Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2012  gennaio 26 Giovedì calendario

Le speranze di ripresa del Portogallo si stanno affievolendo. I rendimenti dei titoli decennali si stanno avvicinando al 15% e riflettono il timore che non sia in grado di rimborsare i creditori

Le speranze di ripresa del Portogallo si stanno affievolendo. I rendimenti dei titoli decennali si stanno avvicinando al 15% e riflettono il timore che non sia in grado di rimborsare i creditori. A questo stadio, tuttavia, la scelta di ristrutturare il debito portoghese è di natura politica. Perfino l’Fmi ammette che i «venti contrari» soffiano sempre più forte in Portogallo. L’anno scorso, il Paese è riuscito nell’obiettivo di un deficit al 5,9% solo grazie al trasferimento di alcuni fondi pensionistici bancari all’interno del bilancio pubblico. Quest’anno, per raggiungere il target del 4,5%, Lisbona dovrà tagliare il deficit del 3% sul Pil. Le possibilità che ricorra nuovamente ai mercati nel 2013, come previsto nel programma di salvataggio, sono remote. Il Paese avrà bisogno di più fondi dalle banche dell’eurozona prima di quella data per coprire il proprio fabbisogno di finanziamenti - che secondo UniCredit potrebbe arrivare, nello scenario più pessimistico, a 110 miliardi di euro da qui al 2015. In ogni caso, l’ipotesi che il Portogallo faccia la fine della Grecia è legata a una decisione politica. Il governo portoghese si è impegnato a rispettare gli obiettivi e ha varato riforme incisive, come la svalutazione fiscale originariamente promessa. In più, i leader europei si sono solennemente impegnati a non ripetere in altri Paesi gli «haircut» imposti ai creditori privati greci. Possono sostenere che la Grecia rappresenti un caso eccezionale per il suo debito al 161% del Pil, mentre il Portogallo non presenta un bilancio così dissestato: il suo attuale indebitamento in percentuale sul Pil è inferiore a quello dell’Italia. Esistono tuttavia diversi fattori di incertezza: i partner dell’eurozona potrebbero perdere la pazienza se Lisbona tentennasse troppo sulle riforme, i disordini sociali potrebbero aumentare le pressioni sul governo perché alleggerisca le misure di rigore, e le sopravvenienze passive delle banche o delle imprese pubbliche potrebbero causare una rapida impennata del debito. I titoli decennali portoghesi vengono scambiati a circa il 47% della pari. Questo prezzo sembrerebbe suggerire un haircut nominale di circa il 20%, molto sotto al 50% imposto alla Grecia. Per approfondimenti: http://www.breakingviews.com/ (Traduzioni a cura del Gruppo Logos)