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 2012  gennaio 25 Mercoledì calendario

LA STAFFETTA CAMBIA VOLTO ALLA BANCA

L’ingresso di 16.500 giovani, con lavoro stabile ma con salario ridotto del 18%, è senza dubbio la scommessa politica e sociale più grande che Abi e i sindacati potessero inserire nel rinnovo del ccnl siglato la scorsa settimana, nel momento di massima crisi della finanza. La strategia che punta sulla staffetta generazionale oltre a innescare un virtuoso scambio di competenze e a traghettare in banca molti giovani metterà uno di fronte all’altro due modelli e due status. Uno con le gambe negli anni ’80 quando «chi entrava in banca passava attraverso percorsi automatici, con carriere già in molti casi prefigurate al momento dell’assunzione», interpreta Roberto Riva della Fabi. Un lavoro quasi ministeriale, con mansioni e orari fissi tanto quanto il posto di lavoro, si può aggiungere.
Almeno fino al rinnovo del 1999 in banca è stato così. Per capire dove ha la testa oggi quel modello bisogna capire «cosa è cambiato con il ’99. Il contratto siglato quell’anno infatti ha portato un profondo mutamento, quasi quanto quello che dovrebbe portare il contratto che abbiamo firmato la scorsa settimana – continua Riva –. All’epoca ci fu una revisione del peso degli scatti e la costituzione dei quadri direttivi, una categoria che 20 anni fa rappresentava il 20%, mentre oggi, soprattutto nei grandi istituti, raggiunge anche percentuali del 40%». Ma tornando al confronto di partenza – i due modelli di cui si diceva sopra –, il secondo è quello che ha le gambe nell’epoca della generazione mille euro, entrata nel mercato del lavoro attraverso la porta girevole della precarietà e della flessibilità di orario e di mansioni. E la testa in titoli di studio molto elevati, ma in status che in molti casi non sono sullo stesso livello. «Questa è la società di oggi e la generazione che entrerà in banca potrà scegliere tra la garanzia dell’orario e l’opportunità di fare carriera», continua Riva.
Dalla teoria alla pratica, questa staffetta sarà resa possibile grazie al rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro che ha istituito, tra le tante novità, un Fondo per l’occupazione, come si legge all’articolo 12 del contratto. Questo fondo sarà alimentato dal contributo dei dipendenti, «fissato nella misura di una giornata lavorativa annua procapite, per un periodo sperimentale di 5 anni, da realizzare attraverso la rinuncia per gli appartenenti alle aree professionali a 7 ore e 30 minuti delle 23 ore di riduzione d’orario e per i quadri direttivi ad una giornata di ex festività». Il testo, tradotto, significa che «l’equivalente in denaro delle 7 ore e 30 minuti della banca delle ore e delle ex festività verrà versato nel fondo», spiega Roberto Riva. Al fondo poi contribuiranno anche gli alti dirigenti. E sarà «un’apposita commissione a indicare chi sono gli alti dirigenti. Tendenzialmente saranno coloro che nei grandi istituti hanno un cud che supera i 200mila euro, ma questo dovrà essere condiviso da un’apposita commissione bilaterale».
Questo fondo provvederà ad erogare alle imprese, per un periodo di 3 anni, un importo annuo di 2.500 euro per ciascun lavoratore che venga assunto con contratto a tempo indeterminato, compreso l’apprendista professionalizzante che può appartenere a 3 diverse categorie: giovani disoccupati fino a 32 anni di età, disoccupati di lungo periodo di qualsiasi età, cassaintegrati e lavoratori in mobilità, donne nelle aree geografiche svantaggiate. L’importo sarà erogato anche per stabilizzare i lavoratori con contratti precari che «nel credito rappresentano una quota molto bassa – osserva Riva –. I precari sono infatti intorno al 3,5% e quindi il fondo servirà soprattutto per creare nuova e buona occupazione». Ma non solo. Servirà anche per «addolcire il turn over generazionale», aggiunge Riva. Già perché al punto 8 dell’articolo 12 del contratto si spiega bene che «il fondo potrà intervenire anche in favore dei lavoratori interessati da una riduzione di orario in conseguenza dell’utilizzo da parte dell’azienda dei "contratti di solidarietà espansivi"». E proprio questo meccanismo, su cui le parti hanno puntato molto, metterà a confronto e favorirà il passaggio dal vecchio al nuovo mondo bancario.
Il trait d’union rimarrà comunque la stabilità. Se si prende l’ultimo rapporto Abi si legge che in banca i rapporti a tempo indeterminato sono il 96,6%, l’apprendistato è il 2,3%, i contratti a termine sono lo 0,8%, quelli di inserimento lo 0,3%. La peculiarità del credito è da sempre la tendenza alla stabilizzazione del rapporto di lavoro. Sono stati infatti il 98,8% i contratti di apprendistato stabilizzati nel 2010, il 98,7% quelli di inserimento e il 20% quelli a termine confermati. Con il fondo, sostiene Riva, «le assunzioni saranno stabili». E saranno numerose. I sindacati hanno stimato tra le 5mila e le 5.500 assunzioni all’anno che in un arco di tre anni fanno 16.500. In una fase problematica per il turn over in cui «le assunzioni di giovani hanno subito un deciso rallentamento a partire dall’estate per via dell’incertezza generata dalla riforma pensionistica. La prima conseguenza dell’allungamento dell’età è infatti stata la cautela degli istituti di credito nelle nuove assunzioni e nelle stabilizzazioni», spiega Riva. Il lavoro per favorire i passaggi di testimone adesso spetta alla commissione bilaterale che è stata istituita per accelerare la partenza e l’operatività del fondo, superando le eventuali barriere giuridiche. Nelle banche e nel sindacato i tecnici sono al lavoro.