Enrico Franceschini, la Repubblica 26/1/2012, 26 gennaio 2012
Troppi impegni, poco tempo l´elenco che libera la mente – Le scriviamo sull´agenda, sul diario, sul calendario appeso al muro, le digitiamo sul telefonino, le appiccichiamo con i post-it gialli sul frigorifero, sul computer, in bacheca, e ciononostante non le finiamo mai, ogni giorno cancelliamo un po´ di voci dalla precedente ma ne aggiungiamo un´infinità alla successiva
Troppi impegni, poco tempo l´elenco che libera la mente – Le scriviamo sull´agenda, sul diario, sul calendario appeso al muro, le digitiamo sul telefonino, le appiccichiamo con i post-it gialli sul frigorifero, sul computer, in bacheca, e ciononostante non le finiamo mai, ogni giorno cancelliamo un po´ di voci dalla precedente ma ne aggiungiamo un´infinità alla successiva. Pagare la multa, andare dal dentista, prenotare il ristorante, depositare l´assegno, fare gli auguri alla mamma, accompagnare i figli a pallavolo: siamo tutti oppressi dalla tirannia della lista delle cose da fare. Scrivi e cancella, scrivi e cancella, arrivare in fondo è impossibile: secondo uno studio britannico, ogni lunedì ce ne sono mediamente 150 nuove all´orizzonte. Eppure continuiamo a farle, come nel proverbiale sforzo di svuotare il mare con un secchiello. Perché lo facciamo? Serve? Ed esiste un metodo per scrivere la "lista perfetta"? Manuali ed esperti cercano da qualche tempo di rispondere a simili domande. Preparare la lista delle cose da fare, afferma lo psicologo Roy Baumeister, autore di un libro di recente pubblicazione in merito, risponde a un evidente bisogno umano: cercare di mettere un po´ d´ordine nel caos della vita, diventata più rapida, frenetica, stressante. Ma la lista, avverte l´esperto, non serve tanto ad assicurarsi di fare effettivamente tutto quel che c´è da fare, quanto a sgomberare la mente dalla preoccupazione di non riuscirci: scrivere gli impegni, gli appuntamenti, le faccende del giorno o della settimana, libera la mente per dedicarsi ad attività in realtà più urgenti e importanti, come studiare per un esame, svolgere bene il proprio lavoro, sviluppare la creatività. La consapevolezza di avere scritto che dobbiamo fare qualcosa, in pratica, ci assolve dal senso di colpa per averne rinviato l´esecuzione. Il libro di Baumeister e "Getting things done" (Portare a compimento le cose), un altro volume sullo stesso tema, firmato da David Allen, forniscono le istruzioni per compilare la "lista perfetta". Deve avere tutte le cose da fare, dalle triviali alle importanti, dalle private alle professionali; essere il più specifica possibile (al punto da indicare se contattare qualcuno per email o per telefono); essere realistica, nessuno può aspettarsi di fare tutto in un giorno; e seguire la regola dei "2 minuti", se bastano quelli per fare qualcosa, farla subito, altrimenti aggiungere una voce alla lista. Lo studio della "lista dei doveri" è una cosa seria. Nasce dalla frustrazione di supermanager sempre più impegnati e sempre più a corto di tempo, che vedono riempirsi sulla scrivania la vaschetta dei documenti da sbrigare e non riescono mai a trasferirli tutti in quella dei documenti sbrigati. Una ricerca dell´università di Berlino lo definisce "effetto Zeigarnik", dal nome dello scienziato che lo ha scoperto: la memoria umana distingue tra un lavoro finito e uno non concluso. Se si accumulano troppi compiti non fatti, il cervello rimane paralizzato: ma annotare che si devono fare, magari più tardi o domani, permette di dimenticarli temporaneamente, archiviarli in una regione della mente in cui sappiamo che potremo recuperarli, e nel frattempo andare avanti. Di certo c´è che tutti fanno liste di cose da fare. L´anno scorso ne è andata all´asta una fatta da John Lennon, con appunti banali come "comprare la marmellata, chiamare l´idraulico, restituire un libro": dopodichè aveva la mente abbastanza sgombra per scrivere "Imagine". In fondo, osserva il Times di Londra, anche la Bibbia si apre con una lista di cose da fare: lunedì la luce, martedì il cielo, mercoledì la terra, e così via. E il Signore Iddio, arrivato in fondo, deve avere tirato un bel sospiro di sollievo, proprio come succede a tutti noi. Enrico Franceschini I consigli: 1. Lunghezza: cinue-sei punti 2. Metodo: carta e penna, su un diario, un’agenda o un post-it. Se siete tecnologicamente avanzato, usate il telefono o le application per i vari tablet 3. Elenco: fate una lista di tutte le cose chevi riguardano, cruciali o triviali, professionali o personali 4. Realismo: non ingolfate il lunedì con una quantità di cose che non riuscireste nemmeno a fare in una settimana. Distribuitele nell’arco di più giorni 5. Due minuti: se dovete fare qualcosa che si può fare in due minuti, fatela subito; se ci vuole di più, potete aggiungerla alla lista delle cose da fare 6. Ricompensa: quando avete fatto una cosa cancellatela dalla lista. E nei giorni in cui le avete cancellate tutte, godetetvi il momento (da "Willpower: rediscovering our greatest strenght", dello psicologo americano Roy Baumeister).