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 2012  gennaio 25 Mercoledì calendario

Con il decreto salva Italia benzina super tassata: crollo record dei consumi – Bisognava aspettare che scop­piasse la protesta dei camionisti per vedere di nuovo le code ai distri­butori di benzina, tappa obbligata ma un po’ più rara per gli automobi­­listi

Con il decreto salva Italia benzina super tassata: crollo record dei consumi – Bisognava aspettare che scop­piasse la protesta dei camionisti per vedere di nuovo le code ai distri­butori di benzina, tappa obbligata ma un po’ più rara per gli automobi­­listi. I consumi sono in calo da an­ni, la stangata della manovra «sal­va- Italia» ha assestato un colpo da ko. Un crollo. Le tabelle con i con­fronti tra 2011 e 2010 sono piene di segni negativi. Soprattutto a no­vembre e dicembre, i mesi dello spread impazzito, dell’arrivo di Mario Monti, delle mazzate fiscali. Quarant’anni fa lo shock petroli­fe­ro provocato dalla guerra tra Isra­ele e Paesi arabi cambiò la vita dei Paesi occidentali. Il prezzo dell’ oro nero andò alle stelle e per gli ita­liani si aprì la stagione della cosid­detta «austerity», già allora si prefe­riva dirlo all’inglese, forse per con­vincerci che non era colpa nostra. La benzina centellinata. Le prime domeniche a piedi. Le targhe alter­ne. Il riscaldamento condominia­le a ore. L’illuminazione stradale ri­dotta. Sparirono gli addobbi natali­zi, i bar dovevano chiudere a mez­zanotte, la Rai mandava tutti a let­to alle 23. Il buio accompagnava la metamorfosi delle nostre abitudi­ni. Quando morde la crisi, c’è una vittima predestinata: il prezzo dei prodotti del petrolio. Una volta sa­rà per il rincaro della materia pri­ma, un’altra per la strizzata fiscale, fatto sta che il primo a risentirne è il prezzo della benzina. Rispetto a un anno fa, oggi un pieno di carburan­te costa mediamente 15 euro in più. Così si comprano meno auto (le immatricolazioni nel 2011 sono diminuite di quasi l’11 per cento), ci si sposta con oculatezza, si vaga alla ricerca del distributore senza marca ma più conveniente, si pren­dono i mezzi pubblici, nelle zone di confine riprende la spola per ri­fornirsi all’estero. Il calo dei consu­mi petrolife­ri è il segnale inequivo­cabile che i tempi duri sono già arri­vati. Lo scorso dicembre, confronta­to con 12 mesi addietro, ha fatto re­gistrare una diminuzione del 7,4 per cento. È un dato che compren­de tutti gli usi dei prodotti petrol­chimici. Ma per la benzina la situa­zione è più drammatica: -9,5 per cento. La riduzione di dicembre è più accentuata rispetto alla media dell’intero anno, che si è fermata a un-6 per cento. Significa che la con­trazione maggiore è avvenuta pro­prio negli ultimi mesi del 2011. Il consumo di gasolio non è sceso co­sì tanto (-2,7 per cento in dicem­bre). Anche in questo caso è evi­dente che cosa sia successo: il gaso­lio ha un largo impiego nell’indu­stria dei trasporti, mentre la benzi­na alimenta in larghissima misura il traffico privato. È la conferma di quanto la crisi economica stia già modificando le consuetudini degli italiani. «È dal 2005 che dobbiamo fron­teggiare un progressivo calo del consumi», spiega Franco Ferrari Aggradi, presidente di Assopetroli-Assoenergia. Erano le avvisaglie della grande depressione. Finora, però, si è trattato di una diminuzio­ne contenuta, di poco superiore al 2 per cento annuo. Quello del 2011 è invece un vero tracollo. In dicem­bre­la vendita di carburanti ha sfio­rato una perdita del 9 per cento. «E le proiezioni per i primi 15 giorni di gennaio dicono che andremo in doppia cifra»: l’11 per cento meno di un anno fa. Sul prezzo della benzina, questa volta, non incide il costo della ma­teria prima. Non ci sono crisi petro­­lifere né le speculazioni che qual­che anno fa si scatenarono sui bari­li di greggio. Ancora ieri la «Staffet­ta quotidiana», il bollettino delle fonti di energia, rilevava che- al net­to delle tasse- i rialzi sui carburanti sono marginali e i prezzi italiani sa­rebbero addirittura più bassi di quelli europei. È tutta questione di imposte e accise. Cominciò il go­verno Berlusconi, l’inverno scor­so, con piccoli ritocchi per affronta­re alcune emergenze: i profughi dalla Libia (4 centesimi), i finanzia­menti alla cultura ( 0,55), le alluvio­ni in Liguria e Toscana (0,89). Ma l’intervento più doloroso è stato quello del governo Monti, che ha aumentato le accise di 8,2 centesimi e dato alle regioni la pos­sibilità di applicare addizionali comprese tra 3 e 9 cent. Ne hanno approfittato in 13, soprattutto al Centro-Sud, e la benzina ha subíto un rincaro sui 15 centesimi. Risul­tato: ai primi di febbraio 2011 un li­­tro di verde costava attorno a 1,460 euro mentre ieri (fonte «Quotidia­no energia») eravamo a 1,761. Trenta centesimi in più. Il serbato­io di una media cilindrata tiene una cinquantina di litri: il salasso è presto calcolato. Il 60 per cento fini­sce in imposte, il 32 a produttori e raffinatori,l’8 a trasportatori,distri­butori e proprietari delle pompe. «Ci vorrebbe una liberalizzazione delle tasse, non degli impianti», commenta Ferrari Aggradi. I giaci­menti più redditizi non sono in ma­no agli sceicchi, ma allo Stato. Stefano Filippi