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 2012  gennaio 26 Giovedì calendario

Si danno fuoco come l’eroe della rivolta La nuova crisi araba ignorata da tutti – Nel giorno in cui il primo Parlamen­to eletto della storia egiziana de­buttava al Cairo, due trentenni commettevano suicidio nella capitale

Si danno fuoco come l’eroe della rivolta La nuova crisi araba ignorata da tutti – Nel giorno in cui il primo Parlamen­to eletto della storia egiziana de­buttava al Cairo, due trentenni commettevano suicidio nella capitale. Lu­nedì, il 31enne diplomato Mohamed Ab­del Tawab si è buttato dall’alta torre che domina Zamalek, isola sul Nilo; il dentista 33enne Amr Mohamed Emam si è lancia­to sotto un treno della metropolitana. L’Agenzia centrale per la mobilitazione pubblica e le statistiche egiziana rivela che i suicidi nel Paese sono in aumento: da 1.160 nel 2005 a 5.000 nel 2009. Per gli analisti, le ragioni sono spesso le stesse: motivi economici, disoccupazione, man­canza di prospettive per i giovani. A un anno dalla rivoluzione egiziana, mentre migliaia di persone ieri sono ritor­nate in piazza Tahrir per commemorare la rivolta e continuare la protesta, è diffici­le tenere il conto di una serie di suicidi che, nelle modalità e nelle cause, ricordano la morte di Mohamed Bouazizi. Il giovane venditore ambulante si è dato fuoco il 17 dicembre 2010 a Sidi Bouzid, cittadina ru­rale della Tunisia, per protestare contro la confisca da parte delle autorità del suo car­retto. La sua morte innescò la rivoluzione in Tunisia e il contagio arabo. Bouazizi è di­ventato un’icona per milioni di giovani nei Paesi arabi. Sfortunatamente anche fonte di ispirazione. Secondo i dati raccol­ti dalla Bbc , nei mesi dopo la caduta del re­gime di Zine El Abidine Ben Ali, in Tunisia più di cento persone si sono date fuoco, so­prattutto per protestare contro la disoccu­pazione, la deteriorazione della situazio­ne economica. E a più di un anno dalla fi­ne della dittatura, dopo le prime elezioni libere, in cui il partito islamista moderato di Ennahda ha ottenuto la maggioranza dei voti, la serie di autoimmolazioni conti­nua. E non soltanto in Tunisia. A gennaio, sono una decina le persone che attraverso il mondo arabo si sono date fuoco, la maggior parte per motivi economici. Sono atti di disperazione isolati, che raccontano però una società stravolta negli ultimi mesi da incredibili cambiamenti, e dove ancora regna un pro­fondo malessere legato alle condizioni finanziarie, alle li­mitate prospettive dei giova­ni, spesso laureati e disoccu­pati. Lo stesso malessere che ha scatenato il dissenso all’inizio del 2011. A Rabat, il 18 gennaio, durante una sit­in contro la disoccupazione, cinque giova­ni si sono dati fuoco. Abdelwahab Zei­doun, 27 anni, un master in tasca e il sogno di un posto come funzionario pubblico, è morto pochi giorni dopo. In Marocco, do­ve governa un partito islamista moderato e dove il re Mohammed VI, per arginare la piazza ha concesso cosmetiche riforme democratiche a luglio, la disoccupazione tocca il 9,1% e il 27% dei laure­ati non ha un lavoro. In Gior­dania, monarchia assoluta in cui da gennaio 2011 la po­polazione protesta per rifor­me politiche e sociali, un 52enne di Amman, impiega­to del comune, si è dato fuo­co qualche giorno fa dopo es­sere stato messo in prepen­sionamento. E in Tunisia, so­no almeno quattro a gennaio i casi di autoimmolazione. A Gafsa, nel centro del Paese, un disoccupato di 48 anni si è dato fuoco nel giorno della visita di tre ministri in cit­tà. Stava manifestando assieme ad altri di­soccupati, e chiedeva di poter incontrare i politici.