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 2012  gennaio 26 Giovedì calendario

SE IL «CONTABILE» HA UNA STORIA DA ROMANZO

«La porta di velluto si aprì improvvisamente e la voce del commesso pronunciò il nome di Carabba. Carabba era seduto su un lungo divano, dove aveva posato i suoi documenti in uno strano ordine. Li raccolse affannosamente, si ravviò agitato i capelli e, cercando di darsi un contegno composto, entrò in un piccolo salotto rosso». Inizia così La morte in banca, romanzo d’esordio di Giuseppe Pontiggia, datato 1959, che impressionò Elio Vittorini. Ma l’ansia dell’incipit è seguita presto dalla disillusione che dà il titolo: «Ecco, era quella la morte: la morte in banca. Che era poi una delle infinite morti nella vita». Le sensazioni del protagonista Carabba e i rimandi kafkiani del testo celavano l’esperienza dell’autore, assunto giovanissimo dal Credito Italiano, che fuggì presto dall’istituto per dedicarsi all’insegnamento serale e, per la fortuna delle lettere patrie, alla scrittura. Com’era carico di attese l’ingresso di un giovane in una banca nell’Italia del primo dopoguerra! Riscatto sociale, posizione, sicurezza economica pesavano eccome, nelle famiglie d’allora. Servivano "spinte": di un parroco, un amico, un notabile purchessìa. Ma la banca, per i giovani autori e lettori, non è il topos più spensierato della letteratura.
Eppure da un secolo e mezzo, da quand’è divenuta motore di crescita economia sociale e occupazionale, per tanti narratori e poeti italiani e stranieri la banca e l’assicurazione sono state sì il Purgatorio, ma anche fonte della tranquillità economica indispensabile a far alzare le vele alla navicella dell’ingegno e trasportare personaggi spesso autobiografici: dall’Alfonso Nitti di Una vita di Aaron Ettore Schmitz (il bancario noto come Italo Svevo) al Josef K., l’uomo d’affari di una banca praghese del Processo di Franz Kafka (impiegato di una società assicuratrice) sino al Colby Simpkins, l’Impiegato di fiducia figlio illegittimo del facoltoso imprenditore Sir Claude Mulhammer della commedia di Thomas Stearns Eliot (impiegato alla londinese Lloyd’s Bank).
Lo spiega I luoghi della letteratura italiana (Bruno Mondadori, 2003). La raccolta di saggi di Gian Mario Anselmi e Gino Ruozzi, docenti di Letteratura italiana a Bologna, su 400 pagine dedicate a una trentina di topoi ne dona parecchie alla banca, partendo dal Poliziano per arrivare, attraverso Eva di Verga, Giacinta di Capuana, Svevo, Uno, nessuno e centomila di Pirandello giù giù per li rami sino alla profetica, degenerata Banca di Monate di Piero Chiara.
La banca che inghiotte, digerisce e rigetta Carabba (e, per converso, è scelta sofferta e lasciata da Pontiggia), comunque, non è stata un luogo esclusivamente letterario. Nel 1975 Lilly, il 33 giri che porta Antonello Venditti in vetta alle classifiche, vola anche grazie a Compagno di scuola e al suo lapidario, terrificante finale: «Compagno di scuola, compagno per niente / ti sei salvato o sei entrato in banca pure tu?». L’anno dopo La banca di Monate diventa pellicola con Francesco Massaro che porta sul grande schermo la mimica di Walter Chiari, ma non riscuote un gran successo.
Nel tragitto dalla tragedia alla farsa, il credito si è desacralizzato. Dalle ovattate stanze di Pontiggia sino agli sportelli tutto è cambiato. La banca si è aperta ai clienti, vetri e separé blindati sono spariti. Ora si prepara all’ultima mutazione: sarà aperta sino alle 22, sabati e domeniche comprese, cercherà i clienti casa per casa. Nei prossimi anni 16mila giovani – una goccia nel mare della disoccupazione – entreranno con salari ridotti del 18% per quattro anni. È l’Italia che cambia. Ai giovani bancari del 21° secolo servirà ancora un narratore all’altezza di sogni e disillusioni.