosa deduciamo da questo episodio?
Intanto che il blocco è davvero un blocc i camionisti di
Trasporto Unito (poche migliaia) non intendono permettere agli altri
(centomila) di circolare. Si tratta di un sopruso. Ad Asti s’è verificato
l’incidente più grave, ma ce ne sono stati altri, un po’ dappertutto. Il
governo è stato sollecitato ad intervenire dalla Commissione europea. Il vicepresidente della commissione, Antonio Tajani, ha, tra l’altro, espresso «la sua preoccupazione per la possibile interferenza dei blocchi con la libera circolazione delle merci nell’Unione europea, dato che molti camion degli altri stati membri usano le strade italiane».
• Che cosa può fare il governo?
A Roma, il prefetto ha emanato un’ordinanza che vieta da
fino a venerdì gli assembramenti di Tir presso i caselli autostradali, e
proibisce all’interno del grande raccordo anulare e lungo tutte le strade di accesso alla capitale la circolazione degli automezzi adibiti al trasporto di merci che non siano destinate al rifornimento della città. Per i trasgressori è prevista una sanzione di 200 euro, il ritiro della patente, il ritiro della carta di circolazione, il fermo del mezzo. Al Senato il ministro dell’Interno,
Anna Maria Cancellieri, ha detto che sono stati messi in campo, per
fronteggiate i camionisti, 1.160 agenti e che i prefetti sono stati
autorizzati, in caso di necessità, «a far ricorso all’adozione di apposite,
mirate ordinanze». Il ministro è preoccupato soprattutto della situazione
siciliana: «Sono in corso indagini per accertare la presenza di elementi della
criminalità organizzata tra i manifestanti degli autotrasportatori in Sicilia. Puntiamo ad accertare l’origine degli atti intimidatori nei confronti di alcuni operatori commerciali». Il presidente della Confindustria siciliana, Ivan Lo
Bello, ha confermato, ieri a “Radio anch’io”, che la settimana scorsa «nel
corso della protesta i mafiosi si occupavano del servizio d’ordine costringendo i commercianti a chiudere i negozi». Può essere che nella ribellione siciliana vi sia un elemento – per dir così – linguistic il governo è nuovo, i vecchi
interlocutori sono tutti spariti, Palazzo Chigi – dicono i mafiosi che hanno sollevato l’isola - togliti dalla testa di poter agire senza tenere conto di quello che vogliamo. Per lanciare un messaggio del genere, secondo quello che
raccontano i pentiti, furono messe le bombe a Roma e a Firenze al momento del
passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica (presa del potere da parte del nuovo Berlusconi). Sempre se bisogna credergli. In ogni caso, il governatore Lombardo incontra oggi Mario Monti, il quale, senza anticipare le sue intenzioni, ieri ha detto che in questa protesta dei camionisti bisogna
giudicare caso per caso.
• Com’è possibile che un’organizzazione ampiamente
minoritaria, come Trasporto Unito, possa mettere in ginocchio il paese?
Per mettere in ginocchio il paese bastano un centinaio di
camion. Per bloccare l’accesso a una fabbrica ce ne vogliono due, per
paralizzare un porto o una strada comunale quattro, per una statale o per un interporto sei, dieci tir lumaca sono sufficienti per mandare in tilt il
traffico sull’autostrada, venti rendono inutilizzabile un casello. Il caos si
crea con un’azione rapida, di 15-20 minuti. Non occorre star lì ore e ore.
L’ingorgo si crea in poco tempo e per sciogliere le code ci vorranno poi ore.
Questi bliz sono simili a una guerriglia. La polizia può fare poco.
• Ma il governo darebbe o no alla polizia il potere
di intervenire, magari con la forza?
È difficile. In Italia vige da vent’anni una
mentalità diversa. Da noi si possono occupare i binari per ore e ore senza che intervenga mai nessuno. Questo governo avrebbe la forza politica per far diversamente? Tutti i sondaggi dicono che l’80 per cento degli italiani è contro i camionisti.
• A che punto siamo con i danni? La benzina, i
rifornimenti alimentari, eccetera?
Situazione simile a ieri, se non peggiorata. La Fiat ha
sospeso le lavorazioni (cioè la serrata dei camionisti viene scontata dagli operai, che restano in cassa integrazione), c’è un problema di rifornimento di cibi freschi, qualche benzinaio, profittando delle code, ha provato ad aumentare i
prezzi dei carburanti. Un impianto di Avellino è stato sequestrato per questo
dalla Guardia di Finanza.
[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 25 gennaio 2012]
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