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 2012  gennaio 25 Mercoledì calendario

MORIRE DI CREDITI VENETO: I NECROLOGI DELL’IMPRESA

Sono almeno 50 i “caduti” sul lavoro in Veneto dal 2009 a oggi. Una cinquantina di suicidi avvenuti nelle terre produttive del Nord-Est, da quando la crisi ha cominciato a mangiarsi le aziende. Cinquanta casi accertati di persone che si sono tolte la vita per non affrontare la perdita del lavoro, la necessità di licenziare, il disonore di non poter più pagare gli stipendi ai dipendenti. Suicidi strazianti. Tantissimi sono piccoli artigiani e imprenditori, l’anello che è saltato prima nella catena produttiva di un’economia basata sulla piccola impresa, sugli ordinativi affidati all’azienda vicina, ai pagamenti sulla fiducia. Tre anni di difficoltà sfociate nella scelta estrema di togliersi la vita. Negli ultimi casi però, come quello di Gianluca Perin e di Giovanni Schiavon, i suicidi sono titolari di aziende floride fino a poco tempo fa, sane e strutturate. Aziende medie, dove i suicidi sono avvenuti per crediti non riscossi non per debiti, come ha sottolineato Giuseppe Bortolussi della Cgia di Mestre: “Ormai si muore di crediti, non di debiti”. Vediamo chi sono.
Franco Nardi: 47 anni, proprietario di un distributore di benzina si suicida il 13 gennaio 2012 impiccandosi nello sgabuzzino del suo impianto che si trova lungo la statale Feltrina a Montebelluna (Treviso). Sommerso dai debiti, da tempo tentava senza riuscirci di vendere la struttura. In questi giorni il fratello ha scritto una lettera aperta al Gazzettino in cui chiede alle associazioni imprenditoriali di occuparsi dei soci in difficoltà.
Un piccolo imprenditore nel settore delle pitture edili, 54 anni, si impicca il 28 dicembre 2011 alla grondaia di casa a Campodarsego. Schiacciato dai problemi finanziari della propria ditta individuale, ha lasciato un biglietto dove spiegava le ragioni del gesto: “Situazione insostenibile”. La sua azienda era oberata di debiti, ma vantava anche crediti per migliaia di euro. Nel-l’ultimo periodo aveva tentato di riscuotere 200 mila euro per lavori già eseguiti, allora si è visto costretto a mettere in cassa integrazione sette dipendenti. Poi l’epilogo.
Giovanni Schiavinato: 71 anni, imprenditore di Montebelluna (Treviso) si è allontanato da casa il 27 dicembre 2011, è stato trovato morto il 30 dicembre a Longarone (Belluno). Proprietario di una ditta di stampi a iniezione per scarponi e suole (a Montebelluna c’è il distretto della calzatura sportiva più importante d’Italia) aveva tentato di sbarcare in Cina, ma la ditta era fallita lo stesso. Si è gettato in un fiume di montagna il giorno in cui la sua casa andava all’asta. Giusy Samogin: 43 anni, giovane e attraente ristoratrice, si suicida il 15 dicembre 2011 a Spresiano (Treviso) gettandosi sotto un treno dopo aver portato a scuola i suoi tre figli. La sua attività era strozzata dai debiti. Lascia una lettera dove scrive: “Dimenticatemi, dite che sono andata via”.
Giovanni Schiavon: 59 anni, si suicida il 14 dicembre 2011 sparandosi in testa. Era titolare della Eurostrade 90 snc di Vigonza (Padova). All’origine del gesto la pesante situazione debitoria della sua azienda, gli enti locali gli dovevano 200 mila euro da tempo. Lascia un biglietto ai familiari: “Scusate, non ce la faccio più”. La moglie e la figlia Flavia hanno firmato una petizione, inviata dagli imprenditori veneti al premier Monti, in cui si chiede di recepire al più presto la direttiva europea che prevede tempi certi e rapidi per i pagamenti alle imprese. Da Palazzo Chigi nessuna risposta. Flavia, che ora gestisce l’azienda paterna, dice: “Lo Stato e le istituzioni se ne fregano, come se la cosa non li riguardasse e la colpa sia di chi si uccide. Io sono stanca di andare a piangere in tv”.
Gianluca Perin: 52 anni, imprenditore di una nota azienda edile che ha all’attivo una lunga serie di restauri di edifici storici di pregio e manutenzioni in tutto il Nord-Est, si suicida il 18 novembre 2011 impiccandosi alla benna di una macchina per la movimentazione terra a Borgo-ricco (Padova). La sua ossessione – raccontano familiari e amici – erano le decine di dipendenti che non era più sicuro di poter pagare.
Paolo Trivellin: 45 anni, piccolo imprenditore, si è impiccato il 23 febbraio 2010 nel suo mini appartamento a Vo’ (Padova) perché non riusciva più a pagare i suoi 20 dipendenti, da sei mesi senza stipendio. Per far andare avanti la Tri-Intonaci di Noventa Vicentina, di cui era contitolare assieme al cugino, aveva contratto molti debiti.
Giuseppe Nicoletto: 40 anni, fornaio, si è ucciso il 23 gennaio 2010 a Cadoneghe (Padova) impiccandosi nel laboratorio di panetteria dove lavorava. Le difficoltà economiche lo avevano costretto a vendere la sua attività a un altro fornaio.
Pietro Tonin: 39 anni, imprenditore edile si è gettato nelle acque del fiume Piovego a Noventa Padovana probabilmente il 28 dicembre 2009, ma il suo corpo è stato ritrovato il 3 gennaio 2010. Aveva le mani legate dietro la schiena con un laccio del suo giubbotto come se volesse impedirsi di ripensarci. Pietro aveva contratto molti debiti per avviare l’attività nata tre anni prima.
Oriano Vidos: 50 anni, ex piccolo imprenditore edile croato nato a Umago da genitori italiani si è impiccato l’1 marzo 2009 a Camposampiero (Padova). Arrivato nel Padovano era riuscito a mettere in piedi una piccola azienda, a far crescere e studiare due figli. Poi il fallimento
Danilo Gasparini: imprenditore 61enne di Istrana, il 7 dicembre 2009 si suicida con i gas di scarico della sua auto. Lascia una lettera dove racconta del proprio fallimento economico. Un anno prima aveva diviso l’azienda di marmitte e articoli meccanici che gestiva col fratello.
Valter Ongaro: 58 anni, artigiano, si è ucciso il 18 maggio 2009 impiccandosi all’interno del suo laboratorio di falegnameria a Lutrano di Fontanelle (Treviso). L’azienda faceva verniciature per mobili e aveva otto dipendenti, alcuni erano in cassa integrazione o in ferie forzate. “Per me sono come fioi” diceva.
Stefano Grollo: 43 anni, responsabile del personale della Simec, si uccide il 21 maggio 2009 gettandosi sotto un treno a Castello di Godego (Treviso). Nell’azienda si parlava di mettere in cassintegrazione a rotazione i 124 operai e quel giorno avrebbe dovuto comunicarlo ai dipendenti. Un’angoscia che Stefano non ha retto.
Lorenzo Guglielmi: 55 anni, assessore al bilancio del comune di Rosà (Vicenza) eletto nella lista di centrodestra si è impiccato il 3 settembre 2009. Era un noto promotore finanziario della Suisse Credit di Bassano del Grappa. Non ha retto alla vergogna di avere perso il lavoro.