VARIE 25/1/2012, 25 gennaio 2012
APPUNTI PER GAZZETTA - ANCORA SUL CASO MONTEPASCHI
REPUBBLICA.IT - ATTACCHI E CONTROATTACCHI TRA MONTI E IL PD
ROMA - La misura è colma e il Pd sbotta contro Mario Monti. Il crescendo di attacchi del Professore ai democratici ha assunto oggi toni molto duri. Il leader di Scelta civica, ospite di Radio Anch’io su Radio Uno, ha prima accusato il partito di Pierluigi Bersani di essere coinvolto nella vicenda del Monte dei Paschi di Siena. Poi ha lanciato critiche sia destra che a sinistra, colpevoli di aver messo l’Italia in ginocchio negli ultimi vent’anni, e ha aperto al tempo stesso uno spiraglio su un’ipotetica alleanza con il Pdl ma senza Berlusconi. La reazione del Partito democratico non si è fatta attendere. Il segretario ha replicato con sdegno: "Monti per un anno è stato zitto, solo ora ci trova un difetto al giorno". Una risposta poi rafforzata anche dal tweet di Dario Franceschini: "Ascolto Monti attaccare Parlamento e Pd - scrive il capogruppo dei democratici alla Camera - e mi chiedo se è lo stesso premier che abbiamo sostenuto o un suo sosia a caccia cinicamente di voti".
Poi, nel pomeriggio, dal palco della conferenza della Cgil, il nuovo affondo di Bersani: "Sono sorpreso che in questa campagna elettorale ci sia raramente un resoconto della dificoltà del momento. Nel dibattito sento che tutto si può, tutto è possibile, che i problemi si sono risolti. C’è chi più di altri dovrebbe saperlo perché ha governato: nei prossimi mesi o settimane saremo a posto con gli ammortizzatori sociali, gli esodati, i disabili, o gli sportelli sociali? No, non siamo a posto. E si deve partire da lì".
Pd e Pdl hanno messo l’Italia in ginocchio. Monti, alla radio, dopo essersi lasciato alle spalle la questione Mps, aveva parlato anche di un ipotetico accordo con il Pd. "Dipenderà da quali politiche l’onorevole Bersani riterrà di mettere in campo", risponde Monti. "Se sono quelle che vengono espresse con piena legittimità dalle componenti più massimaliste - aggiunge - non ci sarà proprio la possibilità di un lavoro comune". Poi l’apertura al Pdl: "Poniamo che il Pdl, magari non sempre guidato dall’onorevole Berlusconi... si potrebbe benissimo immaginare una collaborazione con quella parte, una volta mondata ed emendata dal tappo che impedisce le riforme". Del resto, per il Professore, "chi è contento di quello che è successo negli ultimi vent’anni, ha la scelta facile: basta che voti o il Pd collegato con l’estrema sinistra o il Pdl collegato con la Lega, che hanno tenuto in piedi o in ginocchio per vent’anni l’Italia".
La replica di Alfano all’apertura di Monti. Angelino Alfano taglia corto: "Se lo scordi", replica alle parole del premier parlando dal palco della kermesse di presentazione dei candidati del Pdl. Il che fa da controcanto all’affermazione di 24 ore fa di Bersani. Il segretario democratico, messo di fronte all’ipotesi di scegliere Monti e mollare Vendola dopo le elezioni, aveva risposto: "Monti se lo tolga dalla testa". Alfano ha aggiunto: "Il professore dice che può avere dei contatti con il Pdl solo se viene mondato da Berlusconi. Se c’è qualcosa da cui l’Italia deve essere mondata è Monti e il governo tecnico. Senza Berlusconi il Pdl non è". Poi ha parlato del Cavaliere con toni lirici: "Il comandante è tornato, tutti ai posti di combattimento".
Malore di Berlusconi. C’è stato un lieve malore per Silvio Berlusconi al termine del suo lunghissimo comizio (quasi 100 minuti) di apertura della campagna elettorale. Ha lasciato il palco, ha chiesto di sedersi un momento, e ha domandato un bicchiere d’acqua che gli ha portato Angelino Alfano. Poi ha rassicurato "Sto bene, sto bene". Proprio ad inizio discorso Berlusconi aveva scherzato con i suoi sostenitori: "Basta, basta. Tenete conto della mia età. Sono un ’vecchietto’ e certe emozioni non me le posso permettere...".
(25 gennaio 2013)
I SONDAGGI DI BERLUSCONI - REPUBBLICA.IT
ROMA - Una "proposta shock" per le famiglie e sondaggi incoraggianti, che danno il Pdl in pareggio al Senato. Berlusconi a Mattino 5 sfodera i suoi numeri per smentire gli ultimi sondaggi pubblicati da Repubblica oggi. Poi il Cavaliere si porta al Teatro Capranica per la presentazione ufficiale dei candidati Pdl a Camera e Senato, "giovani e vecchi guerrieri" per compiere il miracolo della rimonta. Quanto agli esclusi, "sono nel mio cuore, ma con loro avremmo perso tra 1,5 e 2 milioni di voti". Dopo oltre un’ora di intervento, Berlusconi ha accusato un lieve mancamento e ha abbandonato il palco. Una volta ripresosi, ha rassicurato: "Sto benissimo".
Berlusconi a Mattino 5: "Pari al Senato". "Proprio lei me lo chiede che sa come sono le notizie che dà Repubblica. Noi abbiamo altri sondaggi che dimostrano come in poche settimane abbiamo fatto un miracolo recuperando circa 10 punti, portandoci ad un margine stretto dai nostri competitori. Il divario è inesistente al Senato ed inferiore ai 5 punti alla Camera". Il Cavaliere inoltre sottolinea come "nelle tre regioni più importanti siamo avanti noi".
Strategica, dice il Cavaliere, è stata la decisione di escludere i candidati più discussi e con pendenze giudiziarie. "Ora nessuno può criticare le nostre liste ed in effetti i sondaggi ci stanno premiando". "Sono stati diversi gli amici parlamentari - spiega Berlusconi rispondendo alla domanda se sono rimasti tra i candidati alcuni ’impresentabili’ - a farsi indietro con un atto di grande generosità, evitando così che la sinistra, i giornali e le tv potessero usare strumentalmente le nostre liste e causarci una caduta di consenso". Berlusconi torna a difendere gli ’esclusi’ come Nicola Cosentino, "si tratta di persone pulite e di valore che hanno avuto il solo torto di essere aggrediti da magistrati politicizzati di sinistra".
E poi il classico colpo di teatro, ricorrente in ogni campagna elettorale dell’ex premier: "Io mi riservo negli ultimi giorni della campagna elettorale di precisare la nostra posizione su un argomento che sta molto a cuore a tutte le famiglie italiane".
"Trenta giorni di battaglia". Berlusconi si trasferisce al Teatro Capranica, per la convention che apre di fatto la campagna elettorale del Pdl con la presentazione ufficiale dei candidati di Camera e Senato. L’ex premier viene accolto sulle note dell’Inno di Mameli e, sul palco con Angelino Alfano, prende la parola. "Siamo insieme qui per la prima volta, ci aspettano ancora 30 giorni di battaglia per arrivare al risultato di sottrarre il Paese a un futuro illiberale e confuso. Abbiamo le carte per vincere".
Berlusconi lancia una sorta di sondaggio in tempo reale tra i presenti. "Quanti di voi credevano che saremmo riusciti in questo recupero? Quanti di voi credono che possiamo vincere le elezioni? Questo è il miracolo che tutti insieme siamo riusciti a fare in questo mese grazie alla nostra comunicazione e al rapporto che abbiamo con il Paese".
"Chi vi parla - prosegue il Cavaliere, indicando Alfano - ha 40 anni più di questo signore, il ricambio generazionale comincia da qui e lo continueremo con la schiera dei nostri deputati e senatori. Qui ci sono dei nuovi guerrieri che insieme ai vecchi saranno all’altezza di combattere le battaglie che abbiamo davanti. Noi vogliamo essere la maggioranza".
"Esclusi nel mio cuore". Tra i "vecchi guerrieri" non ci sono quegli "impresentabili" per i quali si è rinunciato al garantismo per mero calcolo elettorale. "Scriverò personalmente una lettera di gratitudine ai parlamentari che non saranno più con noi dentro il Parlamento - annuncia Berlusconi -. Li porto nel cuore, saranno sempre con noi nella battaglia politica e della civiltà".
Più tardi, il Cavaliere spiega: "Eravamo, siamo e saremo sempre garantisti, ma abbiamo fatto una ricerca con Euromedia e ci hanno comunicato che candidando i cosiddetti impresentabili avremmo perso tra 1,5 e 2 milioni di voti tra coloro che nel 2008 avevano votato per noi e sono tra gli indecisi o astenuti".
I tre comandamenti. Silvio Berlusconi si rivolge quindi ai candidati del Pdl presenti in platea e li esorta a darsi da fare in questo ultimo scorcio di campagna elettorale. "Per vincere però - avverte -, dovete mettere a conoscenza gli italiani di tutto quello che il nostro governo ha prodotto è importante perché la gente è portata dall’opposizione a ritenere che non abbiamo fatto nulla". Secondo punto: "Dobbiamo avere le idee chiare su cosa è successo nel novembre del 2011, infine come terza cosa, dovete spiegare il nostro programma confrontandolo con quello della sinistra, un programma fatto da una persona che come me ha alle spalle decenni di esperienza di lavoro e di governo. Questa è la missione che dobbiamo svolgere".
"Catturato dalla vecchiaia". A questo punto Berlusconi accusa un vistoso calo di voce. Il leader del Pdl allora fa un passo indietro e lascia la parola ad Alfano, dopo aver commentato al microfono: "La vecchiaia mi ha già catturato...Ieri ho fatto troppe interviste, 9 televisioni, 45 minuti l’una più una radio".
Al Cavaliere, a quanto pare, piace giocare con l’età. Ecco un’altra gag, che lo stesso Berlusconi racconta alla convention Pdl. "Stamani ho rincorso e abbracciato la mia segretaria e poi l’ho rifatto. E lei: ma presidente l’ha fatto due ore fa. Io: ah, il mio problema è la memoria!". Poi, più serio: "Alla mia venerabile età sono rimasto un monello, lo so che dovrei eliminare dal mio repertorio queste piacevolezze, ma non ce la faccio...".
Alfano: "Mondare l’Italia da Monti". Il segretario del Pdl attacca subito Monti e il governo tecnico: "Monti dice che possono avere rapporti con il Pdl se fosse senza Berlusconi o se fosse mondato da Berlusconi. Qui se c’è qualcosa o qualcuno da cui l’Italia ha bisogno di essere mondata: è Monti e il governo tecnico. Il Pdl o è con Silvio Berlusconi leader o semplicemente non è. Se lo tolgano dalla testa, rifiutiamo ogni idea di epurazione, l’intuizione resta la stessa: tutti insieme".
Alfano, poi, non perde l’occasione di rinfacciare al Pd lo scandalo del Monte dei Paschi. "In questi 30 giorni di campagna elettorale racconteremo tutta la verità su Monte dei Paschi e sul Pd. Sono sempre gli stessi. Il Pd ci sta aiutando a vincere con la vicenda del Monte dei Paschi, anche Ingroia ci sta dando una mano. Adesso loro hanno un giustizialista più giustizialista che li farà perdere. Ben gli sta, chi è causa del suo mal pianga se stesso. Sono solo 5 i punti di distacco dalla sinistra. Berlusconi nel 2008 riuscì a recuperarne 8 o 9 in poco tempo. Sono 5 punti da recuperare in 4 settimane, 0,1 punti al giorno: io credo che con questo squadrone ce la faremo".
Berlusconi: "Ingroia, circo mediatico giudiziario". Il Cavaliere riprende la parola: "Con il movimento Rivoluzione Civile di Antonio Ingroia "abbiamo la dimostrazione concreta di ciò che è il circo mediatico-giudiziario: magistrati di sinistra e giornalisti di sinistra che entrano in politica, come si è visto con Sandro Ruotolo che è più a sinistra di Santoro". Così ancora il cavaliere parlando ai candidati Pdl. E a proposito di Santoro, Berlusconi sottolinea la buona prova di Mara Carfagna, ieri sera a Servizio Pubblico: "L’ho ammirata, è stata di una bravura eccezionale".
Lieve malore per Berlusconi. Dopo oltre un’ora di intervento dal palco del Teatro Capranica, Berlusconi accusa un lieve mancamento. L’ex premier ha smesso di parlare, è sceso in platea e si è subito seduto, accasciandosi, su una sedia. Subito il segretario Angelino Alfano è corso a portargli un bicchiere d’acqua. Poi Berlusconi è stato accompagnato in una sala attigua al palco, dove è rimasto per alcuni minuti. Dopo essersi ripreso, a chi gli chiedeva se si fosse sentito male, Berlusconi ha risposto: "No, no, sto benissimo". Il Cavaliere, sorridente, ha salutato i giornalisti e ha lasciato la struttura in cui oggi ha incontrato i candidati delle liste Pdl di Camera e Senato.
(25 gennaio 2013)
VENDOLA (Repubblica.it - Video)
"Mi viene in mente il titolo di un libro di Susanna Tamaro: ’Va’ dove ti porta il cuore’". Così, Nichi Vendola, leader di Sel risponde ai giornalisti che gli chiedono cosa penserebbe di un’ipotetica apertura di Mario Monti al Pdl (di Alexander Jakhnagiev-VISTA Agenzia Televisiva Parlamentare)
MONTI CONTRO BERSANI - REPUBBLICA.IT
ROMA - E’ sul caso Montepaschi che si combatte in queste ore la campagna elettorale. E ad aprire le danze è, di prima mattina, il premier dimissionario Mario Monti. "Non voglio attaccare Bersani, ma il Pd c’entra nella questione Mps. Critico piuttosto la commistione fra banche e politica", dice ospite a Radio Anch’io su Radio Uno, in merito alla vicenda della banca di Siena. E Pierluigi Bersani risponde dall’assemblea della Cgil: "Monti adesso trova un difetto al Pd tutti i giorni, mentre per un anno non ne ho mai sentiti". Il premier uscente alla radio sottolinea che "Il Partito democratico è coinvolto in questa vicenda perchè ha sempre avuto grande influenza sulla banca attraverso la sua fondazione e il rapporto storico con il territorio culturale e finanziario senese". Per Monti "il fenomeno antico della commistione tra banche e politica è una brutta bestia che va sradicata", che siano poi i partiti a puntarsi l’indice l’uno contro l’altro: "Lascio ad altri le corride elettorali", sentenzia.
Il governo non ha colpe. "Il governo non ha responsabilità - aggiunge il leader di Scelta Civica- ma deve evitare che ci siano problemi nel sistema bancario italiano e assicurare il buon funzionamento delle autorità indipendenti". I risparmiatori italiani, messi a dura prova nei loro nervi, "devono sapere che le banche italiane sono state tra le più solide durante la crisi finanziarie", sottolinea Monti.
L’Imu non è un regalo a Mps. Quanto alle polemiche sollevate da chi ha accusato il governo di aver introdotto l’Imu per salvare il Monte dei Paschi, Monti replica: "I soldi dell’Imu vanno al settore pubblico, ci vanno e ci restano. C’è una nuvola terroristica circa gli importi relativi alla questione su Mps diventati oggetti di corride politiche". Il governo, precisa il premier, "non ha fatto alcun regalo al Monte dei Paschi di Siena: si tratta di un prestito di 2 miliardi, con un interesse molto oneroso pari al 9 per cento, mentre i restanti 1,9 miliardi sono rimborsi dei precedenti Tremonti bond".
E chiarisce che il prestito "è stato previsto non di iniziativa italiana ma dall’autorità bancaria europea che ha modificato i criteri per l’adeguatezza di tutte le banche in Europa e ha richiesto una maggiore capitalizzazione di Mps". L’Ue, infatti, ha delle regole che disciplinano gli aiuti di stato e i prestiti fatti dalle banche a tassi inferiori sarebbero aiuti di stato e incorrerebbero nella disciplina Ue: questo rende più oneroso il prestito e tranquillizza il contribuente, "perché non si tratta di regali - specifica il Professore - o assegnazioni a fondo perduto ma di prestiti a tassi onerosi in fondo convenienti per lo stato".
In ogni caso Monti ha "piena e totale fiducia nella Banca d’Italia e nei confronti del governatore Ignazio Visco, così come nel ministro dell’Economia Vittorio Grilli". Grilli che, dopo le tensioni delle ultime ore con Bankitalia, ora prende tempo: "Tutto quello che ho da dire lo dirò nell’audizione che martedì avrò in Parlamento in Commissione finanze". E prova a smorzare le polemiche: "L’unica cosa che mi preme dire è che ho letto interpretazioni in cui alcuni mi attribuiscono critiche sulla autorità di vigilanza. Ribadisco la mia assoluta fiducia e stima sulla Banca d’Italia di ieri e di oggi".
Le reazioni dei leader politici. Il primo a rispondere a Monti sulla questione del presunto coinvolgimento del Pd nella vicenda del Monte Paschi è Nichi Vendola. "E’ sgradevole sentire che Monti dà lezioni al Pd di buona finanza", sostiene il leader di Sel all’assemblea della Cgil, e sulla questione Monte dei Paschi, "farebbe bene a tacere". Vendola ha sottolineato che per anni il centrosinistra ha denunciato i rischi "della finanza dei derivati e non ha mai avuto in Monti un interlocutore attento". Il governatore della Puglia racconta di aver scritto al Professore sollecitando una maggiore regolamentazione sui vari strumenti della finanza. "Ma - sottolinea- ogni volta che si tratta di intervenire sulla base della piramide sociale lo si fa con una grande velocità mentre quando si deve intervenire sul vertice ci sono problemi tecnici. Evidentemente la tecnica è competente sui deboli non sui più forti".
Pier Ferdinando Casini, invece, chiama in causa il ’rottamatore’: "Se c’è una responsabilità politica? Sì, come ha detto Renzi, che è il sindaco di Firenze e conosce bene Siena, ci sono responsabilità evidenti della sua parte politica. Se lo dice Renzi faccio fatica a non dirlo io".
Per il capogruppo Pdl al Senato Maurizio Gasparri tra Monti e Bersani si assiste a "uno scaricabarile indecoroseo", mentre Francesco Storace, segretario de La Destra, si chiede su Twitter: "Spariscono 4 miliardi di euro da una banca. Il partito di riferimento farfuglia, la magistratura sta ferma. Ma le manette non scattano?".
Il caso Monte Paschi per Giorgia Meloni è "un triste esempio dell’operato di Monti" e per Gianpiero Samorì, imprenditore e candidato alle elezioni con il Mir, lo Stato dovrebbe intervenire per togliere il controllo del Monte dei Paschi dalla Fondazione, e far diventare l’istituto una banca pubblica.
Sul blog www.rivoluzionecivile.it, Antonio Ingroia attacca frontalmente Mario Monti. "Il governo dei banchieri e la sua maggioranza - scrive - hanno aiutato le banche e bastonato gli onesti cittadini. Ormai è chiaro a tutti (...). Lo scandalo dei 3,9 miliardi di euro, che corrispondono ai soldi prelevati dalle tasche degli italiani per la prima rata dell’imu, ha fatto tante vittime: i cittadini, che con i loro soldi sono costretti a finanziare i prestiti alle banche, i piccoli risparmiatori e anche i lavoratori del monte paschi di siena, ingannati dai loro vertici. Per il resto - aggiunge Ingroia - nessuno è innocente". In particolare, "i politici della maggioranza che hanno sostenuto Monti, Pd, Pdl e Udc, hanno permesso e coperto tutto per difendere i propri interessi, non certo quelli dei soggetti deboli".
Anche Antonio Di Pietro parla di "scaricabarile", allineandosi per il resto alla posizione di Ingroia attaccando Monti e i partiti che lo hanno sostenuto in Parlamento. "Per ogni disastro combinato dal suo governo - afferma il presidente dell’Italia dei Valori -, il responsabile è sempre qualcun altro: sono tutte balle. Il governo tecnico è corresponsabile, perché ha ’prestato’ 4 miliardi di euro al Mps, con l’appoggio del Pd, del Pdl e dell’Udc, prendendoli dalle tasche dei cittadini. La stessa cifra sottratta con la prima rata dell’imu agli italiani".
(25 gennaio 2013)
PARLA IL GOVERNATORE VISCO (REPUBBLICA.IT)
DAVOS – “La Banca d’Italia ha fatto delle ispezioni su Mps e ha rilevato problemi nella gestione della liquidità. Non siamo i poliziotti delle banche, ma interveniamo e quando la gestione sembra imprudente. Sbaglia chi adombra una mancanza di supervisione. Via Nazionale non ha nulla da nascondere”.
A margine dei lavori del Forum di Davos, capita di incontrare il governatore Ignazio Visco e di discutere con lui sul caso del giorno: lo scandalo di Mps. Una vicenda complessa che preoccupa le autorità italiane e che rischia di avere pesanti contraccolpi d’immagine per l’Italia. Non a caso Visco rilascia interviste anche a tanti media stranieri.
Innanzitutto i controlli: come è possibile che vi abbiano nascosto le carte?
“La Banca d’Italia cura la sana e prudente gestione di una banca, si occupa di mantenere la corretta conduzione del sistema bancario. Interviene quando riscontra anomalie . Ed proprio quello che abbiamo fatto. Naturalmente adesso bisognerà accertare eventuali responsabilità individuali: su questo sta indagando la magistratura. Noi collaboriamo pienamente con i magistrati”.
Dunque voi vi siete accorti che qualcosa non andava?.
“E difatti siamo stati noi ad aver fatto pressione per la sostituzione del vecchio management. Il ricambio al vertice non è certo avvenuto per caso. La situazione di Mps era sotto osservazione da molto tempo. Dalle analisi fatte risultava che aveva bisogno di una forte ricapitalizzazione: lo stato di liquidità della banca era compromesso”.
Sembra che ci siano divergenze sulla responsabilità dei controlli tra voi e il Tesoro
“Il ministro Grilli ha ragione quando dice che i controlli spettano a noi. Ma non c’è nessun contrasto. Anzi, le comunicazioni di Tesoro e Banca d’Italia sono state coordinate. Siamo stati in stretto contatto, in questi giorni”.
Governatore, che significa collaboriamo con la magistratura?
“Che siamo pronti a dare tutte le informazioni all’autorità giudiziaria e che siamo pronti anche a rendere conto delle modalità con cui la vigilanza viene effettuata. Mi preme però fare chiarezza su un punto: la banca è stabile, non ci sono dubbi. Le responsabilità individuali emerse di recente e le eventuali perdite non sono tali da comprometterne la stabilità”.
(25 gennaio 2013)
GRILLO
Grillo-Profumo, lo scontro all’assemblea del MPS
Botta e risposta fra il leader del M5S e il presidente dell’istituto bancario. Argomento: il buco nei conti che secondo Grillo sarebbe di 14 miliardi
LA PROPOSTA DI GIANNINO E BOLDRIN
Di Oscar Giannino e Michele Boldrin
Oggi Monte dei Paschi di Siena è di fatto una banca priva di capitale che si mantiene in stato vegetativo grazie a prestiti dello Stato.
MPS è sostanzialmente priva di capitale proprio che le permetta di operare.
A causa di tale inoperatività perde quote di mercato a favore dei competitori.
Questo, a sua volta, implica una progressiva distruzione del patrimonio operativo della banca, della sua rete di clienti e relazioni.
Questa lenta morte per asfissia, che priverebbe Siena anche della ricchezza costituita dall’occupazione qualificata che opera presso la sede centrale di MPS, va arrestata. La nostra proposta prevede quindi:
1) Che MPS venga ricapitalizzata dallo Stato italiano trasformando in azioni le attuali posizioni obbligazionarie.
Questo può, anzi dovrebbe, implicare un intervento della Banca d’Italia la cui vigilanza su MPS negli anni recenti è stata chiaramente insufficiente.
Ma questa è altra questione su cui ci siamo già espressi chiaramente: BdI deve informare i cittadini italiani di quanto accaduto,
rendere pubblici dove siano stati commessi errori o compiute negligenze e prendere i provvedimenti adeguati nei confronti dei responsabili dei medesimi.
2) Il cambio di proprietà implica e richiede un cambiamento radicale di dirigenza. MPS deve essere guidata da un consiglio d’amministrazione composto di persone indipendenti dai partiti e competenti.
3) Nell’arco di pochi mesi la banca ricapitalizzata deve tornare a operare, ripulendosi e rendendo trasparente il proprio stato patrimoniale.
Questo processo non richiede, come svariate esperienze internazionali provano, più di 2-4 anni se svolto diligentemente.
4) Fatto questo, un MPS risanato e funzionante deve essere privatizzato in modo trasparente e redditizio per lo Stato, quindi i contribuenti.
Fare questo rapidamente (subito dopo la nascita nuovo governo) garantirebbe,
oltre al salvataggio e la valorizzazione del capitale umano e del patrimonio aziendale oggi ancora presente in MPS,
anche il raggiungimento di svariati altri obiettivi desiderabili.
- Eliminerebbe l’attuale finzione di una banca che è apparentemente privata ma, in realtà, dominio di partiti e poteri politici senza adeguata trasparenza e senza che i cittadini ne vengano debitamente informati e rendicontati.
- Eviterebbe il trasferimento del patrimonio professionale di MPS attraverso fusione o assorbimento da parte di altri istituti scelti secondo criteri
"politici" (da tempo si parla di Banca Intesa).
Questo evento va evitato sia perché manterrebbe e consoliderebbe il controllo dei politici sul sistema bancario (attraverso le fondazioni bancarie) sia perché aumenterebbe il
grado di concentrazione del sistema bancario italiano, già inefficiente e scarsamente concorrenziale.
- Costituirebbe il primo passo nel processo urgente e necessario di liberalizzazione del sistema bancario italiano.
I partiti non devono più (attraverso le fondazioni) controllare le banche che devono essere invece adeguatamente capitalizzate con capitale privato di rischio e gestite
secondo i criteri trasparenti della concorrenza di mercato.
La Banca d’Italia deve vigilare in modo trasparente, efficace ed imparziale sulle banche che operano sul territorio nazionale evitando il ripetersi di episodi
come quello di MPS ed eliminando la diffusa e profonda incertezza sull’effettivo stato di salute delle altre grandi banche italiane.
LA CITTA’ SOTTO SHOCK - REPUBBLICA.IT
SIENA — La signora si ferma a leggere le locandine dei giornali con i titoli sul Monte dei Paschi. Una via crucis: "Accuse", "manovre", "veleni", le parole ricorrenti. Guarda l’ edicolante e sibila: "Se lo ricorderanno che è colpa di baffino?". Un’ altra cerca salvezza nella geografia: "Questo Mussari non è senese. Ce l’ hanno portato qui...". Chi? "D’ Alema no?". Certi ripari lasciano lo stesso il freddo addosso. Le vetrine espongono i grandi saldi e Siena si sente davvero un po’ a fine stagione.
"Non è rimasto niente di pulito" racconta Luca Franceschi, dietro una pila di giornali a Porta Camollia. Un signore a passeggio con il cane, elenca il conto da pagare: "Il Siena calcio con le scommesse, il basket con i presunti pagamenti in nero, la Novartis con la storia dei vaccini, poi il buco alla Asl e al Comune, qualche anno fa il disavanzo all’ università e adesso il Monte dei Paschi... si è salvato qualcosa in questa città negli ultimi anni?". Il Palio. "Ecco sì, ci hanno tagliato il protettorato: il Monte non darà più i 250mila euro alle contrade" spiega Fabio Pacciani rettore del Magistrato delle Contrade. Detta così sembra un dettaglio, invece è uno strappo, qualcosa fra una crepa e una ferita. Tanto per capire, gli alfieri del Palio fanno la sbandierata sotto tre palazzi: quello arcivescovile, l’ accademia Chigiana e in piazza Salimbeni, cioè la sede Mps, un omaggio che è come tatuarsi un’ appartenenza. "Che sofferenza questa storia dei derivati — prosegue Pacciani — la crisi del Monte altera tutti gli equilibri in questa città a cominciare dalla Fondazione. Serviranno nuove regole".
L’ ex rettore dell’università Silvano Focardi va più per le spicce: "Il Monte era la manna dei senesi, un patrimonio costruito nei secoli". Una storia italiana dal 1472 come recita lo spot dell’anno scorso (quello precedente, “ Il cielo è sempre più blu”, oggi sembra più lontano dell’ era Pleistocene). "La città dovrà ridimensionarsi — aggiunge Focardi — e sarà una grave perdita per tutti. Mi ricordo un dato degli anni d’ oro quando la Fondazione dava una decina di milioni di euro all’università per finanziare ricerca, borse di studio, assegni ai giovani docenti, per arricchire di libri le nostre biblioteche". Il Monte adesso è sottrazione: lo è già stata per la Mens Sana fenomeno del basket, una squadra che ha portato a Siena scudetti, campioni e vetrine internazionali. Lo sarà per il calcio: il presidente Massimo Mezzaroma ha annunciato che i bianconeri della Robur non potranno più contare sulla sponsorizzazione targata Mps.
Il contratto scade nel 2013 e già si vedono le ombre del distacco: "Se qualcuno vuole farsi avanti seriamente... — ha spiegato il presidente in una intervista a una tv locale — ho a cuore questa società, ma siamo in una situazione complicata, il mondo finanziario è cambiato. Le premesse che c’ erano tre anni fa non sono le stesse. Io devo tenere d’ occhio il bilancio". Farebbe bene anche un occhio alla classifica dove la squadra è slittata sul fondo, a due punti dal Palermo, a tre dal Genoa. "Che il Monte andava male lo dicevano tutti — racconta Paola, dietro il banco di un bar in San Domenico, contrada dell’ Oca — e molti raccontavano di stranezze a mezza voce, ma chi si immaginava tutto questo crollo? Speriamo nella nuova dirigenza". Cioè quelli che ieri sono entrati in Cda dalle porte sul retro, quelli che oggi è facile immaginarsi che saranno bersaglio nell’ assemblea dei soci. Dicono che Grillo marcherà presenza, ma è soltanto un’ inquietudine in più.
Il clima in città è arroventato. Cresce la rabbia e l’ indignazione per quello che viene considerato uno sfregio, non tanto la fine di un amore, ma un amore tradito: "Il Monte con la scelta dei derivati si è allontanato dalla buona politica" dice lo storico Roberto Barzanti. Cresce anche la preoccupazione per il dopo che comincia subito: "Abbattersi sarebbe un errore clamoroso — sostiene l’ attuale rettore dell’ università Angelo Riccaboni, uno che in tre anni ha fatto passare il bilancio dell’ ateneo da un disavanzo di oltre 30 milioni di euro a meno 8 e da “ brutto anatroccolo” della città ha incassato di recente i complimenti del ministero per l’ opera di risanamento: "Siena ha molte eccellenze e un patrimonio che richiama turisti da tutto il mondo, si ricominci da lì". Si cerca un chiodo, una radice, qualcosa che non frani. "Ma non diamo tutte le colpe a Mussari lui è stato soltanto un burattino nelle mani della politica" accusa Caterina che fa la volontaria nel carcere di San Gimignano. "Abbiamo vissuto sopra le nostre possibilità — osserva Mario, 66 anni, 35 dei quali alle dipendenze Mps — qui tutto si muoveva grazie alla Fondazione, non c’è dipinto che non abbia ricevuto finanziamenti per il restauro e poi concerti, grandi mostre... avessero speso meglio quel fiume di denaro, avessero investito sugli asili o sull’ assistenza agli anziani". "Speriamo nei nuovi vertici — dice un altro — in Viola e Profumo...". Da qualche parte bisogna pure ricostruire.
(25 gennaio 2013)
FUBINI SU CORRIERE.IT
DAVOS (Svizzera) - Alla saga del Monte dei Paschi si aggiunge un nuovo tassello delicato. La perdita sui derivati potrebbe innescare un’inchiesta di natura penale per un’eventuale ipotesi di falso in bilancio, in parallelo alle indagini dell’autorità di vigilanza sulla dinamica finanziaria dello scandalo. Il caso Siena in queste ore è inevitabilmente rimbalzato anche al World Economic Forum di Davos, dove oggi sono presenti il governatore della Banca d’Italia Visco, il ministro dell’Economia Vittorio Grilli e il presidente della Bce (e ex governatore italiano) Mario Draghi.
VIGILANZA - Proprio Visco ha osservato che Bankitalia ha svolto fino in fondo il suo compito di vigilanza su Mps, anche se l’istituto di via nazionale «non è la polizia delle banche». “La Banca d’Italia ha svolto ispezioni al Monte dei Paschi negli anni scorsi”, quando l’istituto senese era presieduto da Giuseppe Mussari. A quell’epoca, ha detto oggi Visco a Davos, «abbiamo rilevato problemi in termini di liquidità». La sostituzione della primissima linea del management con Alessandro Profumo alla presidenza e Fabrizio Viola come amministratore delegato nasce anche da qui: «Siamo stati noi a fare pressione per la sostituzione del management», ha detto questa mattina Visco.
«MASSIMA STIMA» - Sia il governatore che il ministro Grilli hanno cercato di superare qualunque polemica su un’eventuale irritazione del Tesoro per l’attività di vigilanza di Via Nazionale. Grilli ha ribadito «massima stima per il lavoro della Banca d’Italia di ieri e di oggi». E Visco ha ricordato che il governo e Via Nazionale sono in stretto contatto in questi giorni e «hanno coordinato la comunicazione».
FABRIZIO MASSARO - CORRIERE.IT
SIENA - L’inchiesta su Mps è un faldone che si gonfia sempre di più. Lo scorso maggio era deflagrata con le maxi-perquisizioni sull’ affaire Antonveneta, cioè l’acquisizione da 9 miliardi in contanti dell’istituto padovano e sui modi con cui la banca senese si era finanziata, a cominciare dal misterioso - per certi versi - bond fresh del 2008. Di recente si è incrociata con un’altra indagine relativa ai derivati sottoscritti da Montepaschi, sviluppatasi contemporaneamente a Siena e a Milano e poi, poche settimane fa, riassunta tutta nel capoluogo toscano. E il punto di contatto è appunto quell’emissione obbligazionaria da 960 milioni, per metà finita in pancia alla stessa Fondazione Mps, per metà a investitori istituzionali, come si disse allora. Soggetti mai venuti allo scoperto, nonostante la vita travagliata di quel prodotto finanziario.
I 220 milioni di utili realizzati nel 2009 da Mps grazie ai derivati di Nomura con l’operazione «Alexandria» consentirono allora alla banca di remunerare la pesante cedola del 10% annuo ai sottoscrittori del bond fresh , per poco meno di 100 milioni complessivi. Non è ancora chiaro se «Alexandria» sia stata realizzata proprio per ottenere la provvista per quel dividendo, ma di certo senza quel maquillage contabile pagare sarebbe stato impossibile. Quell’anno Mps riuscì a distribuire un utile di appena 186 mila euro e solo alle azioni di risparmio, tutte peraltro in mano alla Fondazione Mps: 1 centesimo per azione. Ma lo stacco di quella cedola fece scattare la clausola che obbligava la banca a remunerare anche i bond «fresh». Ma perché Mps ricorse a quello strumento così sofisticato? Per finanziare la gigantesca acquisizione di Antonveneta, 9 miliardi in contanti versati nel novembre 2007 alla spagnola Santander - che a sua volta l’aveva rilevata solo pochi mesi prima per poco più di 6 miliardi dalle spoglie dell’olandese Abn Amro - il Monte dei Paschi dovette ricorrere a un aumento di capitale monstre : 5 miliardi, metà dei quali dalla Fondazione Mps, che per questo si svenò. Alla banca presieduta da Giuseppe Mussari e guidata dal direttore generale Antonio Vigni ne servivano però almeno 6, di miliardi. Dove trovare quei soldi in più? Anche per agevolare la fondazione presieduta da Gabriello Mancini che non voleva diluirsi sotto il 50% del capitale, venne elaborato con Jp Morgan il «fresh», un prestito che però veniva computato nel patrimonio come se fosse capitale a tutti gli effetti.
La vita di quel prestito però non fu facile. Ed è proprio sugli eventi successivi all’emissione del «fresh» nella primavera del 2008 che inizialmente hanno acceso il faro la Banca d’Italia e i pm di Siena Antonino Nastasi, Giuseppe Grosso, Aldo Natalini e il procuratore Tito Salerno con il nucleo valutario della Guardia di Finanza, nell’ambito della più generale inchiesta su Antonveneta. Pochi mesi dopo, nell’autunno del 2008, la Banca d’Italia chiede a Rocca Salimbeni di modificare in maniera più stringente il regolamento di quel bond in modo da trasferire pienamente il cosiddetto «rischio d’impresa» sui sottoscrittori. Ma nel 2009 le cose si complicarono ancora di più.
Alcuni sottoscrittori, come l’ hedge fund svizzero Jabre Capital Partners, contestarono a Mps le regole più stringenti introdotte nel bond accusando la banca di avere cambiato le carte in tavola dopo che essi avevano sottoscritto e dunque versato i soldi. Anche dentro la banca vi fu un’accesa discussione sui nuovi termini dell’emissione.
Addirittura ad almeno uno di questi sottoscrittori la banca concesse una sorta di garanzia supplementare, una indemnity , che lo tutelava maggiormente nell’investimento. Ma chi aveva concesso quel privilegio? Il consiglio ne era stato informato? E chi lo ottenne? Per il momento si sa da dove arrivarono gli utili per pagare la cedola: da Alexandria.
L’avvocato e finanziere modenese su cui scommette Silvio Berlusconi ha partecipato all’assemblea del Monte dei Paschi e si è addormentato per qualche minuto fuori dalla sala principale, prima del suo intervento
BERSANI C’ENTRA - CORRIERE.IT
E’ stato il grande giorno dell’assemblea dei soci di Monte dei Paschi di Siena, a cui ha partecipato anche Beppe Grillo (piccolo azionista). In un clima infuocato con i risparmiatori sull’attenti e gli azionisti preoccupati, il leader del Movimento a 5 Stelle ha improvvisato un comizio e ha lanciato l’allarme per «un buco nei conti di 14 miliardi di euro», chiedendo l’apertura di un’inchiesta. Dichiarazione che ha fatto intervenire il presidente, Alessandro Profumo, che gli ha replicato a brutto muso: «Qui non c’è nessun buco». E dopo sette ore di interventi l’assemblea dei soci ha approvato a larghissima maggioranza l’aumento di capitale di 4,5 miliardi di euro.
«NON CI SONO ALTRE CASSEFORTI» - Dopo l’approvazione dell’aumento di capitale ha parlato anche Fabrizio Viola, amministratore delegato di Mps. Interrogato su ulteriori buchi di bilancio tenuti all’oscuro (sull’operazione Alexandria intanto sembra profilarsi l’ipotesi di falso in bilancio) il manager ha smentito: «A nostra conoscenza no. Ma come ho già detto per poter dire la parole fine occorre terminare il lavoro. L’obiettivo è chiudere entro primi dieci giorni di febbraio».
CAMPAGNA ELETTORALE - Al netto del confronto dialettico tra tutti i protagonisti in causa, lo scandalo derivati che coinvolge la terza banca del Paese per capitalizzazione non poteva non entrare in campagna elettorale, scuotendo la politica dalle sue fondamenta, dopo i ripetuti attacchi del centro-destra all’establishment del Partito Democratico, da sempre ispiratore delle nomine del consiglio di amministrazione di diretta emanazione della fondazione Monte dei Paschi, finora azionista di maggioranza di Rocca Salimbeni al 51%.
«IL PD E’ RESPONSABILE» - Così le polemiche hanno investito anche il premier Mario Monti e il Pd. Il Professore dai microfoni di Radio Anch’io non ha potuto esimersi dalle critiche: «Il Pd c’entra in questa vicenda» - ha affermato - «perché ha sempre avuto molta influenza sulla banca e sulla vita politica» di Siena. Le parole del Professore hanno suscitato la replica di Anna Maria Finocchiaro (Pd): «La posizione del partito in materia di derivati è chiara e trasparente. Credo sarebbe bene che Monti ci portasse rispetto».
LA COMMISTIONE - In qualità di controllore non si è fatta attendere la sortita del governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, il quale ha evidenziato come via Nazionale stia collaborando «attivamente» con la magistratura sui tre contratti strutturati che hanno causato la perdita di almeno 720 milioni per il Monte dei Paschi.
IL PRESTITO OBBLIGAZIONARIO - Tema rilevante è relativo ai 3,9 miliardi di Monti bond, prestito obbligazionario da parte dello Stato a Rocca Salimbeni, con il quale è stato finanziato l’aumento di capitale. «Ciò che è stato previsto per Mps non è una cifra a fondo perduto ma un prestito - ha detto Monti -. Non si tratta di quattro di 3,9 miliardi, ma di due miliardi, mentre 1,9 sono rimborsi dei precedenti Tremonti bond».
LE REGOLE EUROPEE - «Il prestito - ha rincarato Monti - è stato previsto non di iniziativa italiana, ma dall’autorità bancaria europea che ha modificato i criteri per l’adeguatezza di tutte le banche in Europa e ha richiesto una maggiore capitalizzazione di Monte dei Paschi».
IL RALLY IN BORSA - Intanto sprint in Borsa per il titolo Mps dopo tre giornate di vendite. Il titolo, che giovedì ha perso l’8% e in tre sedute ha perso il 20% della capitalizzazione - scendendo sotto 3 miliardi - ha avuto un rimbalzo a Piazza Affari.
Fabio Savelli
DAL CORRIERE DI STAMATTINA
INTERVISTA ALL’EX MINISTRO VINCENZO VISCO
ROMA — «Il Monte dei Paschi non è un problema del Pd. È un problema di Siena. E l’unico a provare a far qualcosa, a scardinare e correggere i guasti di questa commistione tra società civile, politica e la banca, sono stato io quando da ministro commissariai la Fondazione per costringerla a modificare lo Statuto. E poi firmai il decreto per impedire al presidente della Fondazione, Pierluigi Piccini, di diventare presidente della banca» racconta Vincenzo Visco. «A Siena — ricorda l’ex ministro del Tesoro — ci ho potuto rimettere piede solo cinque anni dopo. Fui attaccato in modo durissimo, anche dal senatore di Siena del partito, Franco Bassanini, con il quale da allora i rapporti sono piuttosto freddini...».
Ma già questo non dimostra un rapporto perverso tra Pd e Monte dei Paschi?
«Era senatore di Siena, lo ripeto. E Siena era speciale. Quando le banche erano ancora pubbliche, e le nomine le facevano i partiti al Tesoro, si teneva conto di questo. Ma la direzione centrale del partito non ha mai espresso i vertici dell’Istituto, tranne in un’occasione, con la nomina di Luigi Spaventa».
Tanto il Comune e la Provincia, da sessant’anni in mano alla sinistra, facevano il bello ed il cattivo tempo in banca.
«E noi a Roma lavoravamo per spezzare questo pericolosissimo legame».
Senza riuscirci.
«Sul momento riuscimmo a impedire l’operazione Piccini, che era clamorosa. E la direzione centrale non si è mai stancata di criticare la gestione dei senesi. Anche Luigi Berlinguer, che abitava e insegnava a Siena, è sempre stato ferocemente all’opposizione sul modo di gestire la banca, tanto che lui non è mai stato eletto a Siena, ma altrove».
Poi cosa è successo?
«Poi perdemmo le elezioni, cambiò il governo, la città nominò Giuseppe Mussari alla guida della Fondazione...»
E tutto tornò come prima.
«Molto peggio! Perché Mussari di lì a poco passò dalla Fondazione alla Banca, in una situazione di evidente conflitto di interesse. Sono sicuro che se ci fosse stato ancora Mario Draghi al ministero del Tesoro, quell’operazione non sarebbe stata accettata, non sarebbe passata».
Mussari è pur sempre un iscritto al partito...
«Mah. Per la verità io ho anche potuto verificare che Mussari ha un ottimo rapporto con l’ex ministro dell’Economia, Giulio Tremonti. Ma poi, mi creda, quando ci sono in ballo queste cose qui, certe operazioni, le appartenenze politiche diventano quasi sempre molto, molto lasche».
È un caso che i guai della banca vengano fuori adesso, che c’è un management indipendente?
«Tutt’altro. Questi manager sono stati mandati lì apposta dal sindaco Sandro Ceccuzzi, per fare chiarezza e pulizia sui conti dell’Istituto. Dopodiché hanno cacciato lui, il sindaco. E ora Siena rischia di perdere pure la banca».
La crisi politica del Comune, tutta dentro la sinistra, non era la spia che qualcosa non andava?
«Secondo me sì, ma la cosa è stata sottovalutata. Questo per la banca è un altro brutto colpo, anche se dopo i Tremonti Bond per il Monte dei Paschi si poteva già parlare di salvataggio».
Il nuovo sindaco si troverà di fatto in mano il 35% delle azioni della banca. Se la piega è questa, la situazione non potrà che peggiorare...
«Bisognerebbe rimettere mano alla governance delle Fondazioni bancarie, valutare il peso degli enti locali. E occorre anche che il ministero del Tesoro, cui spetta la vigilanza sulle Fondazioni, la faccia».
Veramente il ministro del Tesoro dice che i controlli spettano alla Banca d’Italia...
«Ognuno si deve coprire. Ma Bankitalia non può sapere se i vertici dell’Istituto e Nomura fanno i contratti per telefono, registrando le conversazioni. Piuttosto, mi stupisce, e ritengo sia un problema serio, il comportamento di Nomura. Che senso ha una telefonata registrata, perché non hanno chiesto a Mussari gli atti del consiglio di amministrazione e la relazione dei revisori, che oggi sostengono di non aver mai visto?
Mario Sensini
(ANSA) - MILANO, 25 GEN - Rimbalza Mps in Borsa (+11% a 0,259 euro), recuperando parzialmente la perdita di circa il 20% accumulata nelle tre precedenti sedute. Sul titolo scambi da capogiro, quasi 1,42 miliardi di pezzi, pari al 12% circa del capitale. ’’Vedere un titolo che ritorna ad una volatilita’ normale significa che il mercato si sta rendendo conto che il problema c’e’ ma e’ gestibile’’ ha commentato l’ad Fabrizio Viola.
(AGI) - Milano, 25 gen. - Vigoroso rimbalzo a piazza Affari per Mps che, dopo tre sedute nere in cui aveva perso complessivamente poco meno del 21%, strappa un rialzo dell’11,36% a 0,25 euro per azione. Da capogiro il volume degli scambi, mentre a Siena era in corso l’assemblea degli azionisti: sono passate di mano quasi 1,5 miliardi di azioni, equivalenti al 12,4% del capitale sociale della banca e oltre quattro volte la media giornaliera dell’ultimo mese (circa 350 milioni di azioni) .