Isabella Bufacchi, Il Sole 24 Ore 25/1/2012, 25 gennaio 2012
TUTTE LE OPZIONI PER RAFFORZARE EFSF E ESM
L’Efsf ha forse ancora una manciata di mesi di operatività. Tra le opzioni sul tavolo dei cosiddetti "firewalls", discusse all’Eurogruppo, c’è anche la fine dell’attività dell’Efsf nel giorno in cui partirà il fondo permanente Esm. Ma lasciare il certo per l’incerto non conviene a un’Europa a tutt’oggi alle prese con l’indomabile crisi del debito pubblico greco, la recessione, il difficile risanamento delle finanze pubbliche portoghesi e del sistema bancario irlandese e spagnolo. Così l’Efsf, l’unico concreto strumento d’intervento esistente per aiutare gli Stati in difficoltà finanziaria, marcia a pieno ritmo: dopo aver collaudato di recente la raccolta a breve termine, con due emissioni di T-bill per circa 3,5 miliardi, è pronto ora a partire entro la fine di questo mese con i "certificati di protezione" ed entro febbraio con il primo veicolo d’investimento Cif co-partecipato dai privati. È stato impostato infine anche il lancio dei veicoli alternativi Cif che emetteranno bond di classe senior, con tempi di realizzazione in questo caso allungati di qualche settimana in attesa dell’assegnazione dei rating. Sulla potenza di fuoco dei fondi salva-Stati al momento prevale la linea tedesca: Efsf e Esm vanno sommati per non superare i 500 miliardi complessivi. Questo significa che quando l’Esm diventerà operativo, alla sua capacità di intervento sulla carta dovranno essere detratte tutte le operazioni di finanziamento e di sostegno messe in pista dall’Efsf. Non è escluso che i due fondi possano continuare a operare in tandem, ma facendo riferimento a un pool di risorse congiunte pari a 500 miliardi. Un’altra opzione aperta è però anche quella di far lavorare l’Efsf fino all’estinzione dei suoi 440 miliardi di capacità di intervento, lasciando che l’Esm possa operare a sua volta con una dote da 500 miliardi. In questo modo, a nessuno Stato verrebbe richiesto di aumentare gli impegni assunti finora: le garanzie accordate all’Efsf (per un totale di 780 miliardi) resterebbero confermate come tali mentre il capitale previsto paid-in con versamenti fino a 80 miliardi in cinque rate all’Esm resterebbe invariato. Se l’Efsf dovesse continuare la sua operatività indisturbato dopo il lancio dell’Esm, non vi sarebbe a quel punto neppure la necessità di accelerare il versamento delle rate dell’Esm. L’Europa, agganciando l’Esm all’Efsf, creerebbe un firewall complessivo da 940 miliardi che potrebbe sfondare velocemente quota 1.000 miliardi utilizzando gli strumenti a leva. L’Efsf ce la sta mettendo tutta per dimostrare, dopo un avvio piuttosto lento e goffo, di essere divenuto infine uno strumento d’intervento efficiente e capace di operare a pieni giri: in grado di raccogliere denaro a breve, medio e lungo termine, di intervenire utilizzando la Banca centrale europea come banca-agente e di fornire formule di protezione agli investitori istituzionali più prudenti. Tutti strumenti analoghi a quelli previsti per l’Esm. Il numero uno dell’Efsf Klaus Regling non a caso ha colto l’occasione dell’Eurogruppo e dell’Ecofin del 23-24 gennaio per annunciare il decollo di due nuovi strumenti a leva. I certificati che garantiranno tra il 20% e il 30% delle prime perdite dei titoli di Stato in asta sono pronti per essere utilizzati già entro la fine di questo mese: il Portogallo e l’Irlanda potrebbero testarne l’efficacia, sotto il cappello del programma di aiuti già in corso. L’Efsf in febbraio è inoltre pronto a partire con una prima forma di Cif, uno speciale veicolo d’investimento. Gli investitori istituzionali potranno partecipare al capitale del Cif assieme all’Efsf, con una ripartizione delle quote rispettivamente al 70% e al 30%: il Cif utilizzerà le risorse a disposizione per acquistare titoli di Stato nell’Eurozona sul mercato primario (in asta) e sul secondario. L’Efsf si prenderà il rischio delle prime perdite tra il 20% e il 30% nel caso di default sui titoli di Stato acquistati. Regling ha sondato il terreno della comunità finanziaria internazionale, ottenendo una prima tranche di disponibilità pari a 60 miliardi: un ammontare che, addizionato ai 440 miliardi già in essere, porterebbe la potenza di fuoco a quota 500.