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 2012  gennaio 26 Giovedì calendario

C’È LO SPAZIO PER ULTERIORI ALLENTAMENTI MONETARI

Sorpresa! Alla Federal reserve non è cambiata solo la comunicazione, come tutti si aspettavano. È cambiata la politica monetaria: l’annuncio delle previsioni sull’andamento futuro dei tassi ufficiali - realizzato in modo del tutto diverso rispetto alle esperienze svedese e norvegese, forse più lineari... - hanno spinto, forse costretto, la banca centrale ad allontanare nel tempo il prossimo rialzo.
A dicembre, la Fed aveva ripetuto che i tassi sarebbero rimasti a zero fino a metà 2013 almeno. Raccogliendo le previsioni dei componenti del Committee (il Fomc), è però "emerso" che undici (su 17) governatori pensano opportuno non toccare i tassi fino alla fine dell’anno prossimo. Non solo: alla fine del 2014, sei componenti del Fomc pensano ancora a un costo del credito fermo. Altri cinque immaginano che possa salire ma di questi solo due puntano a portarli fino all’un per cento.
Contrariamente a quanto si aspettavano gli analisti, quindi, la nuova strategia di comunicazione non è stata soltanto l’occasione per precisare le intenzioni della Fed e di plasmare meglio quindi le aspettative dei cittadini e degli investitori sulla politica monetaria, ma si è rivelato in sostanza un ulteriore "allentamento" da parte della Federal reserve. Le previsioni sull’inflazione consentono alla banca centrale di Washington di adottare una politica più espansiva (o espansiva più a lungo), non certo inutile per un’economia sotto tono. Anche se aver fissato per la prima volta ieri un obiettivo esplicito di inflazione, al 2%, è stato forse il tentativo di evitare che proprio questa mossa disancorasse le aspettative sui prezzi.
Ben Bernanke, infatti, non ha adottato - come forse avrebbe desiderato, almeno in altri tempi - un regime di inflation targeting. Questa strategia, rigida o flessibile che sia, prevede che venga data priorità all’inflazione. La crescita viene in subordine, e di conseguenza. La Fed ha invece tenuto sullo stesso piano l’obiettivo della stabilità dei prezzi - che ora hanno un tetto da non superare - e quello della massima occupazione.
Quella che è già stata chiamata una svolta, in pratica cambierà poche cose. Sia perché la Fed aveva già un obiettivo "implicito", ma di cui parlava apertamente, di inflazione (anche se si soffermava sull’indice core); sia perché l’elusività dei prezzi, che sono gli ultimi a essere toccati dalla politica monetaria, spinge a mettere in secondo piano l’inflazione solo in circostanze particolari. Come questa crisi: la BoE - che ha un inflation targeting flessibile - e la Bce - che ha un obiettivo di inflazione prioritario - seguono una politica molto espansiva anche se i prezzi corrono oltre il limite di velocità. Per la Fed c’è spazio, quindi, anche per ulteriori allentamenti.