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 2012  gennaio 26 Giovedì calendario

I GOVERNATORI RIFIUTANO I TAGLI E FANNO RICORSO


Vogliono mantenere i loro stipendi d’oro. Vogliono viaggiare quando e come gli pare all’estero senza nessuno che vada lì a fargli le pulci. Vogliono dividersi la torta così come la stanno mangiando ora. Non uno di più, non uno di meno. Magari davanti a una telecamera sostengono il contrario, e perfino si mettono a capo delle campagne contro i costi della politica. Ma quando è toccato a loro, non hanno tagliato un euro. Non un governatore, di centrodestra o di centrosinistra. Nemmeno di fronte a leggi draconiane che li avrebbero obbligati. Perché i presidenti delle Regioni italiane si sentono intoccabili. Così la Corte Costituzionale è sommersa da ricorsi che intanto sospendono l’efficacia delle leggi emanate nel biennio 2010-2011, sotto i morsi della crisi finanziaria. Nessuno, da Roberto Formigoni a Nichi Vendola, ha osato rivendicarlo pubblicamente. Ma tutti o quasi hanno impugnato davanti alla Corte che ora dovrà affrontare la patata bollente, i tagli ai costi della politica che li riguardavano e perfino quelli che non li toccavano direttamente, ma suscitavano la protesta degli amici più vicini. Tutte le Regioni e le province autonome, più Lombardia, Emilia Romagna, Campania, Puglia, Basilicata, Umbria e altre regioni che si sono semplicemente associate in giudizio, hanno chiesto di dichiarare illegittimi tutti i tagli di costi della politica che aveva stabilito l’ex ministro dell’Economia, Giulio Tremonti nei decreti legge dell’estate 2010 e di quella 2011. Altre regioni hanno impugnato anche i primi elementi di liberalizzazione inseriti allora sul commercio e sui servizi pubblici locali, ed è facile immaginare che lo faranno anche ora con le stesse norme varate da Mario Monti sia sui costi della politica che sulla libera concorrenza.
Il tema principale che usano tutti i governatori è il più classico: non si possono tagliare consiglieri regionali, né le loro indennità, né i gettoni di presenza, né gli emolumenti, né le spese per auto blu, né quelle per viaggi-merenda con legge nazionale, perché si vìola l’autonomia costituzionale delle Regioni che se mai volessero, dovrebbero fare da sole. E da sole non fanno, naturalmente. Limitandosi per ora a fare una pernacchia ai governi e a tutti gli italiani che due anni stanno stringendo la cinghia, perché governatori e consiglieri regionali, insieme a parenti e affini sono certi di potersela tenere bella larga, con tanto di imprimatur costituzionale.
I ricorsi delle singole regioni sono assai simili l’uno all’altro, tanto da sembrare compilati sotto una sola regia. L’unico a debordare – manco a dirlo – sia per prolissità che per ampiezza di impugnazioni, è quello di Nichi Vendola. La protesta costituzionale della Puglia è più o meno lunga il doppio di quella delle altre regioni, per dire la stessa cosa. Vendola non ci sta a ridurre volontariamente le spese amministrative della sua Regione per versarle al Fondo ammortamento dei titoli di Stato in modo da ridurre il debito pubblico italiano. Nel ricorso spiega che a lui del debito pubblico non importa un fico secco, e che gli si può chiedere di risparmiare qualcosa sui collaboratori solo se poi i risparmi se li può spendere in altro modo lo stesso governatore. Come Formigoni, Vasco Errani e ad altri, Vendola impugna ogni voce dei tagli ai costi della politica, compresa la riduzione delle indennità e dei gettoni di presenza alle comunità montane e alle unioni di comuni, che pure non dovrebbero riguardare direttamente un Governatore. Il fantasioso leader di Sel è riuscito a impugnare perfino la norma che taglia del10% il già tanto discusso rimborso delle spese elettorali dei partiti politici, portandolo da 1 euro a 0,90 euro ad abitante. Pur di conservare il generoso gruzzolo del suo partito, Vendola si aggrappa al fatto che uno dei rimborsi è legato alle elezioni regionali, e quindi secondo lui lo Stato non può decidere di tagliarlo senza violare l’autonomia costituzionale. Peccato però che sia stata una legge nazionale ad avere fatto quel regalo ai partiti anche per le regionali. Quando regalava soldi, per Vendola era perfetta. Quando cerca di toglierne un po’ ai famelici partiti, allora no, diventa incostituzionale: giù le mani dal gruzzolo.

Franco Bechis