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 2012  gennaio 26 Giovedì calendario

«Schettino voleva che mentissimo tutti» – Incompetente e bugiardo. La Costa scarica Francesco Schetti­no anche in parlamento, ma l’in­dagine potrebbe coinvolgere il management della compagnia a giorni

«Schettino voleva che mentissimo tutti» – Incompetente e bugiardo. La Costa scarica Francesco Schetti­no anche in parlamento, ma l’in­dagine potrebbe coinvolgere il management della compagnia a giorni. Pesano le parole del procu­ratore generale della Toscana Be­niamino Deidda che lunedì ha puntato senza mezze misure il di­to contro il colosso della naviga­zione. Ieri Deidda ha incontrato a Grosseto il procuratore France­sco Verusio: una stretta di mano diplomatica per ricomporre la frattura fra i due uffici. Intanto, l’amministratore delegato della Costa Pierluigi Foschi offre la sua versione alla Commissione lavori pubblici del Senato. Ed è una veri­tà a senso unico. L’inchino? Fu il comandante, «autonomamen­te », a deciderlo, anche se poi il nu­mero uno della società è costretto ad ammettere che la «navigazio­ne turistica», così la chiama lui, è routine «in tutto il mondo». So­prattutto Foschi riporta per la pri­ma volta il racconto di Roberto Ferrarini, il direttore delle opera­zioni marittime del­la Costa che quella notte si sentì con Schettino molte vol­te. Che cosa si dissero i due in quelle telefona­te? Schettino, nell’interroga­torio di garanzia, ha detto che in­formò Ferrarini della gravità della situazione e gli chiese di tutto, compresi «rimorchiatori e elicot­teri ». «Non è vero», ribatte la Co­sta che, dopo un’iniziale esitazio­ne, ha alzato un muro. Ora Ferrari­ni parla, attraverso il suo ammini­­stratore delegato, e ributta tutte le responsabilità su Schettino. «Ore 21.57: ricevo una telefonata, il co­mandante Schettino mi informa che la nave ha urtato uno scoglio».Schetti­no però gli spiega che «solo un compar­timento stagno» è alla­gato. E fino a tre la Concor­dia può reggere. «Alle 22.06 Schettino mi informa che anche un secondo compartimento sta­gno è apparentemente allagato». La catastrofe pare lontana. Anche le conversazioni delle 22.16 e del­le 22.26 non sono risolutive: «Ab­biamo discusso sull’entità delle falle e dell’allagamento».Possibi­le? Possibile che alle 22.26 a Geno­va non abbiano ancora capito che la Concordia è sul punto di affon­dare? Il sipario sul dramma si alza fra le 22.33 e le 22.35 quando, final­mente, Schettino gli comunica «l’intenzione di abbandonare la nave. Decisione che mi ha com­pletamente sorpreso». Può esse­re, ma si fa davvero fatica a carica­re sulle spalle di Schettino tutto quel che è accaduto. Di più, Ferra­rini accusa apertamente Schetti­no di aver provato a falsificare la re­altà, cercando invano la sua com­plicità: «Mi chiese di condividere la posizione da sostenere con le autorità». Schettino vorrebbe «di­chiarare che la nave aveva prima subito un blackout a seguito del quale aveva urtato un basso fonda­le ».Insomma,il comandante lan­cia a-Ferrarini l’esca di una versio­ne di comodo. Ma lui sdegnato di­ce di no: «Ho rifiutato immediata­mente tale possibilità intimando­gli di dire esattamente come i fatti sono occorsi». La Costa, insomma, prova ad af­fo­ndare definitivamente il suo co­mandante. Ma gli interrogatori de­lineano sempre più una realtà complessa che non è possibile ap­­piattire solo sul dilettantismo e la temerarietà di Schettino. Intanto la Procura studia le prossime mos­se. L’incidente probatorio, che chiamerà in causa 4228 parti, si terrà al teatro Moderno. Affollato come non mai.