Gianandrea Gaiani, Libero 26/1/2012, 26 gennaio 2012
GLI USA INSEGNANO A TRATTARE COI PIRATI: NE AMMAZZANO 9 E SALVANO GLI OSTAGGI
Un blitz delle forze speciali statunitensi ha permesso di liberare due ostaggi, la 32enne americana Jessica Buchanan e il 60enne danese Poul Hagen Thisted, da ottobre nelle mani dei pirati somali del Puntland. Una squadra di Navy Seal, a quanto sembra gli stessi che nel maggio scorso uccisero Osama bin Laden, è stata paracadutata di notte nei pressi del villaggio di Hiimo Gaabo, a sud di Galkayo, per tenere sotto controllo ostaggi e carcerieri. Alle 2 di notte l’attacco con l’impiego di sei elicotteri e unità di marines che ha permesso di liberare i due operatori umanitari del Danish Refugee Council uccidendo almeno 9 pirati e catturandone 5 anche se un pirata ha detto all’agenzia stampa Dpa che gli statunitensi hanno ucciso o catturato decine di persone che tenevano prigionieri i due ostaggi.
Nessun ferito tra i Navy Seals anche perché nel combattimento notturno i visori notturni facilitano il tiro degli statunitensi mentre i somali ne sono sprovvisti. Il blitz è stato autorizzato lunedì dal presidente Obama anche a causa dei gravi problemi di salute del danese ed è stato pianificato dalla task Force «Corno d’Africa», 2 mila militari che dal 2002 sono schierati a Gibuti e in basi avanzate in Etiopia e Kenya. Durante il raid i marines hanno preso per alcune ore il piccolo aeroporto di Galkayo per poter rifornire gli elicotteri utilizzando il carburante trasportato da altri velivoli. Buchanan e Thisted, per i quali i criminali avevano chiesto un riscatto di 10 milioni di dollari, sono rimasti illesi e si trovano ora a Gibuti.
I pirati tengono in ostaggio da sabato scorso un altro americano, il giornalista Michael Scott Moore ma, come ha riferito un funzionario delle Nazioni Unite, il blitz di martedì potrebbe «lanciare un messaggio» ai suoi sequestratori. Non è la prima volta che gli incursori a stelle e strisce intervengono in Somalia per eliminare terroristi islamici o liberare prigionieri detenuti dai pirati. Blitz che non sempre hanno permesso di salvare tutti gli ostaggi ma che ben delineano il differente approccio di Washington rispetto agli europei che, salvo rare eccezioni, non usano la forza contro i pirati e anche quando li catturano nella gran parte dei casi li liberano per l’impossibilità di processarli dopo averli nutriti e riforniti. Anche nei rari casi di pirati processati in Europa le pene sono sempre state molto blande rispetto agli ergastoli multipli comminati negli States a chi osa mettere in pericolo la vita di cittadini statunitensi.
Mentre noi negoziano per mesi e paghiamo decine di milioni di dollari di riscatti gli americani vanno a stanare i criminali senza assurdi buonismi terzomondisti che del resto mal si attagliano alla ferocia dei pirati somali. «Ottimo lavoro», ha commentato Barack Obama, «questo è un altro messaggio al mondo che gli Stati Uniti si opporranno con forza a qualsiasi minaccia contro il nostro popolo».
Gianandrea Gaiani