Giulia Cerasoli, Chi, n. 4, 25/01/2012, pp. 32-38; [1] Giulia Cerasoli, Chi, n. 5, 01/02/2012, pp. 46-50, 25 gennaio 2012
STORIA DI UN ITALIANO
"Fatto a botte? Non abbiamo mai litigato Mario e io. Ci conosciamo dalla prima media e sono stato suo compagno di classe, sempre al Leone XIII, fino alla maturità. La nostra è un’amicizia salda, per la vita. Anche se non ci vediamo ora, ci sentiamo sempre. Anzi, mi sono reso conto di avere ancora la sua tesi di laurea, qui in casa». A parlare del presidente del Consiglio Mario Monti, dalla sua prima giovinezza fino alla maturità e oltre, è Carlo Ortolani, il suo amico del cuore, ora ordinario di combustione e sicurezza presso il Politecnico di Milano. Quel Carlo che con Mario ragazzo era tra gli "accademici di italiano" del liceo classico, con lui tra i più assidui nei dibattiti al cineforum, al suo fianco nelle frequenti gite a perdifiato in bicicletta, quasi più "secchione" di lui, visto che era pure capoclasse.
Del professore, nato a Varese nel 1943 da Giovanni, direttore di banca tornato dal Sudamerica, e dalla bionda Lavinia, casalinga (genitori anche di Claudia, la maggiore), Ortolani sa molto, se non tutto. Dopo il trasferimento a Milano, Mario viene iscritto alle elementari nell’istituto della Milano che conta, dai gesuiti. «Frequentavo la sua casa e i miei genitori conoscevano i suoi. Notai subito che il suo papà era molto più vecchio della mamma», racconta Carlo, che, come Monti, frequentava la scuola a tempo pieno. «Il nostro istituto era formativo. Lo studio era centrale, ma facevamo lì tutte le attività, dallo sport ai dibattiti. Eravamo obbligati a scrivere articoli sul giornale della scuola. Mario era bravissimo nelle materie umanistiche e adorava il cinema. Ma la sua vera passione era la bicicletta... Ricordo quella volta, al liceo, in cui pedalammo da Milano a Sankt Moritz: impiegammo due giorni, ma le nostre famiglie lo sapevano».
«Era imbranato in educazione fisica, non troppo portato per la matematica, ma un numero uno nato», lo descrive un altro compagno, padre Umberto Libralato, ora missionario, che sottolinea: «Mario era umile, ma orgoglioso, garbato, tutto d’un pezzo e sempre pronto ad aiutare gli altri, anche passando i suoi compiti durante le esercitazioni».
È del 1959 un articolo scritto da Monti sulla rivista della scuola Giovinezza nostra, intitolato Neve, baldoria e spumante a Canazei, in cui il futuro premier descrive una gita di fine anno con precisione, grazia e un sottile umorismo, tale da somigliare a un soggetto di Pupi Avati.
«Secchioni noi? C’era molta selezione. In prima media partimmo in 35 e alla maturità ci arrivammo in 20... Però il sabato ci vedevamo alle festicciole in casa di amici, con le ragazze», riprende Carlo Ortolani e aggiunge: «La scuola era maschile, ma lì vicino c’era l’Istituto femminile delle Marcelline... E poi le amiche delle sorelle... Durante una festa per i 18 anni Mario conobbe Elsa, che poi divenne sua moglie».
Elsa giovanissima la ricorda anche padre Uberto Ceroni, 92 anni, insegnante di religione di Monti: «Mario ed Elsa si conobbero negli anni del liceo. Mario era competente, ma non straordinario, però con una moralità a prova di bomba». Monti e la sua terza B (ne faceva parte anche il giornalista Maurizio Mosca) conseguono la maturità nel 1961. Il futuro premier si iscrive alla Bocconi e si laurea a pieni voti in economia. «Scommettemmo che Mario sarebbe stato il primo a laurearsi. E infatti si laureò a 22 anni», racconta Libralato.
Mentre frequenta la Bocconi, Monti esce con Elsa, più giovane di un anno e iscritta a scienze politiche (lascerà a un passo dalla laurea per seguire lui negli Usa), vede spesso Carlo Ortolani e conosce Carlo Secchi, che diventerà rettore della Bocconi dopo di lui. Prima di laurearsi, nel 1964, Monti fa uno stage a Bruxelles, quindi parte militare, nell’aviazione. «Lo andai a trovare mentre era ricoverato a Firenze, all’ospedale militare, per una febbre», ricorda Ortolani. È il 1967. Le nozze con Elsa, suo grande amore, saranno nel 1970 e subito dopo la partenza per gli Usa. L’apprendistato è finito. Monti sta per spiccare il volo.
N.B. Ci sono anche le FOTO ALLEGATE.
CONTINUA
*********************************************
NEL SEGNO DI ELSA
«Sì, Mario ed Elsa si sposarono a Chiaravalle, nell’abbazia. E il ricevimento si tenne al suo interno. Si usava così, allora. Erano giovanissimi, ma fidanzati già dal liceo, del resto. Ricordo che d’estate, spesso, noi ragazzi andavamo insieme sul Lago Maggiore a Lesa, dove Elsa e le sue sorelle Lisa e Donata (detta Dolly) avevano una casa. Facevamo il bagno, andavamo in barca, insomma, come fanno tutti a quell’età...». La seconda parte del nostro racconto comincia dalla storia d’amore, lunga quasi cinquant’anni, tra Mario Monti ed Elsa Antonioli, anche lei figlia della borghesia milanese e compagna costante del professore della Bocconi, poi rettore, quindi Commissario europeo e, infine, senatore a vita e presidente del Consiglio. La prima testimonianza viene da Carlo Ortolani, compagno di classe e amico fedele dell’attuale premier. Fu proprio Monti il testimone alle nozze di Ortolani, a Como nel 1976. «Ci siamo sempre frequentati con le nostre mogli e con i bambini piccoli. Con minore assiduità, però, da quando i Monti si trasferirono a Bruxelles. Ricordo inoltre che la madre diceva sempre a Mario di star lontano dalla politica...», sottolinea l’amico, aggiungendo come dalla sua Elsa il professore si sia sempre sentito "molto appoggiato". Un rapporto saldo e di grande complicità il loro, fin dall’inizio. Infatti, quando Monti decide, dopo il servizio militare, di passare un anno negli Usa con una borsa di studio per lavorare con il futuro premio Nobel per l’economia James Tobin, Elsa lascia l’università e lo segue a Yale. Nel Natale del 1968 Fabrizio Onida, ora professore alla Bocconi e all’Università del Michigan, in vacanza negli Usa con la moglie, si presenta nella casa dei Monti nella grigia New Haven: «Siamo stati insieme solo una sera con Elsa e Mario, ma al ritorno in Italia ci siamo ritrovati a lavorare in Bocconi, nello stesso istituto di politica economica del professor Innocenzo Gasparini. Mario è stato sempre cordiale e simpatico, semmai un po’ frenato. Per nulla espansivo. Un po’ sacerdotale, a volte, ma determinatissimo», racconta Onida. E aggiunge: «Tra colleghi dicevamo che studiava da governatore della Banca d’Italia». Onida sottolinea che la futura first lady «era una moglie molto dedicata, come non ce ne sono più tante… Una grande organizzatrice: se non ci fosse stata lei, infatti, Mario non avrebbe potuto fare tutto quello che è riuscito a fare».
Nel 1970 Monti insegna a Torino, ma nel 1985 torna in Bocconi, dove diventerà rettore nel 1989 e poi presidente, dopo Giovanni Spadolini. Con la famiglia si stabilisce nella bella casa in zona Fiera, lavora a stretto contatto con Carlo Secchi, anche lui del gruppo di Gasparini, insieme con Renata Lenti. «In Bocconi abbiamo avuto carriere parallele per un periodo lungo, lui rettore io prorettore, poi io rettore e lui presidente. II rapporto si è allentato quando se ne andò a Bruxelles come commissario», ricorda Secchi.
Negli Anni 90 i coniugi Monti frequentano anche il top manager Roberto Poli (poi presidente Eni) e sua moglie Annamaria, che diviene amica di Elsa, chiacchierando nei viali di Villa d’Este, a Cernobbio. Ben selezionate le amiche della signora Antonioli-Monti, madre attenta di Federica e Giovanni, attiva crocerossina, che presto guadagna un ruolo di primo piano nella sezione femminile di Milano. Dal 1991 raccoglie fondi al fianco di Cesira Noto, che sottolinea le sue capacità «di organizzatrice e l’ottimo rapporto che tiene con le volontarie». Nella missione benefica coinvolge le sue sorelle, soprattutto Donata e le amiche, come Annamaria. «Ho collaborato con Elsa a Milano, poi ho lasciato per seguire mio marito e i figli. L’ultima volta che l’ho vista? A pranzo da Maria Criscuolo, qui a Roma, ma è stato un caso. Mi è sembrata molto presa... Comunque non ha fatto alcuna gaffe, cosa oggi veramente difficile in un ruolo simile. Da giovani ci vedevamo con i figli, anche in montagna, ma sempre d’estate. Sono una coppia solidale», confida la signora Poli, sottolineando sempre «la solarità e l’entusiasmo» della signora Elsa, ormai nonna di quattro nipotini e first lady molto pratica, che ama le mostre, le prime alla Scala e gli abiti di Raffaella Curiel, ma cucina e porta in tavola i tortellini per il Capodanno a Palazzo Chigi e non si perde nemmeno i saldi della Capitale. [1]
V. foto allegata del matrimonio (005)