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 2012  gennaio 26 Giovedì calendario

Morirono per un ritardo di 12´. L´aereo che persero, decollò e atterrò senza problemi. Con 9 posti vuoti

Morirono per un ritardo di 12´. L´aereo che persero, decollò e atterrò senza problemi. Con 9 posti vuoti. I loro. Quello seguente, un Convair, non arrivò mai: un boato e mille pezzi. C´era pioggia e nebbia quella sera su Brema. L´oste Heinz Strangmann uscì fuori dal suo locale e corse per i campi: chiamò, nessuno rispose. Tutti morti, anzi per dirla in maniera più gentile: nessun superstite. Di integro restava solo il timone di coda, l´ala destra, le staffe del carrello. L´Italia era davanti alla tv a vedere il festival di Sanremo: "Dio, come ti amo", cantavano Modugno e Cinquetti. Ogni sport ha le sue Superga. Il nuoto ha Brema ‘66. Quella notte la meglio gioventù del nuoto azzurro scomparve: quattro ragazzi e tre ragazze. Con loro anche un allenatore e un telecronista della Rai. Per la prima volta un meeting internazionale sarebbe andato in eurovisione. Quella trasferta era un premio da meritare. Bubi Dennerlein, poi allenatore di Novella Calligaris, si salvò perché era in rotta con la federazione. «Ho sempre avuto un brutto carattere, non ero d´accordo con certe scelte, e così decisi che non sarei partito. È stata la mia fortuna, ma una disgrazia per Paolo Costoli che mi sostituì». Daniela Beneck non andò perché si sposava sua sorella Anna. Su quel bimotore Lufthansa in viaggio da Francoforte verso Brema viaggiavano 47 persone e la nazionale azzurra che stava preparandosi per i Giochi del Messico ‘68. Francesco Zarzana ha ricostruito con affetto la storia di quella tragedia dimenticata nel libro L´ultima bracciata (Infinito edizioni). «Anch´io sono stato un nuotatore, ma non un campione, e mi ha sempre colpito come quel disastro si portò via una generazione sportiva buona e fedele che credeva nell´importanza di rappresentare l´Italia. Tra di loro c´era amicizia vera, si frequentavano e si aiutavano». A Superga nel ´49 era scomparso il grande Torino, una squadra famosa e piena di titoli, a Brema nel ‘66 fu distrutta una nazionale, una gioventù, povera e sconosciuta. Che studiava, lavorava, nuotava. Daniela Samuele era di Milano e aveva 17anni. Faceva il liceo artistico e in valigia con il costume e l´accappatoio mise il suo primo abito da sera di chiffon. Carmen Longo, ranista di Bologna, 19 anni, partì con la borsa azzurra con la scritta Italia dei Giochi di Tokyo ‘64 e con la preoccupazione della scuola (2ª liceo). Trovarono sul suo quaderno un verso di Saffo: "Tu giacerai morta, né più alcuna memoria rimarrà di te". Amedeo Chimisso, 20 anni, dorsista, figlio di uno scaricatore di porto di Venezia, lavorava come fattorino perché il padre gli aveva detto: «Siete sei figli, non posso mantenervi tutti, se vuoi nuotare, arrangiati». Sergio De Gregorio, 20 anni, si allenava anche di notte, era di Roma come Luciana Massenzi, 21 anni, dorsista, che per migliorare era anche andata in Francia. Bruno Bianchi, 23 anni, era il più anziano e anche il capitano, nato a Trieste, viveva da solo a Torino e lavorava alla Fiat per mantenersi all´università. Era preoccupato di volare d´inverno visto che un aereo indiano si era appena schiantato sul Monte Bianco. Chiaffredo "Dino" Rora, 21 anni, dorsista, torinese, anche lui impiegato alla Fiat dove suo padre era collaudatore, prima di partire chiamò casa e disse: «Perdonami, mamma». Di cosa, scherzò lei. «Di tutto», rispose lui. Paolo Costoli, 56 anni, l´allenatore che sostituì Dennerlein, era un tecnico e un ex nuotatore molto famoso, con esperienze anche in Brasile. Nico Sapio della Rai si era aggiunto all´ultimo, Brema era un meeting internazionale molto importante. Il Convair esplose nel villaggio di Stuhr alle 18.49 del 28 gennaio, la Lufthansa in Germania non aveva mai avuto un incidente, per cinque ore non ci fu nessuna informazione. L´illuminazione dell´aeroporto era difettosa. Un testimone, Vittorio Canale, di Capri, capocameriere al ristorante dell´aeroporto parlò di un lampo in aria, «come un flash». Pier Paolo Pasolini andò in tv a dire che davanti alle foto di quei ragazzi provava disperazione. «Quei visi dimostrano un completo, totale abbandono alla vita. Alla vita come forza, come gioventù, come vitalità. L´amore per la vita quotidiana di tutti i giorni per un futuro di cittadini onesti». Dino Buzzati scrisse un articolo con il titolo "I Puri". Ricordava che a Superga era morta una squadra che tutti conoscevano, «i più forti calciatori d´Italia», mentre questi ragazzi chi li conosceva? «Non erano né ricchi né famosi. A guardare le loro foto fanno tenerezza e pietà. E poi l´Italia era a seguire Sanremo, una gara di nuoto in un paese che non sa stare a galla, non era così interessante». Bubi Dennerlein dice oggi che quella era la generazione del cambiamento. «Il nuoto si stava evolvendo, il lavoro in piscina diventava più intenso, quella nazionale molto dotata e moralmente sana, stava diventando grande e fu spezzata. Riprendersi fu difficile, per tutti c´erano traumi e paure da superare». Quarantasei anni fa l´ultima bracciata che non toccò il traguardo.