Francesco Grignetti, La Stampa 26/1/2012, 26 gennaio 2012
Non solo i grandi e piccoli evasori fiscali. Ad intaccare il bilancio dello Stato ci si mette una miriade di finti poveri, finti invalidi, finti ciechi
Non solo i grandi e piccoli evasori fiscali. Ad intaccare il bilancio dello Stato ci si mette una miriade di finti poveri, finti invalidi, finti ciechi. La corsa a mettere le mani sul sussidio pubblico percorre l’Italia da Nord a Sud. «Due facce della stessa medaglia», afferma il comandante generale della Guardia di Finanza, Nino Di Paolo. Impressionanti i numeri di un anno di indagini delle Fiamme Gialle: sono stati denunciati 17.966 truffatori di pubblico denaro; accertati danni erariali per 2 miliardi di euro; bloccati finanziamenti comunitari e nazionali per quasi 700 milioni; scoperte truffe al servizio sanitario nazionale per 277 milioni di euro; scoperti 4.358 finti poveri; individuati infine 1.140 dipendenti pubblici che svolgevano il doppio lavoro incassando indebitamente 6 milioni di euro. E nel 2012 si replica, secondo le direttive del premier Mario Monti, con ancora maggior forza a tutela dei veri bisognosi. Finti poveri, ma sussidi veri Purtroppo l’inventiva degli italiani per attingere alle casse dello Stato non ha limiti. C’è la finta cieca che dovrebbe essere accompagnata pure al mercato e invece incassava l’assegno dello Stato e intanto lavorava nel suo negozio di parrucchiera. A Forlì sono 34 i denunciati perché autocertificavano il falso e così incassavano a spese del Comune i sussidi per l’affitto di casa, la retta dell’asilo, i libri di testo o la mensa scolastica. A Savona in 26 nascondevano le loro reali disponibilità patrimoniali per ottenere l’esenzione del ticket sanitario e sussidi vari. Ad Ariano Irpino non solo pretendevano il gratuito patrocinio legale da parte dello Stato (anche qui autocertificando un reddito più basso del reale, basta compilare il modulo del tribunale...) ma spesso riuscivano a incassare dall’Inps arretrati di pensioni quantomai sospette. Morti ma assistiti dalle Asl Il Rapporto 2011 della Finanza è un campionario di furberie. A Grottaminarda (Avellino) un benestante del luogo ha chiesto e ottenuto l’assegno per il suo nucleo familiare omettendo di autocertificare i redditi da terreni e da immobili. «Una dimenticanza», si è giustificato. A Verona, un piccolo imprenditore ha chiesto la cassa integrazione per i suoi due dipendenti, che incassavano così 900 euro al mese dall’Inps, salvo continuare a lavorare "in nero" nello stabilimento che non aveva mai cessato la produzione. Un capitolo a parte meritano le truffe sanitarie. A Frosinone, scoperto che una certa signora Rosa era ancora assistita dal suo medico curante nonostante fosse defunta sedici anni fa, è partita un’indagine a tappeto. E’ risultato che 1500 defunti erano ancora iscritti negli elenchi della Asl, 194 i medici interessati, 125 mila gli euro indebitamente erogati, 700 le ricette «impossibili» intestate a morti. A Rapallo una finta malata aveva ottenuto dall’Inail l’indennità per un presunto infortunio sul lavoro, in ditta mandava il certificato medico, e intanto si esibiva come cantante e ballerina nei locali notturni: l’hanno incastrata con le foto che orgogliosamente metteva su Facebook. Imprenditori a spese dello Stato Nel contrasto alle truffe comunitarie sono stati denunciati 860 soggetti che avevano percepito illecitamente, o solo richiesto, aiuti per oltre 250 milioni di euro. Altre 10.525 persone sono state denunciate per avere richiesto finanziamenti nazionali o locali per 426 milioni di euro (bloccati in tempo dalla Finanza). E’ il caso di una società di Crotone che era sul punto di incassare quasi 2 milioni di sovvenzione a fondo perduto a fronte di un investimento complessivo da 2.300 mila euro. Peccato che mancasse del tutto la parte dei privati, che si erano limitati a un investimento solo cartaceo. Lo stesso aveva fatto un imprenditore turistico di Lamezia Terme che aveva ottenuto oltre 18 milioni di euro dallo Stato per la realizzazione di impianti fotovoltaici e di un albergo, e però erano falsi i certificati sullo stato di avanzamento lavori, le sue disponibilità bancarie, le fatture per l’acquisto di impianti. In compenso erano veri i trasferimenti di fondi all’estero. Lo stesso meccanismo a Enna dove il ministero delle Attività produttive ha finanziato il restauro di un prestigioso villino per farne un resort di lusso con 3,4 milioni di euro quando mancavano i presupposti, attestati falsamente con documenti fittizi.