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 2012  gennaio 26 Giovedì calendario

IL MEDIANO CONTESO TRA ISRAELIANI E PALESTINESI

L’unico terreno su cui, finora, gli israeliani e i palestinesi non si erano scontrati, è quello erboso dei campi di calcio. Ma ora anche lo sport più seguito in Israele e nei Territori palestinesi, è rimasto coinvolto nel conflitto. La contesa tra le squadre Hapoel Haifa e Jabal Mukaber per il centrocampista israelo-palestinese Ali Khatib è scoppiata quattro giorni fa, agli inizi peraltro di una settimana che sarebbe dovuta risultare cruciale per la ripresa dei negoziati di pace. Entrambi i team giocano nella Serie A dei loro paesi: Hapoel Hai-fa per Israele, Jabal Mukaber per i Territori, essendo una squadra di Gerusalemme Est. Ali Khatib è palestinese, ma può giocare anche in Israele perché è nato 23 anni fa nella città santa. Khatib è più di una promessa per il calcio palestinese e israeliano, visto che ha già giocato per alcune squadre palestinesi e israeliane, ma è, e rimane, soprattutto un ragazzo. E agisce come tale. Per questo, lunedì scorso, non ha pensato alle implicazioni di ciò che stava per fare: ha solo seguito il suo istinto che lo portava verso una squadra più forte, indipendentemente dalla nazionalità. Senza dire nulla al suo allenatore, Mohammed Issa, si è presentato al provino dell’Hapoel Haifa, ottenendo un contratto immediato.
Certo, Khatib non è uno sconosciuto e sembrerebbe essere davvero molto bravo. Avrà però ottenuto l’ingaggio immediato solo per la sua bravura o anche per indebolire il Jabal Mukaber e togliere al campionato palestinese uno dei suoi attori principali? Sono davvero in tanti a chiederselo in Palestina, visto che tutti impazziscono per il calcio e la sorte dei calciatori è importante quasi quanto la nascita di un vero Stato palestinese. Mister Issa, non appena saputo del “furto”, ha immediatamente annunciato che farà ricorso alla Fifa perché Khatib avrebbe un contratto legalmente vincolante. “Presenterò un reclamo – ha detto, furibondo –, proprio per il fatto che non ci sono rapporti ufficiali tra le associazioni di calcio israeliana e palestinese non significa che le squadre israeliane possono portarci via i giocatori”. L’Hapoel Haifa ha ribadito che Khatib non è sotto contratto ed è quindi libero di muoversi. E Khatib, cosa ha replicato, dopo essersi accorto di aver combinato un guaio, non solo di natura sportiva? Ha fatto un’azione che ha spiazzato tutti, da vero fuoriclasse: ha rivelato candidamente di essere ancora registrato con la sua ex squadra israeliana, l’Hapoel Shfaram.
La smentita del coach palestinese però è stata immediata: “Questo è semplicemente non vero. Abbiamo ingaggiato Khatib regolarmente , gli paghiamo uno stipendio e l’affitto. Gli accordi sono chiari. Lui è quindi un nostro giocatore e non può decidere da solo di andarsene”. Chi uscirà vincitore da questa battaglia non è ancora possibile saperlo, il dibattito però è molto acceso e i siti israeliani e palestinesi aggiornano senza sosta i commenti dei tifosi di entrambe le squadre che non vogliono rinunciare a far valere le proprie ragioni. Un po’ come è avvenuto ad Amman dove ieri si è tenuto l’ultimo incontro tra i negoziatori israeliani e palestinesi per cercare di mettere a punto un’agenda che porti alla ripresa dei negoziati di pace diretti, interrotti dal settembre 2010. Dopo tre riunioni, l’Autorità nazionale palestinese ha sentenziato che sono “chiusi”: i negoziatori Saeb Erekat e Yitzhak Molcho, con il sostegno della Giordania e del Quartetto (Usa, Russia, Ue, Onu) hanno cercato di porre le basi per la riapertura del processo di pace ma non hanno trovato un terreno comune. Il sovrano giordano Abdallah, uno dei primi e più forti alleati arabi di Israele, per la prima volta ha minacciato ritorsioni nei confronti di Israele mentre il presidente dell’Anp Abu Mazen ha sottolineato che un’ipotetica “estensione” dell’iniziativa giordana è rinviata a questo punto a consultazioni con la Lega Araba, in programma entro fine mese.
Mentre nelle strade di Ramallah, la capitale amministrativa dell’Anp, centinaia di persone si sono radunate non per una delle abituali manifestazioni contro l’occupazione israeliana, ma per denunciare l’aumento delle tasse. I problemi della vita quotidiana superano i massimi sistemi.