Stefano Sansonetti, ItaliaOggi 25/01/2012, 25 gennaio 2012
Martone fa soldi con auto, tlc, aerei – Di sicuro lui fa di tutto per non essere uno «sfigato»
Martone fa soldi con auto, tlc, aerei – Di sicuro lui fa di tutto per non essere uno «sfigato». L’aggettivo, usato ieri per definire gli studenti che si laureano a 28 anni, gli ha procurato una giornata un po’ convulsa. Ma il viceministro del lavoro, Michel Martone, da oggi avrà sicuramente altro per la testa: i grandi temi all’attenzione del suo ministero e, chissà, magari anche «Dillinger». Già, perché si dà il caso che quello del famoso bandito sia il nome che Martone ha deciso di dare a una specie di magazine on line che ha contribuito a fondare e che lo vede tra gli azionisti di maggioranza con una quota del 30%. E si dà anche il caso che il sito internet, www.dillinger.it, nell’ultimo anno abbia raccolto un bel po’ di pubblicità da numerose aziende. Parliamo di realtà del calibro di Opel, Toyota, Nissan (in particolare le auto di lusso del marchio Infiniti), Sky, Infostrada, Sisal, Klm, solo per limitarsi ai casi più significativi. Insomma, si va dall’auto alle tlc, dai giochi al trasporto aereo. Una varietà davvero niente male per la platea degli inserzionisti che pagano il sito di Martone. Il quale, due anni fa, con un drappello di giovani colleghi decise di fondare una società ad hoc, la Dillinger appunto, nel cui oggetto sociale, tra le altre cose, rientrano le seguenti attività: «gestione del social magazine (sito internet) www.dillinger.it; sfruttamento economico del marchio registrato «Dillinger» e del sito internet www.dillinger.it; raccolta pubblicitaria; vendita tramite il sito internet www.dillinger.it di ogni genere di prodotto». La società, nata nel novembre del 2009, ha avuto finora una vita breve, che però non le ha impedito al 31 dicembre del 2010, di fatto dopo il primo anno di vita, di mettere a segno un fatturato di 45.100 euro e un utile di 32.800. Performance su cui, evidentemente, avranno avuto un peso le risorse raccolte dal sito attraverso la vendita di spazi pubblicitari. Certo, ad apprendere le intenzioni che stanno dietro a Dillinger, così come illustrate nel sito, e a volerle collegare all’uscita di ieri del viceministro a proposito degli «sfigati», qualche ilarità sorge spontanea. On line, infatti si legge che Dillinger.it «è una piattaforma di pubblicazione aperta al contributo di tutti». L’obiettivo è quello di raccogliere «informazioni e guide per dar vita a un esperimento di giornalismo partecipativo da outsider». E ancora: «Dillinger ama le pecore nere, le stecche fuori dal coro e chi non ha paura di andare contro il mainstream». Chissà, magari tra le pecore nere fuori dal coro sarà anche capitato qualche ventottenne appena laureato. Di sicuro si sa il motivo per cui Martone & Co. hanno deciso di scegliere il nome. «John Dillinger», si legge qualche riga più avanti, «era il bandito più noto nel periodo della grande depressione. Rapinava banche, ma si distingueva dal criminale comune perché, prima di darsi alla fuga, bruciava i libri contabili dei debitori in difficoltà. Il popolo lo amava. E quindi ci è piaciuto». A questo punto ci si potrebbe anche chiedere se Dillinger piaccia ancora, visto che oggi Martone siede in un governo tecnico di ex banchieri come il ministro dello sviluppo, Corrado Passera (che viene da Intesa Sanpaolo), o come il ministro per i rapporti con il parlamento, Piero Giarda (che è stato presidente della banca popolare italiana). Ma tant’è, per il momento il Dillinger di Martone si limita a intascare soldi dalle aziende che si fanno pubblicità sul sito.