Paolo Siepi, ItaliaOggi 25/01/2012, 25 gennaio 2012
periscopio – Camionisti, tassisti, farmacisti, benzinai, pensionati, operai, contadini, pescatori_ Cresce il consenso per Monti tra quelli che non protestano
periscopio – Camionisti, tassisti, farmacisti, benzinai, pensionati, operai, contadini, pescatori_ Cresce il consenso per Monti tra quelli che non protestano. Jena. la Stampa. La Repubblica spiega che, per fargli lanciare le sue false accuse sulla strage di Borsellino, il pentito di mafia Vincenzo Scarantino veniva menato. Suggerivano nomi e menavano, menavano e suggerivano nomi. In un libro successivo allo sputtanamento di Sorrentino il magistrato Ingroia scrive: «Nell’interrogatorio le dichiarazioni di Scarantino a carico di Bruno Contrada erano minuziose e precise, apparentemente riscontrabili_ Diedi incarico alla polizia giudiziaria di indagare. Quelle dichiarazioni si rivelarono non convincenti come, ormai è accertato, non lo era il teste». E che fece il magistrato Ingroia? Incriminò il teste per falsa testimonianza? Lo inquisì per calunnia? Cercò di capire chi è perché, magari pure quella volta, lo aveva menato? No. Insabbiò. Dopodiché, chi vuole ridere, rida. Andrea Marcenaro. Il Foglio. Abbiamo sbagliato a dare troppa briglia ai giudici, abbiamo dimenticato a volte che le procure sono solo una delle fonti possibili e non la verità, abbiamo sbagliato a non riflettere subito sugli eccessi delle indagini e del giustizialismo. Giulio Anselmi, presidente dell’Ansa e della Federazione editori giornali (Fieg). Il Giornale. Nel romanzo 1984 di Orwell la gente obbedisce al Grande Fratello per paura delle torture e della morte. Noi, gratis. Barbara Alberti. A. A Cuba un tizio ha trattato Fidel Castro da torturatore. È stato condannato a 15 anni per divulgazione di un segreto di stato. Coluche: Pensées et anecdotes. Le Cherche Midi. Doppia è la sventura dello scrittore di destra. Quelli di sinistra non lo leggono perché è di destra. Quelli di destra, invece, non leggono. Michele Serra. L’Attimo fuggente. La festa è finita. Rimarrà solo l’immagine desolante e decrepita dell’odierna classe dirigente che non sa affrontare l’enorme crisi economica che ci ha investito e che continua a pensare solo a se stessa. Ernesto Galli della Loggia: Pensare l’Italia. Einaudi. Pare che Celentano volesse fare un inchino al largo di Sanremo. Ma lo hanno affondato. Maurizio Crippa. Il Foglio. All’Agenzia delle entrate dicono: «Ci chiamano aziende di soggiorno di tutto l’arco alpino: se una stazione sciistica non riceve almeno un paio di ispezioni significa che è un posto da morti di fame. Le pro loco ci implorano di fare almeno una capatina per salvargli la stagione. Ma non abbiamo abbastanza uomini per accontentare tutti». Lia Celi. Misfatto. Certamente il Pci è stato protetto, perché sia Borrelli che D’Ambrosio volevano distruggere un sistema di potere, non tutti i partiti, non la politica. Affondarono il coltello in una marmellata, non trovarono alcuna resistenza, non c’era più niente. Carlo De Benedetti: Eutanasia di un potere. Laterza Mi piacciono le lenticchie per via del loro sapore terroso. Pietrangelo Buttafuoco, giornalista e scrittore. L’Attimo fuggente. Cesare Lanza ha già pronte due lapidi, che gli piacciono molto, per quando sarà. Una è firmata da un’amica, Marina Poletti: «Era un uomo tutto case e famiglie». L’altra, pensata da un ex allievo e poi amico, Massimo Donelli: «Da ragazzo si comportava come un adulto. Da adulto, come un ragazzo». Cesare Lanza, giornalista e scrittore. L’Attimo fuggente. L’autista immerge in mare la camera d’aria per trovare la foratura. Un compagno di viaggio spagnolo dorme finalmente silenzioso. Ha la faccia inquietante e una conoscenza enciclopedica di tutti i bordelli tra Gibilterra e Calcutta. Parla un arabo di suo conio personale, utilizzabile ovunque nel triangolo Aden-Bagdad-Fex. Paolo Caccia Dominioni: Ascari K7 1935-1936. Longanesi. Voglio che questa pagina valga come mia disposizione testamentaria: esigo la camera ardente e pazienza se i presenti non sapranno che cosa fare, saprò io che cosa fare. Farò il morto. Camillo Langone. Il Foglio. Io sono di Torino, una città in cui al taxista non si dà l’indirizzo di casa, ma quello della via accanto per non farsi sorprendere dai vicini a fare una scelta così disdicevole come quella di prendere il taxi. Massimo Gramellini. La Stampa.