I. B., Il Sole 24 Ore 26/1/2012, 26 gennaio 2012
IL REBUS DEI TITOLI PER I RIMBORSI ALLE IMPRESE, SPUNTA IL BUY BACK - I
primi 2 miliardi per smaltire la montagna dei crediti vantati dalle Pmi verso le pubbliche amministrazioni potrebbero arrivare quest’anno dalla Cassa depositi e prestiti, prima ancora che dallo Stato. La Cdp lo scorso ottobre aveva annunciato un aumento pari a 10 miliardi delle risorse messe a disposizione delle banche per le piccole e medie imprese, di cui fino a 2 miliardi per «fronteggiare il problema dei ritardi nei pagamenti dei crediti vantati dalle Pmi verso la p.a.». Ebbene questa speciale dotazione destinata al nodo dei debiti commerciali dello Stato sarà messa a disposizione del sistema bancario a partire dal prossimo mese.
Più lento potrebbe essere, per contro, il percorso dei 2 miliardi sanati dalla pubblica amministrazione con la trasformazione dei crediti in titoli di Stato: il Tesoro ieri a questo riguardo si è trincerato dietro un secco «no comment».
I debiti commerciali non sono contabilizzati nel debito pubblico. Ed è per questo motivo che l’annoso problema dei crediti commerciali verso la p.a. non è stato risolto finora dallo Stato raccogliendo le risorse sul mercato dei capitali tramite l’emissione di titoli di Stato: trasformare 50-70 miliardi di debiti commerciali in debito pubblico significa aumentare un rapporto debito/Pil già eccessivamente elevato a quota 120 per cento. Il decreto che promette una parte del rimborso dei crediti commerciali con titoli di Stato precisa infatti che questa operazione non comporterà un aggravio sulle emissioni nette (al netto dei rimborsi dei bond in scadenza) previste quest’anno. I mercati, che proprio in questi giorni stanno digerendo la raffica di annunci sugli impori delle maxi-aste italiane in arrivo (oggi i CTz tra 3,5 e 4,5 miliardi e BTp indicizzati all’inflazione tra 250 e 500 milioni, domani i BoT per 11 miliardi e lunedì prossimo i BTp tra 5,5 e 8 miliardi), sono entrati in fibrillazione nell’apprendere la notizia che parte dello smaltimento della montagna dei crediti commerciali verso la p.a. sarà fronteggiato con titoli di Stato.
Il Tesoro potrebbe creare dei titoli ad hoc per risolvere questa questione con le Pmi, ma difficilmente riuscirebbe a convincere l’istituto statistico europeo Eurostat che i nuovi strumenti di debito (negoziabili e con scadenze medio-lunghe) non andrebbero assimilati ai semplici BTp. Tra le ipotesi allo studio non è da escludere vi sia quella dei buy-back: attraverso il fondo di ammortamento, rimpinguato con vendita di assets pubblici, il Tesoro può rastrellare dal mercato 2 miliardi di titoli di Stato per poi riemetterli mirati alle Pmi: lo stock del debito pubblico resterebbe invariato.
I rimborsi previsti dal decreto sui crediti commerciali, tuttavia, delimitano molto il campo di azione. Non rientrano in questa operazione i crediti utilizzati nelle operazioni di cartolarizzazione e sui quali i fornitori della p.a. hanno avviato contenziosi: la maggior parte di questi crediti sono legati infatti alla spesa sanitaria eccessiva di alcune regioni.