Marco Bertoncini, ItaliaOggi 25/01/2012, 25 gennaio 2012
Evasori? No, sono presunti evasori – Le cifre sono imponenti. Evasori: 7.000. Importo evaso: 50 miliardi di euro
Evasori? No, sono presunti evasori – Le cifre sono imponenti. Evasori: 7.000. Importo evaso: 50 miliardi di euro. Peccato che manchi un piccolo, minuscolo aggettivo: presunti. Un assassino confesso, condannato in assise, condannato in appello, viene considerato «presun-to» omicida fino alla sentenza della Cassazione Si rispetta così una disposizione costituzionale di presunzione di non colpevolezza. Invece, nel caso degli evasori fiscali si sposa subito la posizione della polizia tributaria o dell’amministrazione finanziaria: sono evasori, punto e basta. Può darsi che tutti e settemila siano realmente evasori, ma finché a dichiararli tali è la Guardia di finanza, pur con tutto il rispetto che si deve a tale istituto, bisognerebbe riconoscere che non di «evasori» in assoluto si tratta, bensì di «presunti evasori». Se anche fra quei settemila solo sette non fossero evasori, avrebbero diritto di non essere confusi con supposti o reali evasori. Quanto poi alla somma di 50 miliardi, quanto ha introitato lo Stato? Finora, meno di un miliardo. Per gli altri 49, si vedrà. Non è difficile prevedere che, se dovesse andare molto bene, un decimo arriverà davvero all’erario. Non va, infatti, mai dimenticato che la rilevazione è di parte: se il contribuente contesta, la giustizia tributaria gli può dare ragione, come sovente càpita. Sarebbe perfino opportuno che termini come «accertare» e «accertamento», usati comunemente in sede tributaria, venissero sostituiti con altre parole che non facessero riferimento al verbo «accertare», che significa «riconoscere come cosa certa». Non v’è nulla di oggettivamente certo, perché siamo nella posizione di una parte, che può essere contestata dall’altra parte di fronte a un giudice terzo, che dovrà, lui sì, accertare. Va da sé che demagogia e populismo imperanti sono appagati delle cifre esposte, senza porsi alcun problema della rispondenza al vero e al «certo». La lotta all’evasione viene infatti colorita, nel coro generale di adesioni, di elevati valori etici e civili, così da gettare sull’evasore (sempre ritenuto tale) un discredito che rivaleggia con il mafioso o il pedofilo.