Marco Mobili, Il Sole 24 Ore 26/1/2012, 26 gennaio 2012
NEL 2011 SCOPERTI 18MILA TRUFFATORI
Se l’esercito degli evasori totali nel 2011 ha perso 7.500 unità, peggio è andato a quello dei truffatori di denaro pubblico. Lo scorso anno la Guardia di Finanza ha denunciato 18mila soggetti, tra cittadini e imprese, accertato danni erariali per 2 miliardi di euro e bloccato illeciti finanziamenti comunitari e nazionali per quasi 700 milioni di euro. «Le basi della stabilità e della crescita si fondano su equità fiscale e corretto impiego dei fondi pubblici», ha detto il Comandante Generale della Guardia di Finanza, Nino Di Paolo, commentando il bilancio del 2011 sulla lotta agli sprechi. «Ha poco senso – ha aggiunto Di Paolo – contrastare l’evasione fiscale se poi le risorse recuperate sono fraudolentemente distolte dalle finalità pubbliche cui sono destinate».
La lotta all’evasione da un lato e il contrasto alle frodi sulla spesa pubblica dall’altro sono dunque le sfide operative lanciate dalle Fiamme Gialle per il 2012. E dal bilancio dell’attività condotta lo scorso anno dai reparti operativi e dal Nucleo speciale spesa pubblica, emerge come non sia possibile abbassare la guardia.
Gli interventi si concentrano sostanzialmente su due filoni principali: la tutela del welfare e dei servizi sociali di assistenza, dove la spesa dello Stato è molto elevata così come molto elevato è il numero dei soggetti che vi possono accedere. In questo caso le provvidenze pubbliche, in termini di importi, spesso si polverizzano e nelle maglie che si aprono nei meccanismi di accesso si infiltrano i truffatori, non sempre facili da scovare; la tutela dei finanziamenti pubblici e dei fondi comunitari alle imprese, dove i soggetti da controllare sono sostanzialmente in numero ridotto ma le somme in gioco in questo caso sono molto più consistenti.
Su quest’ultimo fronte, ad esempio, nel 2011 con 3.000 interventi mirati la Guardia di finanza ha denunciato 10.525 persone per avere richiesto, a nome delle proprie imprese, ma in assenza di requisiti e in modo fraudolento, finanziamenti nazionali e locali per 426 milioni di euro. Risorse, queste, che non sono più uscite dalle casse dello Stato. C’è poi il versante comunitario dove il contrasto alle truffe sui finanziamenti comunitari ha portato alla denuncia di 860 soggetti per aver incassato e richiesto illecitamente aiuti comunitari per oltre 250 milioni.
Altro elemento che emerge dal bilancio sull’attività di contrasto alle frodi sugli investimenti alle imprese è il ricorso ormai sistematico della Gdf ai sequestri «per equivalente» (ad esempio macchinari, capannoni, immobili o altri beni aziendali). La misura, introdotta inizialmente nella lotta alla criminalità organizzata e in particolare alla mafia si sta rivelando, sia sul fronte dell’evasione fiscale sia su quello della tutela della spesa pubblica, uno strumento particolarmente efficace: sulle frodi comunitarie 2011, ad esempio, i sequestri per equivalente hanno toccato i 100 milioni di euro.
Il saccheggio maggiore di risorse lo ha comunque subito la sanità pubblica: nel 2011 gli 858 interventi d’iniziativa della Gdf o su delega della Corte dei Conti, hanno fatto emergere sprechi per 2 miliardi di euro di cui 291 milioni per danni erariali collegati alla sanità. A questi si aggiungono altri 277 milioni di euro (quasi 9 volte in più rispetto a quanto emerso nel 2010) per truffe al Sistema sanitario nazionale e per le quali sono stati denunciate 2.223 persone.
Per restare nella Pubblica amministrazione sono stati 1.140 i dipendenti pubblici scovati dalla Guardia di Finanza con un doppio lavoro o incompatibili con il ruolo ricoperto all’interno delle amministrazioni pubbliche. A fronte di 6 milioni di euro di compensi indebitamente percepiti, le Fiamme Gialle hanno applicato 13 milioni di euro di sanzioni.
Ci sono, infine, i finti poveri. Nel 2011 la Guardia di Finanza ha effettuato 17.000 controlli denunciando 4.385 soggetti che illegittimamente hanno avuto accesso ai contributi comunali per gli affitti, agli sconti per le mense scolastiche, alle borse di studio o alle tasse universitarie ridotte. Il tutto dichiarando redditi minimi o molto vicini all’indigenza.