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 2012  gennaio 26 Giovedì calendario

In Italia

Il Presidente della Repubblica è Giorgio Napolitano
Il Presidente del Senato è Renato Schifani
Il Presidente della Camera è Gianfranco Fini
Il Presidente del Consiglio è Mario Monti
Il Ministro degli Interni è Anna Maria Cancellieri
Il Ministro degli Esteri è Giulio Terzi di Sant’Agata
Il Ministro della Giustizia è Paola Severino
Il Ministro dell’ Economia e delle Finanze è Vittorio Grilli
Il Ministro di Istruzione, università e ricerca è Francesco Profumo
Il Ministro del Lavoro e delle politiche sociali è Elsa Fornero
Il Ministro della Difesa è Giampaolo Di Paola
Il Ministro dello Sviluppo economico è Corrado Passera
Il Ministro delle Politiche agricole è Mario Catania
Il Ministro di Infrastrutture e trasporti è Corrado Passera
Il Ministro della Salute è Renato Balduzzi
Il Ministro di Beni e Attività culturali è Lorenzo Ornaghi
Il Ministro dell’ Ambiente è Corrado Clini
Il Ministro degli Affari europei è Enzo Moavero Milanesi (senza portafoglio)
Il Ministro di Affari regionali, turismo e sport è Piero Gnudi (senza portafoglio)
Il Ministro della Coesione territoriale è Fabrizio Barca (senza portafoglio)
Il Ministro della Cooperazione internazionale e integrazione è Andrea Riccardi (senza portafoglio)
Il Ministro di Pubblica amministrazione e Semplificazione è Filippo Patroni Griffi (senza portafoglio)
Il Ministro dei Rapporti con il Parlamento è Dino Piero Giarda (senza portafoglio)
Il Governatore della Banca d’Italia è Ignazio Visco
Il Presidente della Fiat è John Elkann
L’ Amministratore delegato della Fiat è Sergio Marchionne
Il Segretario Nazionale dei Popolari per il Sud è Clemente Mastella

Nel mondo

Il Papa è Benedetto XVI
Il Presidente degli Stati Uniti d’America è Barack Obama
Il Presidente del Federal Reserve System è Ben Bernanke
Il Presidente della BCE è Mario Draghi
Il Presidente della Federazione russa è Dmitrij Medvedev
Il Presidente del Governo della Federazione russa è Vladimir Putin
Il Presidente della Repubblica Popolare Cinese è Hu Jintao
La Regina del Regno Unito è Elisabetta II
Il Premier del Regno Unito è David Cameron
La Cancelliera Federale di Germania è Angela Merkel
Il Presidente della Repubblica francese è Nicolas Sarkozy
Il Primo Ministro della Repubblica francese è François Fillon
Il Re di Spagna è Juan Carlos I
Il Presidente del Governo di Spagna è Mariano Rajoy Brey
Il Comandante Supremo delle Forze Armate dell’ Egitto è Mohammed Hoseyn Tantawi
Il Primo Ministro di Israele è Benjamin Netanyahu
Il Presidente della Repubblica Turca è Abdullah Gül
Il Presidente della Repubblica Indiana è Pratibha Patil
Il Primo Ministro della Repubblica Indiana è Manmohan Singh
La Guida Suprema dell’ Iran è Ali Khamenei
Il Presidente dell’ Iran è Mahmud Ahmadinejad

C’è questa questione, del viceministro al Lavoro Michel Martone che se ne esce a un tratto con un insulto – “sfigati” – diretto a quelli che si laureano dopo i 28 anni.

Che ne dice?

Martone è il più giovane membro del governo e viene di solito definito con l’espressione “enfant prodige”. Beh, stavolta è stato poco prodigioso. La Fornero – il ministro a cui fa da vice – ha subito dovuto smentire di averlo cazziato, mentre i politici, quasi senza eccezioni, gli hanno rovesciato addosso una quantità impressionante di improperi. È uscito anche fuori che questo prodigioso Martone, molto attivo tra l’altro in tv (ha anche il look adatto) è poi un privilegiato mica da ridere. Il padre Antonio è un pezzo grosso, che ha fatto il presidente dell’Authority sugli scioperi, ha frequentato lo studio Previti, stava a tavola con Verdini in un pranzetto organizzato dalla cosiddetta P3 (alla cui esistenza peraltro crediamo poco), e insomma è uno del giro giusto. Col che ci guardiamo bene dal sostenere che il papà abbia messo una buona parola per far fare carriera al figlio, laureato a 23 anni, professore a 29, viceministro a 37, membro della Fondazione Bettino Craxi, membro della Fondazione Italia Futura (Montezemolo), ma anche attento a mostrare un’aria intelletual-ultimo grido, Jimi Hendrix e Pasolini, Pink Floyd e Calvino, eccetera eccetera.

Le è antipatico.

Credevo che con Monti fosse finita l’epoca delle battute a effetto, dette per finire sui giornali. Monti sembra una persona seria e i suoi ministri, fino ad ora, pure. Spero che la Fornero, questo qui, l’abbia cazziato di brutto.

Il problema però esiste.

Impostato sotto il titolo dei ventottenni sfigati esiste per modo di dire. L’età media dei laureati è di 25,1 anni, siamo molto lontani da questo 28 preso da Martone come esemplare. I 25,1 anni in questione, tra l’altro, non si riferiscono alla laurea triennali, ma a quella quinquennale e sono tanto più significativi perché la nostra secondaria (il liceo) dura un anno più che all’estero, quindi il solito, inutile paragone con Francia o Germania, dove si laureano prima, è abbastanza insensato. Perciò la storia dei 28 anni, buttata lì a quel modo, dice poco o niente e infatti Martone, alla fine di una giornata che deve essere stata campale, ha dovuto mezzo ritrattate e mezzo spiegare (altro rito, quello del ripensamento, che, sedotti dal magnifico rigore con cui parla il premier, credevamo finito per sempre): «Tutti quelli che hanno due lavori e vengono da famiglie con situazioni difficili e riescono a laurearsi sono bravi, eroi. Ma io parlavo di altri: 10 anni per una laurea se si vive coi genitori e non si lavora sono troppi. Ho sbagliato le parole ma ho toccato un tasto dolente: in Italia ci sono 2 milioni di ragazzi che non lavorano o studiano mentre bisogna fare presto se si vuole avere un futuro». Vabbè.

Su questo ha ragione?

Allora: il ministro Berlinguer riformò a un certo punto l’università, dividendo il percorso verso la laurea in due tappe: un primo titolo dopo tre anni e un secondo titolo, diciamo la laurea vera e propria, dopo altri due. Questa idea, combinata con una riforma dei piani di studio divenuti molto flessibili - tanto flessibili da poter risultare troppe volte inconsistenti - ha ottenuto l’effetto di aumentare enormemente il numero dei laureati, passati dai 161 mila del 2000 ai 208 mila di dieci anni dopo. Di che lauree si tratta però? Lauree che valgono poco. Sul mercato del lavoro, i laureati di una volta spuntavano stipendi superiori a quelli di un diplomato anche del 25%. Adesso, secondo i dati della Fondazione Agnelli, un laureato prende appena il 7 per cento in più. Quindi comincia a girare l’idea che fare l’università non è poi troppo conveniente: nel 2005 il 56% di quelli che si diplomavano si iscriveva a qualche facoltà, adesso solo 47%.

• Bisogna ridare peso alla laurea.

Già, e solo all’interno di questo discorso si può prendere in considerazione il problema dei fuori corso (610.873 su 1.799.542 iscritti, cioè il 33,9%). In questo modo: come può esistere un sistema universitario che ti permette di laurearti a 30 o a 35 anni? Nel consiglio dei ministri dell’altro giorno, è stato discusso anche il problema del valore legale del titolo di studio, che molti vorrebbero abolire. La questione è nata a margine della decisione (ancora da prendere) di non far valere più la laurea specifica nei concorsi pubblici, secondo la filosofia del «preparatevi e, qualunque laurea avete, venite a gareggiare». L’università infatti fornisce sempre di meno, o forse non fornisce più, la preparazione tecnica di alto livello che si richiede a un corso superiore di studi. Stiamo messi male in tutte le classifiche internazionali. I test Ocse hanno portato alla ribalta gente con tanto di pezzo di carta da appendere in salotto che non capivano quello che leggevano quando non erano tornati mezzi analfabeti del tutto. Questo, purtroppo, anche prima dei 28 anni.

[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 26 gennaio 2012] (leggi)

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